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Formula 2: un campionato alla ricerca del suo padrone

Giunti ad un terzo di stagione la Formula 2 non ha ancora trovato il pilota favorito per il titolo. I veterani hanno deluso le aspettative nei primi 3 round, mentre i rookie hanno brillato e proveranno il colpaccio.

Formula 2: un campionato alla ricerca del suo padrone
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La Formula 2 cerca ancora il suo padrone. Nella stagione del format rivoluzionato, e del calendario stravolto, manca ancora quel pilota in grado di brillare e porsi subito all’attenzione come favorito per il titolo.

Giunti ad un terzo della campionato, dopo 9 gare disputate, sembra prematuro sbilanciarsi per indicare chi potrà diventare l’erede di Mick Schumacher. I valori in pista cambiano ad ogni round e soltanto la costanza sembra, al momento, la chiave per giungere ad Abu Dhabi con una chance di vittoria.

Deludono i veterani

Guardando al parco piloti presenti in griglia si può notare un eccellente mix tra veterani e rookie di altissimo valore. In Prema spicca un duo di grande interesse come quello composto da Shwartzman e Piastri, mentre in UNI-Virtuosi si è puntato sull’usato sicuro con Zhou e su un giovane di belle speranze come Drugovich.

In Carlin si è deciso di affidare le due monoposto a piloti di esperienza come Ticktum e Daruvala, mentre in ART Grand Prix, accanto al confermato Lundgaard, si è scelto l’astro nascente dell’automobilismo francese Théo Pourchaire.

In Hitech GP, infine, è un tripudio di colori Red Bull grazie alla presenza di due talenti cristallini quali Vips e Lawson.

In questo mix di vecchie conoscenze e giovani leve, a deludere sino ad ora sono stati i veterani.

Partiamo dal leader della classifica, Guanyu Zhou. Il cinese sembra essere ancora una volta l’eterna promessa ed anche quest’anno, così come nelle passate stagione, dopo un avvio a razzo in campionato si è lentamente eclissato.

Guanyu Zhou, Uni-Virtuosi Racing

Guanyu Zhou, Uni-Virtuosi Racing

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

Zhou ha brillato in Bahrian, con pole, terzo posto in Gara 2 e successo nella Feature Race, mentre a Monaco ha iniziato ad accusare i primi segni di cedimento ottenendo la vittoria soltanto in Gara 1 grazie all’inversione della griglia.

A Baku il cinese ha vissuto un weekend decisamente anonimo. Deludente in qualifica, in Gara 1 Zhou è riuscito a salire sul terzo gradino del podio dopo aver sfruttato ancora una volta a proprio vantaggio l’inversione della griglia, ma è poi scomparso dai radar sia in Gara 2 che nella ben più prestigiosa Feature Race.

Il cinese comanda ancora la classifica piloti con 78 punti, ma il suo vantaggio sugli inseguitori si è eroso notevolmente ed adesso Oscar Piastri è a 3 lunghezze di distanza.

Altro pilota che fino ad ora non ha brillato particolarmente è Robert Shwartzman. Lo zar, indicato come favorito assoluto alla vigilia, ha faticato non poco nei primi due round stagionali per poi tornare a brillare solamente a Baku.

In Bahrain Robert ha chiuso la prima trasferta dell’anno con un quarto posto in Gara 1, un ritiro in Gara 2 ed un settimo posto nella Feature Race, mentre a Monaco, dopo aver ottenuto il secondo tempo in qualifica, ha commesso un errore subito dopo il via di Gara 1 che l’ha costretto al ritiro ed ha pregiudicato anche il risultato di Gara 2 (chiusa in rimonta al decimo posto grazie alla squalifica di Lawson ndr.), mentre nella Feature Race  un pit lento è costato il podio al russo.

Soltanto a Baku si è rivisto lo Shwartzman rullo compressore ammirato lo scorso anno. In Gara 1 lo zar è stato perfetto dall’inizio alla fine centrando il primo successo stagionale, mentre nella Feature Race è riuscito ad ottenere il terzo posto per via di una condotta di gara finalmente al suo livello.

Robert Shwartzman, Prema Racing

Robert Shwartzman, Prema Racing

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

Un capitolo a parte meritano Christian Lundgaard e Dan Tickutm. Il pilota della ART Grand Prix sembra essere il bersaglio preferito della cattiva sorte e nelle prime nove gare è riuscito ad andare a punti solamente in 3 occasioni collezionando ben 6 ritiri. I 18 punti accumulati sino ad ora suonano come una condanna definitiva per le speranze di titolo.

Tickutm, invece, sembra aver trovato giovamento dal passaggio in Carlin. Dopo un 2020 piuttosto deludente con i colori del team DAMS, il britannico ha trovato nella squadra inglese il giusto ambiente dove poter esprimere tutto il suo talento. Peccato che in qualche occasione abbia corso più di istinto che di ragione.

L’episodio che può riassumere la frustrazione si è visto nella Feature Race di Baku quando, subito dopo il via, ha affiancato Pourchaire ed Armstrong alla staccata di Curva 3 cerando il sorpasso dell’anno ma finendo con lo spedire a muro il francese ed il neozelandese.

Risultato? 10 secondi di penalità che hanno compromesso un weekend da assoluto protagonista ed hanno privato il pubblico di un duello che si pregustava entusiasmante con Vips per il successo nella Feature Race.

Stupiscono i rookie

Ad attirare l’attenzione in questa stagione sono stati i rookie provenienti dalla Formula 3. Oscar Piastri, Liam Lawson e Théo Pourchaire hanno condotto fino ad ora una stagione di alto profilo, commettendo alcuni errori di inesperienza, ma anche capitalizzando al massimo ogni occasione che si è presentata.

Lawson è stato senza dubbio la sorpresa inattesa. Il pilota del vivaio Red Bull si è sempre caratterizzato negli anni passati per un carattere fumantino che spesso lo ha portato a compiere manovre senza senso che hanno finito per pregiudicare il weekend.

Quest’anno, invece, Liam ha avuto un approccio totalmente opposto. Almeno fino a Baku. Il pilota della Hitech ha stupito non solo in qualifica, ma anche in gara conquistando un successo netto nel primo appuntamento del Bahrain per poi perdere una vittoria meritatissima in Gara 2 a Monaco a causa di una mappatura non corretta adottata ad inizio corsa.

Liam Lawson, Hitech Grand Prix

Liam Lawson, Hitech Grand Prix

Photo by: Formula Motorsport Ltd

Il Lawson esagerato, però, è tornato con forza a Baku. Dopo aver ottenuto la pole per la Feature Race, il neozelandese ha chiuso con eccessiva cattiveria la porta in faccia a Théo Pourchaire subito dopo Curva 1 rimediando una penalità di 10 secondi che l’ha mandato su tutte le furie ed ha finito per pregiudicare il suo weekend. Senza questo errore, ed il ritiro patito in Gara 1, Lawson avrebbe potuto tranquillamente occupare uno dei primi tre posti della classifica piloti.

Oscar Piastri ha fatto della costanza il suo marchio di fabbrica. Il pilota della Prema, come lo scorso anno in F3, non brilla in qualifica ma riesce a capitalizzare al massimo il potenziale della sua vettura in gara conquistando sempre punti preziosi.

In Bahrain è riuscito a sorpresa a salire sul gradino più alto del podio in Gara 2 gestendo la corsa come un veterano consumato, mentre a Baku, dopo un prematuro ritiro in Gara 1, avrebbe avuto la possibilità di mettere la firma sulla prima vittoria in Feature Race se solo i commissari non l’avessero punito con 5 secondi di penalità per unsafe release. I 75 punti fino ad ora raccolti parlano per lui.

Piastri ha forse capito meglio di tutti come interpretare il nuovo format con 3 gare per weekend e se avrà questa costanza non ci stupiremmo di vederlo nelle prime tre posizioni entro la fine del campionato.

Quanto fatto da Théo Pourchaire sino ad ora ha dell’incredibile, specie pensando alla poca esperienza in monoposto del francesino che fino a due anni disputava la Formula 4 tedesca.

Théo sembra aver ripetuto lo stesso inizio di stagione visto nel 2020 in Formula 3. Un primo round in Bahrain al di sotto delle aspettative ed una esplosione fragorosa già dal secondo appuntamento.

La pole ottenuta a Monaco ha lasciato tutti di stucco sia per il gap di mezzo secondo inflitto ai rivali, sia perché è stata ottenuta nel Gruppo A sceso in pista per primo e quindi penalizzato da un tracciato meno gommato.

Il vincitore della gara Theo Pourchaire, ART Grand Prix

Il vincitore della gara Theo Pourchaire, ART Grand Prix

Photo by: Florent Gooden - DPPI

Théo ha poi convertito quella pole in un successo netto nella Feature Race e a Baku era pronto per confermarsi daccapo al vertice.

Sul velocissimo cittadino il rookie francese ha ottenuto il quarto crono in qualifica, mentre in Gara 1 ed in Gara 2 ha portato a casa punti preziosi grazie ad un quinto ed un nono posto.

Il patatrac che potrà forse influenzare la sua stagione è avvenuto nella Feature Race. Il contatto in Curva 3 innescato da Ticktum ha avuto come conseguenza per Pourchaire non solo il ritiro, ma anche una frattura al polso sinistro che potrebbe costringerlo a saltare il prossimo appuntamento di Silverstone.

Di sicuro Théo può ringraziare il nuovo calendario che vedrà il round inglese disputarsi tra poco più di un mese consentendogli così di recuperare senza accelerare i tempi, ma bisognerà capire lo stato di forma del pilota della ART Grand Prix una volta che sarà tornato all’interno dell’abitacolo della sua Dallara numero 10.

A metà strada tra un rookie ed un veterano si pone poi Juri Vips. L’estone, talento cristallino del vivaio Red Bull, ha vissuto un inizio di stagione travagliato in Bahrain con zero punti raccolti ed una pioggia di penalità a farcire un weekend disastroso.

La ruota, però, ha iniziato a girare sin da Monaco, quando Vips ha conquistato punti preziosi in tutte e tre le gare, ma è stato a Baku che Juri ha fatto vedere daccapo quell’immenso talento ammirato negli scorsi anni che l’ha portato ad entrare nella Red Bull Academy.

Juri Vips, Hitech Grand Prix

Juri Vips, Hitech Grand Prix

Photo by: Formula Motorsport Ltd

In Azerbaijan Vips ha brillato sin dalla qualifica, ottenendo il secondo tempo alle spalle di un Lawson imprendibile, ed è poi entrato nella storia della categoria non solo vincendo la gara numero 100 in Formula 2, ma ripetendosi anche nella Feature Race diventando così il primo pilota a trionfare in due corse nello stesso weekend.

Tutto è ancora da decidere in questa stagione e con questo nuovo format (anche se poco convincente) sarà fondamentale non sbagliare nulla nei prossimi cinque appuntamenti per conquistare una corona che potrebbe spalancare le porte della Formula 1.

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