Engel: "New York? Evento storico, solo la Formula E è riuscita a correrci"

Il pilota della Venturi è entusiasta di andare a correre nella Grande Mela questo fine settimana e traccia un bilancio della sua prima stagione al volante delle monoposto "full electric".

Engel: "New York? Evento storico, solo la Formula E è riuscita a correrci"
Maro Engel, Venturi
Maro Engel, Venturi
Maro Engel, Venturi
Maro Engel, Venturi, during the quaifying lottery
Maro Engel, Venturi
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Maro Engel, Venturi
Maro Engel, Venturi, Daniel Abt, ABT Schaeffler Audi Sport
Maro Engel, Venturi
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Maro Engel, Venturi
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Maro Engel, Venturi
Maro Engel, Venturi
Maro Engel, Venturi
Maro Engel, Venturi

E’ un fan del sound del vecchio V10 della Formula Uno anche se corre in Formula E, ma per Maro Engel, pilota del Team Venturi Formula E, questa non è una contraddizione, anche perché “Sono cambiati i tempi. La tecnologia è andata avanti. La Formula Uno è ibrida e il futuro sarà sempre più elettrico”.

31 anni, nato a Monaco in Germania, ma cresciuto a Montecarlo, Maro Engel parla perfettamente italiano perché ha corso un anno in Formula 3000 con la scuderia Durango prima di iniziare una carriera da professionista nel DTM con AMG Mercedes. Vincitore della 24 Ore del Nurburgring nel 2016, campione del mondo Fia GT World Cup nel 2015, trionfatore a Macao nella Grand Prix GT Cup nel 2014, Maro Engel continua ad essere impegnato nel DTM con Mercedes, nell’campionato del Mondo endurance e nel Campionato del Mondo di Formula E con il Team Venturi di Montecarlo, sua città di adozione.

Con Maro parliamo della particolarità di correre su una monoposto elettrica e facciamo un bilancio della sua prima stagione in Formula E che si appresta a vivere gli ultimi due round del calendario con l’EPrix di New York questo fine settimana e ancora il 29 e 30 luglio a Montreal in Canada.

Che tipo di gara ti aspetti a New York?
“Sarà un evento storico. Tanti campionati hanno cercato di correre nella Grande Mela, ma solo la Formula E c’è riuscita. La corsa si svolgerà nel porto di Brooklyn davanti allo spettacolare skyline di Manhattan con vista sulla Statua della Libertà. Il circuito di 1,95 km presenta 13 curve, si percorre in senso orario ed è molto vario, caratterizzato da lunghi rettilinei, sezioni veloci e curve strette. Sulla carta è un circuito impegnativo”.

Qual è il bilancio di questa prima stagione in Formula E con Venturi?
“Sicuramente positivo. La Formula E è una sfida nuova ed interessante per il pilota. Un concentrato di emozioni racchiuso in un’unica giornata di gara. E’ una particolarità di questo campionato con prove libere, qualifiche e gara tutto al sabato, senza la possibilità di dormirci sopra. C’è poco tempo per conoscere la pista, per la messa a punto della vettura, per verificare le condizioni dell’asfalto che cambiano dal mattino al pomeriggio. Il pilota deve essere creativo, perché è difficile avere una vettura con un setting perfetto. Il pilota può ancora fare la differenza”.

Cosa rende unica la Formula E?
“Innanzitutto Il fatto di correre con monoposto completamente elettriche e questo consente di sfrecciare nel cuore della città, come è successo a Hong Kong, dove abbiamo corso tra i grattacieli della baia, a Les Invalides a Parigi e questo fine settimana a New York. Quanto alla vettura, la grande batteria posta nella parte posteriore cambia la ripartizione delle masse e questo influisce sul comportamento della macchina. A livello di coppia, poi, in Formula E puoi avere tutta la potenza subito. E’ una bella differenza. In staccata, poi, recuperiamo energia e questo fenomeno, chiamato “Regen”, è un aspetto tecnico che va gestito, così come l’energia durante la gara”.

Il pilota deve essere anche un po’ ingegnere?
“Sì, non basta essere veloce, il pilota deve pensare anche alla gestione dell’energia e questo mi affascina. É un vantaggio per i piloti che si soffermano a pensare, a fare una strategia e sono abili a modificarla nel corso della gara”.

Nel corso dell’anno salti da una vettura Gran Turismo con cui corri nel DTM, ad una GT ad una Formula E, come cambia la guida?
“Ogni macchina ha i suoi segreti e il suo stile di guida. È importante adattarsi velocemente. É comunque una cosa istintiva. Quando sei in modalità racing, spingi la macchina al limite e cerchi di staccare il più tardi possibile. Certo cambia il modo in cui usi il freno, come scaldi le gomme, sono piccoli dettagli che cambiano da macchina a macchina. Come stile di guida, trovo abbastanza simile una Formula E con una vettura di DTM. Anche nel DTM, l’aerodinamica è importante e per essere una macchina da turismo è molto leggera, ha addirittura più grip di una Formula E. Certo cambiano le traiettorie, nel DTM puoi essere più brutale con il freno”.

Qual è il punto debole del Campionato?
“Gli organizzatori stanno facendo un ottimo lavoro. Tantissimi costruttori sono già entrati, altri entreranno o sono interessati ad entrare. Quello che secondo me va la pena valorizzare è far capire meglio agli spettatori e ai fans il lavoro che fa il pilota in gara”.

Il futuro è elettrico?
“Sarà sempre di più elettrico. Certo, continueremo ad avere motori endotermici, ma in coesistenza con l’elettrico e le vetture ibride. Sono un amante dei motori AMG, che fanno un bellissimo rumore, e amo guidare queste vetture, ma quando sono in coda in città, la macchina elettrica è la soluzione migliore”.

Hai nominato il rumore, come influisce sul pubblico e sull’adrenalina del pilota?
“E’ una cosa a cui ti abitui velocemente. Sono contento di avere vari programmi. Sono cresciuto guardando le gare di Formula Uno e i motori V10 che avevano un bellissimo rumore. Sono fan del V10, se parliamo del sound, ma anche la Formula Uno è cambiata. La tecnologia va avanti e soprattutto le vetture elettriche, silenziose e non inquinanti, ci consentono di correre nel cuore delle città, impensabile con i vecchi motori della Formula Uno”.

Intervista di Maria Guidotti

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