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Analisi

F2: il coraggio di tornare indietro dopo aver sbagliato

Dopo aver stravolto il format di gara per il 2021, il promoter di F2 e F3 ha deciso di fare marcia indietro e tornare al passato dal prossimo anno. L'esperimento non ha funzionato e fortunatamente si è deciso di non insistere.

Jehan Daruvala, Carlin

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"Nel 2021 abbiamo introdotto un nuovo format di weekend e abbiamo scelto di far correre separatamente la F2 e la F3, principalmente per motivi di costi. Si è dimostrato abbastanza efficiente, tuttavia, anche se dal punto di vista sportivo quel nuovo format ha funzionato abbastanza bene, abbiamo capito che c'era un lasso di tempo troppo grande tra un evento e l'altro e questo non era l'ideale per i team, i piloti e i tifosi”.

“Allo stesso tempo, c'è stata una forte volontà da parte delle diverse parti interessate di far correre di nuovo insieme F1, F2 e F3. Dopo un'attenta considerazione, insieme alla FIA, abbiamo deciso di cambiare i regolamenti sportivi di conseguenza”.

Con queste parole Bruno Michel ha annunciato l’abbandono del format di gara che ha rivoluzionato i campionati di Formula 2 e Formula 3 nel 2021 per fare una corretta marcia indietro e tornare al format che aveva funzionato alla perfezione sino al 2020.

Addio quindi alla separazione dei campionati, alle tre gare per weekend e ad un complicato sistema di doppia inversione della griglia delle prime due gare che ha creato tanta confusione nel pubblico e penalizzato i piloti più performanti.

La riduzione dei costi? Una chimera

A fine 2020, quando è stata annunciata la rivoluzione del format, il promotore delle due categorie aveva puntato l’accento sulla necessità di questo stravolgimento per venire incontro alle esigenze dei team di tenere sotto controllo i budget in un periodo di crisi economica dettato dalla pandemia.

Subito, però, sono emersi alcuni dubbi. Separare le due serie e costringere i team presenti sia in Formula 2 che in Formula 3 ad effettuare 15 trasferte complessive, a fronte delle 7/8 del passato, avrebbe davvero garantito un risparmio economico?

I dubbi sono poi aumentati quando, guardando il calendario, si è notato come l’appuntamento conclusivo della stagione di Formula 3 si sarebbe disputato ad Austin, in Texas.

 

Photo by: James Gasperotti / Motorsport Images

Costringere le squadre ad una trasferta negli Stati Uniti e parlare al contempo di contenimento dei costi è sembrato da subito un controsenso ed infatti, poche settimane prima della fine della stagione, il promoter della Formula 3 ha dovuto cambiare i piani in corsa ed annullare la gara in Texas per far concludere il campionato a Sochi.

La modifica dell’ultimo momento si è resa necessaria, stando alle dichiarazioni rilasciate in un comunicato ufficiale, a seguito di inevitabili cambiamenti logistici che hanno pesantemente influenzato i costi complessivi dell'evento previsto ad Austin per la F3.

Era chiaro sin dall’inizio che le motivazioni alla base della scelta di stravolgere il format erano prive di logica. Si è voluto ugualmente andare avanti per portare avanti la propria idea. Si è sbagliato clamorosamente, e adesso si torna indietro ad un format che in passato non ha mai scontentato nessuno.

Formula 2: la categoria più penalizzata

L’avevamo già scritto nel mese di dicembre dello scorso anno, poco dopo l’annuncio del nuovo format: chi sta cercando di uccidere la Formula 2?

Pessimismo esagerato o consapevolezza che si era presa una strada completamente sbagliata? A voi la scelta, ma la F2 è stata senza dubbio la categoria che ha maggiormente sofferto delle novità introdotte nel 2021.

È bastato guardare il calendario per capire che qualcosa non avrebbe funzionato. La stagione della Formula 2 è iniziata il 26 marzo con il round del Bahrain, è poi proseguita dopo una pausa di due mesi a Monaco e Baku per poi fermarsi nuovamente per una sosta di un mese e tornare in pista a luglio a Silverstone.

Daccapo due mesi di pausa ed i piloti della F2 sono tornati a correre a Monza per poi disputare dopo 1 solo weekend di stop a Sochi. Ultimi due appuntamenti della stagione saranno la new entry di Jedda ed Abu Dhabi a dicembre.

Cosa è saltato subito all’occhio guardando il calendario? Le pause infinite che hanno messo in allarme team e piloti. La descrizione di questa stagione è stata riassunta perfettamente da Dan Ticktum che si è definito come “professional sim driver and part time racer”.

Queste pause infinite hanno anche contribuito a far calare l’attenzione su un campionato che è sempre stato amato dal pubblico. Se la Formula 3 ha avuto maggiore visibilità, la Formula 2 è sembrata essere stata messa da parte dagli organizzatori ed il pubblico ha perso il filo del discorso dimenticando spesso chi fosse primo in classifica e chi fossero i talenti da seguire con maggiore curiosità.

C’è un altro punto che ha “ferito” la Formula 2 in questo 2021. La scelta di circuiti è stata agghiacciante.

Decidere di correre soltanto su tre tracciati classici come Monaco, Silverstone e Monza e lasciare fuori una istituzione come Spa-Francorchamps, ma anche piste come Barcellona, Spielberg o l’Hungaroring, è stata una scelta autolesionista.

Privare team, piloti e pubblico di questi palcoscenici, e preferire tracciati anonimi come Baku, Abu Dhabi e, con tutta probabilità, Jeddah, si è rivelato un autogol clamoroso.

Resta l’anomalia della griglia invertita

Se è da apprezzare il passo indietro compiuto dagli organizzatori, resta però un po' di amaro in bocca per l’aver voluto mantenere la griglia invertita nelle Sprint Race.

Se quest’anno, come detto, il ragionamento applicato per determinare le griglie di partenza delle prime due gare di Formula 2 e Formula 3 è stato cervellotico, nel 2022 si tornerà a formare gli schieramenti della prima corsa del weekend invertendo il risultato della qualifica (i primi 10 in ordine inverso in F2 e i primi 12 in F3).

In un mondo perfetto sarebbe stato più adeguato adottare lo stesso format presente in Formula European Regional Championship by Alpine con due sessioni di qualifica valide per entrambe le gare del weekend, così da premiare i piloti più veloci. Nella realtà si è preferito continuare a puntare sull’effetto caos tanto cercato anche in F1 con gli esperimenti delle Sprint Qualifying.

Oscar Piastri, Prema Racing

Oscar Piastri, Prema Racing

Photo by: Formula Motorsport Ltd

Aver sbagliato ed averlo ammesso, seppur non apertamente, è stato un gesto ammirevole. La speranza è che questi esperimenti non si ripetano più così da preservare la purezza di due categorie che nel corso degli anni hanno attratto un numero di appassionati sempre maggiore ed avvicinato quel pubblico giovane così disperatamente ricercato dalla Formula 1.

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