Wolff: "Ecco come abbiamo preparato il GP di Francia solo con la simulazione"

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Roberto Chinchero
Di: Roberto Chinchero
19 giu 2018, 13:39

Il direttore di Mercedes Motorsport spiega come la squadra di Brackley ha preparato Hamilton e Bottas ad una nuova pista del mondiale e come è stata allestita la W09 per il Castellet pista da medio-alto carico.

Valtteri Bottas, Mercedes-AMG F1 e Toto Wolff, Direttore del Motorsport Mercedes AMG F1
Valtteri Bottas, Mercedes AMG F1 W09
Valtteri Bottas, Mercedes-AMG F1 W09, arriva nel parco chiuso
Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1 W09, sale sulla sua monoposto nel garage
Valtteri Bottas, Mercedes AMG F1 W09
Valtteri Bottas, Mercedes AMG F1 W09, effettua un pit stop
Valtteri Bottas, Mercedes-AMG F1 W09
Mercedes-AMG F1 W09, dettaglio del naso
Mercedes-AMG F1 W09, dettaglio del naso
Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1 W09
Ingegneri in the pit lane con la monoposto di Valtteri Bottas, Mercedes AMG F1 W09, durante le prove libere
Mercedes-AMG F1 W09, dettaglio della sospensione anteriore
Mercedes-AMG F1 W09, ala posteriore
Valtteri Bottas, Mercedes AMG F1 W09
Lewis Hamilton, Mercedes-AMG F1
Valtteri Bottas, Mercedes AMG F1 W09
Valtteri Bottas, Mercedes AMG F1

Toto Wolff e la Mercedes sanno che il Paul Ricard sarà un passaggio importante nel loro Mondiale. Due vittorie in sette gare non é ciò che la squadra campione del Mondo aveva nei programmi, ed anche lo scorso anno (in cui Sebastian Vettel e la Ferrari furono protagonisti di un ottimo avvio di stagione) a questo punto del calendario la Mercedes aveva già portato a casa quattro successi di tappa.

Il Paul Ricard sarà una sfida nella sfida, perché le squadre arriveranno sul tracciato francese senza i riferimenti che solitamente sono a disposizione degli ingegneri. Wolff ha spiegato cosa cambia per un team dover affrontare una trasferta senza i corposi database che permettono una pianificazione dei weekend nei minimi dettagli.

Cosa avete capito analizzando il weekend di Montreal?
“Il fine settimana in Canada non ha soddisfatto le nostre aspettative. In passato, Montreal è stata una pista sulla quale abbiamo lottato per la vittoria, ma quest'anno ci è mancata la prestazione, sia sabato che domenica. Abbiamo analizzato il weekend, trovando i motivi per cui non è stato possibile fare di più, ma questo non cambia il fatto che abbiamo lasciato punti sul campo”.

“Questa stagione sta confermando un confronto molto intenso, ed è cruciale essere davanti a giocarsela in ogni fine settimana, solo così si lotterà per il campionato. Ci aspetta una sfida entusiasmante, e questa squadra ha già dimostrato in passato di essere in grado di reagire e superare gli ostacolo. Stiamo lavorando duramente per superare anche questo momento”.

“Il Gran Premio di Francia dovrebbe essere una gara interessante. Non capita spesso di arrivare su una pista dove non esiste uno storico, e questo rende il weekend un po' più complicato sul fronte della preparazione, ma anche questo elemento si aggiunge alla sfida. Siamo al via di tre settimane decisamente intense, che metteranno alla prova tutte le squadre di Formula 1, ma è anche un periodo in cui ci sarà la possibilità di guadagnare un sacco di punti per la classifica di campionato, ed è ciò che vogliamo fare”.

Come ci si prepara ad un weekend su una nuova pista?
“Il primo passo nella preparazione per il GP di Francia è stato quello di generare mappe precise del tracciato, che ha un giro di 5.842 km (composto da 15 curve, sei a sinistra e nove a destra). Il modo più semplice è ricavare le mappe dai disegni tecnici del circuito, conoscendone i bordi e la topografia. Tuttavia, la maggior parte delle squadre in questi giorni proveranno a utilizzare le mappe Lidar (Light Detection and Ranging) generate dal laser, che sono ancora più accurate”.

Può entrare più nel dettaglio?
“Oltre all'elevata precisione, le mappe di Lidar offrono un altro vantaggio: contengono tutte le caratteristiche visive dell'area. Sono state utilizzate per il simulatore Driver-In-Loop (DIL) poiché forniscono ai piloti il riconoscimento visivo per abbinare ciò che vedranno nella realtà”.

“Il team ha anche bisogno di mappe accurate per altri strumenti di simulazione, che raccolgono dati ed elaborano i numeri fornendo agli ingegneri una direzione iniziale su come affrontare il weekend. Su un circuito ben conosciuto queste simulazioni utilizzano anche i dati storici ricavati sul tracciato, su una nuova pista le simulazioni sono derivate dai giri DIL”.

Quali sono le caratteristiche chiave della pista e come si approccia il per il set-up iniziale della monoposto?
“Gli ingegneri di Formula 1 non approcciano un nuovo circuito dicendo ‘questa è una pista con grandi frenate’ o ‘questa è una pista con un lungo rettilineo’. Iniziano con lo studio dei dati che emergono impostando e configurando il simulatore in molti modi differenti, e si iniziano a definire i punti critici, come il carico delle ali. Quindi faranno molti giri con il simulatore utilizzando diversi livelli di carico dell’ala posteriore, bilanciando quello dell’ala anteriore e definendo quale configurazione sia la più performante”.

“Se parliamo del Paul Ricard, a causa delle chicane, non ci sono rettilinei particolarmente lunghi, ed i piloti trascorrono un periodo di tempo non così ridotto in curva; dalla curva 3 alla 7 e dalla 10 alla 15 sono in curva quasi costantemente. Sia i rettilinei relativamente corti che la quantità di curve, pongono la pista tra quelle con un livello medio-alto di carico aerodinamico”.

Che dati avete ricavato?
“In un giro ci aspettiamo 46 cambi di marcia, e il pedale dell’acceleratore a fondo per il 58% del tempo. Ciò è dovuto al tratto dalla curva 10 alla 13 che è previsto in pieno. Alla curva 11 i piloti arriveranno a superare i 4G di forza, e le velocità massime sono previste intorno ai 325 km/h”.

Quali altri fattori sono importanti nelle simulazioni?
“Si cerca, ad esempio, di capire quanto saranno impegnative le staccate, in modo da poter definire il livello del raffreddamento dei freni e i conseguenti settaggi sul setup iniziale. Dalle nostre simulazioni la frenata non dovrebbe essere un problema al Paul Ricard”.

“È importante anche capire quali sono le irregolarità della pista, perché servono a determinare l’altezza minima da terra della monoposto in movimento. Più ondulazioni ci sono e maggiore è la necessità di avere un assetto morbido, che andrà a scapito delle prestazioni aerodinamiche”.

“Il Paul Ricard è stato riasfaltato di recente, quindi dovrebbe essere abbastanza liscio e lineare, con pochi dossi. Ma il dato finale lo avremo quando scenderemo in pista, insieme a quello della temperatura. Quando l’asfalto è nuovo solitamente è anche più scuro, quindi in grado di raggiungere temperature elevate se, come sembra, ci sarà il sole”.

Ci sono alcuni elementi che la squadra non può simulare al meglio?
“Il bilanciamento della vettura non è semplice da replicare, cioé capire se e dove il pilota avrà sottosterzo o sovrasterzo. Questo perché il bilanciamento della monoposto ha molto a che fare con le temperature degli pneumatici, che a loro volta dipendono dalla velocità di percorrenza delle curve e dalle temperature ambientali. A volte gli ingegneri provano anche a trovare similitudini tra la pista nuova e alcune conosciute, cercando curve simili o riferimenti raccolti da tracciati con asfalto nuovo e con temperature simili a quelle che ci si aspetteranno”.

Quale sarà l’aspetto più impegnativo per i piloti?
“Dovranno ovviamente familiarizzare con il circuito, ma di solito non hanno bisogno di molto tempo. L'obiettivo principale è quello di affinare le traiettorie, magari in una sessione di prove libere si lavora di più per uno specifico tratto della pista per poi passare ad un altro nel turno successivo. Poi si mette tutto insieme”.

“Credo che per i piloti saranno stimolanti alcuni tratti del circuito, come tra la curva 3 e la 7, che offrono la possibilità di traiettorie differenti ed anche un’interpretazione dei cordoli non così scontata. Ma per le conclusioni definitive servirà ovviamente essere in pista…”.

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