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Intervista

Matteo De Palo si racconta in esclusiva: la storia del talento italiano che ha convinto la McLaren

Matteo De Palo, uno dei talenti più promettenti del panorama italiano ed europeo del motorsport, si è raccontato in un'intervista esclusiva a Motorsport.com, ripercorrendo un 2025 dove ha toccato con mano l'importanza di salire sul gradino più alto del podio. Vittorie che hanno convinto la McLaren a inserirlo nel suo junior team.

Matteo De Palo, Programma di Sviluppo Piloti McLaren

La storia di Matteo De Palo è il perfetto esempio di ciò che serve per conquistarsi delle opportunità. Il 3 maggio dello scorso anno vince all’esordio in Formula Regional sul circuito di Misano; tre mesi dopo, al termine di un gran weekend sull’Hungaroring, arriva la chiamata della McLaren che gli offre un posto nel suo junior team.

In appena tre mesi la sua storia sportiva imbocca una strada che punta verso obiettivi importanti, ma è un percorso impegnativo che impone una selezione spietata. Romano, classe 2007, De Palo dimostra più dei suoi 18 anni. Dalla chiacchierata con Motorsport.com emerge un ragazzo determinato quanto riflessivo, ambizioso ma con i piedi per terra. Nel 2025 ha toccato con mano l’importanza di una vittoria, di come il mondo intorno possa cambiare quando si scende dal podio con la coppa del primo classificato.

È pronto all’esordio in Formula 3 con il team Trident, un’opportunità che è determinato a sfruttare nel migliore dei modi per assicurarsi il passo successivo.

Matteo De Palo

Matteo De Palo

Foto di: Trident

Come nasce il Matteo De Palo pilota?

“Il mondo della auto mi è diventato familiare grazie alla concessionaria di famiglia. Mi regalarono una piccola macchinina elettrica per bambini e ci stavo sempre seduto. Il passo successivo è stato quasi casuale: una domenica mi ritrovo su un kart a noleggio, avevo cinque anni, nel mio primo giro spingo troppo e mi ritrovo in testacoda. Ma non mi sono spaventato, ci ho preso sempre più la mano, e giro dopo giro la confidenza è aumentata. Alla fine la persona che gestiva l’impianto si avvicina a mio padre. ‘Guardi, qui di ragazzini ne passano tanti, ma suo figlio sembra avere qualcosa di particolare. Perché non provate a fare sul serio?’. E mio padre ha seguito il consiglio”.

Com’è stata l’esperienza nel mondo del karting?

“Dopo un anno, ero già in pista nei campionati italiani, e poco dopo in WSK, avevo otto anni. Ho una foto con Verstappen, ricordo che era nella sua prima stagione in Formula 1, la conservo gelosamente: io, Max e Nico Rosberg”.

Il tuo primo contatto con il mondo della Formula 1…

“Sì, e in seguito non ho avuto molte altre occasioni per toccare con mano quel mondo. L’unica opportunità è arrivata nel 2018, a Monza, ero uno dei grid boys. Ricordo bene l’emozione di vedere passare vicino a me i piloti, mi sembrava un sogno. Da allora non sono più stato in un weekend di Formula 1, nel kart il calendario era di 35 gare l’anno, i fine settimana liberi erano davvero pochi”.

Tra poco prenderai un aereo direzione Melbourne. Non solo rivedrai la Formula 1, ma sarai sulla stessa pista per il tuo esordio in Formula 3.

“L’emozione sarà tanta, ne sono consapevole. Mi aspetto un contesto completamente diverso rispetto a quello della Formula Regional in cui ho corso fino alla scorsa stagione. E ammetto: non vedo l’ora”.

Matteo De Palo

Matteo De Palo

Foto di: Formula Regional European Championship

Facciamo un passo indietro. Nel 2023 arrivi all’esordio in monoposto e scegli la F4 spagnola

“In Italia non ho avuto la possibilità di entrare nel giro delle squadre di vertice, in quel momento non facevo parte di nessun junior team. La F4 spagnola era in una fase di crescita e credo sia stata una buona scelta per l’esperienza che ho potuto fare con il team Campos. È arrivata anche la mia prima vittoria, a Spa, una bella pista per salire sul podio”. 

La velocità con cui sei riuscito a familiarizzare con una monoposto, con il team e con uno scenario per te inedito, si confermerà una delle tue armi migliori. In F3 è cruciale riuscire ad arrivare al limite dopo pochissimi giri.

“Spero di confermare questa attitudine, sarà fondamentale. In F3 sapersi adattare velocemente alle condizioni della pista è una grossa parte del lavoro. Dopo 45 minuti di prove libere, con una pista sempre molto sporca, si passa in qualifica con condizioni differenti: gomme nuove, mescole diverse, e ti ritrovi in un mondo nuovo con un solo giro a disposizione per piazzarti sulla griglia di partenza. E sai che quel giro decide una buona parte del weekend”.

Torniamo alla Formula Regional, siamo nel 2024, esordio con il team Saintéloc Racing ma in questo caso la scelta non si conferma tra le migliori.

“Onestamente, credo di aver fatto un buon lavoro durante quell'anno, ma i risultati sono mancati. Dopo l’esperienza vissuta con il team Trident lo scorso anno, posso dire che le differenze ci sono eccome. Però è stata sicuramente una stagione molto utile, ho familiarizzato con la monoposto e per la prima volta ho dovuto affrontare la gestione degli pneumatici così come tanti altri aspetti per me inediti”.

Alla fine del 2024 arriva la decisione di puntare su Trident. Sarà una svolta, ma prima del tuo arrivo la squadra non aveva ottenuto risultati brillanti in Formula Regional. È stata una tua scelta?

“Ho sentito tanta fiducia, Maurizio Salvadori e Luca Zerbini mi hanno spiegato il loro progetto e sono stati chiari nel dirmi che mi volevano come parte importante del programma. Mi ha colpito, perché ero reduce da una stagione tutt’altro che brillante e di solito, quando non ottieni risultati, non è facile trovare posto in una squadra importante. Ricordo che Maurizio, la prima volta che mi ha visto, ha esordito dicendomi: ‘Sarà un grande anno’…”.

Matteo De Palo

Matteo De Palo

Foto di: Formula Regional European Championship

Alla vigilia della scorsa stagione, per gli addetti ai lavori il campionato sembra già assegnato a Freddie Slater. Arrivi alla prima gara…e vinci.

“Circuito di Misano, prima gara della stagione. È stato un momento importantissimo, eravamo reduci da buoni test, sempre nella top 5, ma serviva una conferma. La vittoria di Misano è stata una liberazione, in pochi ci credevano dopo il 2024, e anche per la squadra è stata la prima vittoria nella categoria. Quel giorno c’era anche Giacomo Ricci, team principal di Trident in Formula 3 con cui lavorerò questa stagione. È un super appassionato, lo capisci subito da come parla in radio, ti trasmette una grande carica. Si vede che è stato un pilota”.

Decidi di rendere la vita difficile a Slater. Arrivano le vittorie sull’Hungaroring, Spa e Barcellona, e alla vigilia dell’ultima tappa di Monza sei ancora in corsa per il titolo. Poi arriva la delusione, ma la stagione in sé si conferma assolutamente positiva.

“All’inizio ho sentito solo la delusione, nei giorni successivi non pensavo alla stagione nel suo complesso, ma solo a ciò che era andato storto, a una penalità che mi avevano dato sulla griglia di partenza, al contatto con il mio compagno di squadra…ci ho messo un po' a smaltire il tutto”.

C’è però un bel ‘premio’ che conquisti grazie alla tua stagione. La McLaren ti offre un posto nel suo programma junior. Quando ci sono stati i primi contatti?

“Nel weekend dell’Hungaroring. Quel fine settimana sono andato molto bene, ho vinto senza grandi difficoltà, è stata una prova di forza”.

Come hai reagito?

“È stato un momento speciale. Ho sempre dato il mio massimo, ma se non vedi arrivare nulla iniziano a venirti dei dubbi: ecco, quel momento li ha spazzati via”.

Matteo De Palo, McLaren Driver Development Programme

Matteo De Palo, McLaren Driver Development Programme

Com’è stata la prima volta a Woking?

“Lo scorso 6 gennaio, un momento bellissimo. Mi hanno fatto accomodare in attesa degli incontri e dal divano vedevo gli uffici di Andrea Stella, di Zak Brown e Alessandro Alunni Bravi. È stato un momento emozionante. Come quando ho indossato per la prima volta la divisa nei colori McLaren, l’ho provata di nascosto a novembre, è sembrato un regalo di Natale anticipato”.

Tra pochi giorni inizieranno i test di Formula 3. Lo scorso anno alla vigilia della stagione eri un outsider, oggi sei un pilota junior della McLaren in un team che ha vinto le ultime tre edizioni del campionato. Senti un po' di pressione?

“Un po’ di responsabilità sì. Ma fa parte del gioco, se non fosse così vorrebbe dire che non sono in una buona posizione, quindi ben venga un po' di pressione in più. Alunni Bravi, il responsabile del programma junior della McLaren, mi ha spiegato che il primo obiettivo è il percorso di crescita, ma credo che ottenere buoni risultati in pista sia l’unico modo per confermare di essere sulla strada giusta. So che mi aspetta molto lavoro, ho assaggiato la monoposto solo nei test post-season dello scorso autunno. I primi passi non sono stati facili, ma ho visto che giorno dopo giorno miglioravo velocemente… Confesso di non vedere l’ora di tornare a indossare casco e tuta”.

Slater nel 2026 sarà tuo compagno di squadra. Che rapporto avete?

“Direi normale, di rispetto. È un ragazzo molto riservato, ha molta esperienza. Per me è un riferimento importante, uno stimolo in più”.

Quanto impieghi a familiarizzare con una pista sconosciuta? Sarà uno degli aspetti più importanti in vista della stagione che ti appresti ad affrontare.

“È un passaggio importante, confermo, ma non mi preoccupa in modo particolare. Abbiamo iniziato il lavoro sul simulatore, ma in generale non ho mai avuto problemi nel familiarizzare velocemente con una pista, neanche a Macao”.

Matteo De Palo

Matteo De Palo

Foto di: Formula Regional European Championship

Hai un pilota come modello di riferimento?

“Mai avuto, neanche da piccolo, anche se la figura e la storia di Senna mi affascinano molto. Mi piace osservare tanti piloti, ognuno di loro ha qualcosa di speciale”.

Cosa fai nel tempo libero?

“Mi piace staccare la spina. La vita a casa è l’opposto della pista, e va bene così: non voglio che correre diventi un’abitudine. Deve restare qualcosa di speciale”.

Quanto conta per te la preparazione mentale?

“È molto importante. Ho iniziato a lavorare su questo fronte nell’anno in cui ho corso in Formula 4, perché mi facevo condizionare da pensieri inutili, come non avere un motore buono, o una monoposto con un assetto non efficiente, cose che non controlli ma che influiscono negativamente sul tuo morale. Ho imparato a concentrarmi solo su ciò che dipende da me, e i benefici sono arrivati subito. Ovviamente è un lavoro da portare avanti, gli scenari intorno cambiano, ad un certo punto bisogna imparare a gestire anche quello che viene detto di te sui media”.

C’è una nuova generazione di piloti italiani che sta riscattando la nostra scuola. Che rapporti avete?

“Con Kimi Antonelli mi sento spesso, è un’amicizia nata quando eravamo in karting. Era il mio amico di riferimento nel paddock, le nostre famiglie hanno subito legato ed eravamo sempre a cena insieme. Ricordo bene anche quando ho conosciuto Leonardo Fornaroli, era il ‘summer camp’ del 2015, una delle mie prime esperienze in kart. In pista non ci siamo mai incrociati per via della differenza di età, ma quando ci incontriamo è sempre bello. Siamo arrivati in McLaren lo stesso giorno, la prima sera a Woking eravamo a cena insieme. Nessuna rivalità, siamo in momenti diversi delle nostre carriere, ma chissà, magari un giorno ci ritroveremo in pista sotto riflettori importanti”.

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