Zaffelli: "Con Zandvoort la F1 entra nella... terza dimensione"

Jarno Zaffelli, italiano di 45 anni, è il progettista che ha curato il nuovo design della pista Zandvoort: "Non potendo allungare il rettilineo, per facilitare i sorpassi abbiamo deciso di inclinare le curve con il banking. Si tratta di un tracciato da interpretare nel quale le traiettorie ideali non si troveranno in modo intuitivo".

Zaffelli: "Con Zandvoort la F1 entra nella... terza dimensione"

È il progettista di autodromi che ama osare. Jarno Zaffelli, 45 anni, emiliano di Reggio Emilia, ha portato il suo tocco italiano sulle piste più importanti della Formula 1: da Imola, dove ha iniziato con degli interventi nel 2011, e Singapore, con cui collabora da 8 anni, a Silverstone, Portimao, Singapore, Paul Ricard, Mugello, Yas Marina e adesso anche sulla nuova Zandvoort.

Il circuito olandese si appresta a ospitare il ritorno della Formula 1 dopo 36 anni e l’ingegnere italiano assicura spettacolo e divertimento per i fans e i piloti.

Amante dei circuiti old style, abbiamo chiesto a Jarno come è possibile ristrutturare una pista mantenendone intatta l’identità.

Come sei riuscito a combinare tradizione e innovazione?
"Ci piace progettare piste che riflettono la sensazione che il pilota ha quando guida. Siamo spinti dalla voglia di tradurre in rettilinei, curve e cordoli l'adrenalina di un giro di pista. La nostra filosofia è quella di progettare un tracciato che sia percepito come una grande sfida tanto da ‘spaventare’ i piloti. Chiaramente la sicurezza è al primo posto e in questo il supporto della FIA è fondamentale nel valutare i nostri calcoli che si sono spinti osando quello che non era mai stato fatto prima".

Qual è stato il brief di partenza?
"Mi è stato chiesto di fare qualcosa di innovativo conservando il sapore delle piste old school. Giocare sulla terza dimensione per creare un effetto ‘montagne russe’ e credo che ci siamo riusciti perché delle 14 curve solo 2 sono piatte".

Quali sfide avete dovuto affrontare?
"Spingere il limite delle regole un po’ più avanti e in questo la Direzione del circuito e la FIA ci hanno supportato per creare qualcosa di unico e poi la geografia del terreno e il meteo. Siamo infatti vicino al mare e il circuito sorge su dune di sabbia".

In quanto tempo avete realizzato il circuito?
"I lavori di pista, preceduti dalla progettazione, sono durati circa tre mesi, solo che si sono concentrati tra dicembre e febbraio, i mesi più freddi e impegnativi per il meteo".

Le sopraelevate sono il tratto distintivo della nuova Zandvoort...
"L’idea è nata da una richiesta della FIA di allungare il rettilineo per facilitare i sorpassi. Non potendo fisicamente allungare la lingua d’asfalto per motivi ambientali (c’è una riserva naturale da una parte e delle casette per le vacanze, dall’altra), abbiamo pensato di sfruttare la terza dimensione e quindi di esplorare la possibilità di ridurre l’accelerazione laterale delle vetture inclinando la pista".

"Oggi su 14 curve due soltanto possono considerarsi “piatte”, mentre tutte le altre sono caratterizzate dal cosiddetto “banking” ovvero dall’inclinazione della sede stradale verso l’interno della curva stessa, con valori che vanno da un minimo di 3 gradi fino ad un massimo di 19 nella parte esterna di curva 3 (e di 18 nell’ultima, lunghissima, curva 14)".

Ma quali caratteristiche deve avere un circuito?
"Una pista deve essere divertente, percepita come pericolosa, bella da guidare. Devi riuscire a fare un giro e avere la sensazione di non averlo fatto perfetto. In questa Zandvoort le linee sono sempre migliorabili, perfettibili. Credo che non basterà il venerdì per capirla e interpretarla al meglio".

Quali piste riflettono questa filosofia?
"Mugello, Imola, Singapore, anche Silverstone si avvicina, così come Zandvoort dove abbiamo osato fare qualcosa di unico. Aspettiamo il verdetto dei piloti, ma sono sicuro dell’effetto sorpresa".

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