Zanardi: l'ultimo saluto è stato un messaggio... universale: dalle corse al congiuntivo
La Basilica di Santa Giustina a Padova era gremitissima per il commiato da Alex e c'era tantissima gente anche sul sagrato mentre pioveva. Non c'era solo il mondo dello sport per tributare al bolognese il saluto che meritava.
Il funerale di Alex Zanardi
Foto di: Giacomo Rauli
La Basilica di Santa Giustina si è riempita molto prima delle 11 e anche fuori davanti al maxi-schermo si sono radunati tantissimi che non hanno voluto mancare, nonostante la pioggia, all’ultimo saluto ad Alex Zanardi. L’applauso lungo, fragoroso e sincero all’ingresso del feretro in chiesa ha fatto capire che sarebbe stato un congedo diverso dal solito. C’erano ovunque telecamere delle televisioni e si sentivano i clic a motore dei fotografi. C’erano le personalità della politica e i vertici dello Sport, c’erano i campioni di tutte le epoche e delle più svariate discipline. Fortissima la presenza degli atleti paralimpici e di Obiettivo 3, l’associazione voluta e promossa da Alex.
Sembrava che la terza esistenza di Zanardi avesse preso il sopravvento e vedere l’handbike sul sagrato e non un casco del campione bolognese lo poteva lasciare presagire. Niente di più sbagliato, perché il linguaggio di Alex è universale e non arriva a pochi, ma a tutti.
In un passaggio della straordinaria omelia di don Marco Pozza, cappellano del carcere Due Palazzi, ha sottolineato l'amore del campione per la lingua italiana: “Quando Alex parlava, avvertivi tutto l'orgoglio di essere figlio di una lingua che, unica al mondo, possiede il congiuntivo nel suo Dna. L'indicativo lo sanno usare tutti: è il mondo della certezza, della sicurezza, delle alte luci. Il congiuntivo è un'altra porta aperta”.
Il funerale di Alex Zanardi
Foto di: Franco Nugnes
Bastava guardarsi intorno fra le navate per vedere le facce più o meno note del motorsport: Andrea Gilardi, Roberto Colciago e Paolo Delle Piane, i volti del karting e della F3. Max Papis quello delle corse americane e i successi in Indycar. Roberto Ravaglia e Tamara Vidali l’epoca del WTCC, Gian Carlo Minardi, Paolo Barilla, Gabriele Tredozi e Stefano Domenicali l’avventura in F1. E poi il presidente di ACI Italia, Geronimo La Russo. Il passato che si unisce al presente in un racconto che ha visto Zanardi non solo pilota e campione, ma anche incredibile testimonial di vita. Di chi sa rialzarsi non dopo una, ma due cadute.
La passione per le corse lo ha portato a vivere come se non esistessero limiti che non potessero essere superati: per disputare il campionato del Mondo Turismo con la BMW 320iS ha inventato un sistema di guida assistita che ha personalmente messo a punto con i tecnici della Casa bavarese. Tanto ha fatto che nel 2005 ha vinto Gara 2 a Oschersleben.
Ma il successo più grande è che il suo meccanismo era stato ingegnerizzato e reso disponibile come optional ai clienti BMW che correvano o che lo volevano solo per l’uso stradale. La forza di volontà lo aveva spinto ad annullare gli handicap fisici.
Il funerale di Alex Zanardi
Foto di: Giacomo Rauli
E un’altra prova l’aveva data nel 2016, oltre dieci anni dopo quel successo, quando al Mugello vinse Gara 2 del Campionato Italiano Gran Turismo con la BMW M6 GT3. Conclusa la corsa, sceso dall’abitacolo, grondava di sudore come una fontana: “Perché mi guardi in modo strano – aveva domandato prima di andare sul podio -. Ti immagini una F1 che disputa un GP con la metà dei radiatori per il raffreddamento? Altro che vincere la gara, rischierebbe l’esplosione del motore”.
Poi Alex si è guardato le protesi al posto delle gambe: “Anche io ho dovuto fare i conti con la temperatura per evitare di... grippare il mio motore perché non avevo abbastanza radiatori. Ma con l’allenamento, la corretta preparazione e la giusta alimentazione ce l’ho fatta”. Ed è stata un’autentica lezione di vita a dimostrazione che i limiti umani sono fatti per essere superati. Alex ha dato a tanti la speranza di migliorare la propria esistenza con parole sagge, ma anche con i fatti.
Per tornare a don Marco Pozza non si può dimenticare la conclusione della sua omelia: “Uso la fantasia, mi sono immaginato Alex che guarda in faccia Dio, ma non sa cosa dirgli. Dio lo guarda e gli dice: 'Alex, posso suggerirti io cosa dirmi? Però, Zanardi da Castel Maggiore'”. Appunto.
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