Vettel, intervista shock: "La F1 deve cambiare se non vuole morire"

Sebastian ha concesso una lunga intervista a Motorsport.com nella quale spiega quella che è stata la sua svolta ecologista. Il tedesco guarda al futuro del mondo con preoccupazione e auspica decisioni importanti di cambiamento. Il quattro volte campione del mondo è duro con la F1: sostiene che passare ai biocarburanti serve a guadagnare 5 anni su cosa si dovrà modificare con interventi tardivi rispetto alle esigenze.

Vettel, intervista shock: "La F1 deve cambiare se non vuole morire"

Quando quindici anni fa Sebastian Vettel arrivò in Formula 1, era un ventenne (che Helmut Marko definì ‘golden boy’) totalmente focalizzato sul suo sogno, ovvero diventare campione del Mondo di Formula 1.

Ci è riuscito quattro volte, ed è riuscito ad avverare anche il suo desiderio di guidare per quella Ferrari che aveva consacrato il suo idolo Michael Schumacher. Nel 2021 Vettel è un uomo con alle spalle un vissuto intenso, che lo ha portato nell’Olimpo della Formula 1 facendolo diventare un personaggio noto al grande pubblico.

Gara dopo gara, anno dopo anno, Seb è cresciuto, cambiando progressivamente la sua visione su tanti aspetti, maturando ma mantenendo sempre un approccio alla Vettel: provarci, inseguire l’obiettivo, agire con gesti concreti.

I target oggi non sono più limitati alla sola Formula 1, l’angolo di visuale è più ampio, ma il modo di mettersi in gioco è lo stesso, in prima persona, senza filtri e fregandosene di chi non condivide le sue scelte.

Si è schierato pubblicamente per il partito ecologista nelle ultime elezioni tenutesi in Germania, e in questa intervista invia dei segnali molto chiari e diretti alla Formula 1, lanciando anche un allarme: questo sport, per sopravvivere, deve cambiare rotta.

Ecco il casco di Sebastian Vettel che identifica la sua vena ecologista

Ecco il casco di Sebastian Vettel che identifica la sua vena ecologista

Ti stati esponendo molto nel sostenere le cause che hai sposato...
“Quando mi viene posta una domanda rispondo, non ho problemi a dire quello che penso. È la mia opinione, non mi aspetto che tutti siano d’accordo, ma sono contento e interessato a difendere ciò che penso. Allo stesso tempo credo che sia interessante anche ascoltare opinioni differenti, fa parte del processo di crescita”.

Leggendo alcune biografie di persone che hanno cambiato il loro punto di vista rispetto a tanti e differenti argomenti, in diversi casi emerge un episodio chiave, un fattore scatenante che ha dato il via ad un cambiamento. È accaduto anche a te?
“Non c'è stato un… trauma, un evento che ricordi come un punto di svolta. Viviamo in un momento in cui c’è la percezione di problematiche molto importanti per tutti noi, ma oltre a parlarne serve agire perché credo che non abbiamo scelta, non abbiamo nessuna alternativa, e per garantirci un futuro su questo pianeta penso che dobbiamo prenderci più cura di tanti aspetti cruciali per la sua sopravvivenza".

"Questa è una prima grande problematica, ma ce ne sono molte altre, penso ai diritti umani, all’uguaglianza, la lista è lunga. Quello che porta ad essere colpiti da questi problemi credo sia un processo, probabilmente quando siamo più giovani non si è particolarmente toccati da tanti aspetti, non voglio dire che non si vedano questi problemi, ma semplicemente che crescendo e maturando noti sempre più cose e diventi sempre più consapevole di cosa accade nel mondo".

"E, sai, la cosa deludente per me è che nel tempo abbiamo avuto tanti esempi di cose sbagliate, eppure siamo così lenti a parlare e reagire, come accade anche nella stessa Formula 1 quando si parla di cambiamenti".

"È come quando si ripete lo stesso errore più e più volte, la cosa brutta è che in Formula 1 si discute solo di risultati, perdi alcune posizioni, perdi dei punti, perdi un’opportunità, alla fine non vinci il campionato per quello, ma importa davvero? Nel mondo reale stiamo facendo del male a delle persone non prendendocene cura, e questo ha un enorme impatto sulle loro vite, non sono un risultato o dei punti o un campionato, ma parliamo della vita di tante persone e del loro futuro. Quando parlo di questo tipo di cose, non so, forse è un sentimento di giustizia quando vedo cose ingiuste, quindi sono felice di parlarne”.

Sebastian Vettel, Aston Martin

Sebastian Vettel, Aston Martin

Photo by: Glenn Dunbar / Motorsport Images

Passiamo alla causa LGBT, la Formula 1 fa tappa in tanti paesi con tante culture differenti. Credi che come gruppo la Formula 1 dovrebbe avere un ruolo più attivo nel sostenere dei messaggi?
“Penso che ci siano alcuni argomenti che sono di fatto troppo grandi ed importanti per essere trascurati. Penso che siamo tutti d'accordo nel dire che non importa da dove vieni se si parla di trattare tutte le persone allo stesso modo. Ovviamente so che ci sono nazioni con paesi, culture e governi diversi, anche se non sono un esperto da poter dire di conoscere tutti le nazioni, ma ci sono alcuni aspetti in certi paesi che penso di conoscere".

"Oggi facciamo tappa in certe nazioni e stendiamo un enorme tappeto con dei bei messaggi sopra, ma credo che ci voglia più che parole, penso che ci vogliano azioni. Non so esattamente quale sia il modo migliore, ma non è solo questione di esporre una bandiera che sventola in pista per un paio di minuti, bisogna chiedersi: qual è l'azione migliore che si può fare? Sento che il nostro sport potrebbe esercitare molta pressione e potrebbe essere di grande aiuto per diffondere ancora di più l'equità in tutto il mondo".

"Penso che qualsiasi forma di separazione sia sbagliata, come sbagliato è giudicare delle persone o applicare delle leggi solo perché capita di amare un uomo anziché una donna, o viceversa. Se immagino ad un mondo uniformato, in cui tutti vivono e pensano allo stesso modo, beh, sarebbe un mondo noioso, l’umanità non andrebbe avanti".

"Immaginiamo una Formula 1 con macchine tutte identiche, diventerebbe noiosa, non ci sarebbero progressi, dietro un progresso c’è la voglia di cambiare e di progredire, forme diverse, colori diversi, idee e soluzioni diverse. E lo stesso vale per noi. Penso che ci siamo evoluti così tanto come specie umana, perché siamo tutti diversi in un certo senso, e penso che dovremmo celebrare la differenza, piuttosto che averne paura”.

Sebastian Vettel sulla griglia di partenza del GP di Russia con la T-shirt dedicata ai cambiamenti climatici

Sebastian Vettel sulla griglia di partenza del GP di Russia con la T-shirt dedicata ai cambiamenti climatici

Photo by: Mark Sutton / Motorsport Images

La risposta che si sente abbastanza spesso quando si affrontano questi temi, è che lo sport dovrebbe essere neutrale e non dovrebbe farsi coinvolgere in questioni che non riguardano direttamente un contesto agonistico: dovrebbe essere semplicemente uno sport. Come rispondi a questo interrogativo?
“Uno sport, come una nazione, alla fine è governato da singole persone, e le singole persone hanno una propria formazione e una propria opinione. Dobbiamo trovare le persone giuste per governare il nostro sport e poi trovare la strada giusta per andare avanti. Sappiamo tutti che c’è ovviamente un enorme interesse finanziario nell'andare avanti, ma credo che ad un certo punto ci si debba tutti porre una domanda, incluse le persone al timone: abbiamo una morale? Sappiamo dire ‘no’ a certe cose? O si accetta qualsiasi ottimo accordo per ragioni sbagliate? Credo che questo sia lo scenario, e questo ciò che le persone al vertice di uno sport debbano chiedersi”.

Quindi la domanda è se lo sport ha una morale?
“Si, puoi metterla così”.

Sei pronto ad accettare le critiche di chi dirà “oh, Sebastian Vettel fa il ‘verde’ ma corre ancora in Formula 1”?
“Certo, ed è un’affermazione valida perché la Formula 1 non è ‘verde’. Stiamo vivendo in un'epoca che ci mette a disposizione innovazioni e tecnologie che possono permetterci di rendere ecologica anche la Formula 1, e farlo senza andare a scapito dello spettacolo, della velocità, della sfida e della passione".

"Abbiamo a disposizione tanti professionisti con grande intelligenza e potere ingegneristico, e sono certo che potremmo trovare molte soluzioni. Se penso ai regolamenti attuali, dico che sono molto entusiasmanti, con un motore super efficiente, ma di fatto è inutile, perché non sarà mai una tecnologia che sarà a disposizione tra due anni sulle vetture stradali. Quindi credo che ci si debba porre la domanda: qual è la rilevanza di tutto ciò?".

"Oggi alcune persone stanno discutendo del futuro del nostro sport in termini di regolamenti tecnici e potrebbero decidere ed avvallare un cambiamento rilevante, che secondo me sarebbe una buona cosa per la Formula 1, ed è anche una cosa vitale. Se non sarà così, non sarò ottimista, penso che la Formula 1 scomparirà. E probabilmente per dei buoni motivi, perché siamo nella fase in cui siamo coscienti di aver commesso degli errori e non abbiamo più tempo per continuare a commetterne altri”.

Sebastian Vettel durante il pit stop in Turchia: gli hanno montato le slick, ma ha fatto solo un giro prima di rientrare ai box

Sebastian Vettel durante il pit stop in Turchia: gli hanno montato le slick, ma ha fatto solo un giro prima di rientrare ai box

Photo by: Steven Tee / Motorsport Images

Dalle notizie che girano nel paddock sembra che in ottica futura la Formula 1 punterà sui biocarburanti. È una proposta che approvi?
“Non tanto, anche se non sono un grande specialista di combustibili. Sono più un fan dei combustibili sintetici piuttosto che dei biocarburanti, perché con i biocarburanti credo sia un po' complicato".

"Penso che sia decisamente una buona idea che la Formula 1 trovi un modo per utilizzare carburanti rinnovabili, o una formula per carburanti sintetici, e così com'è ora abbiamo un motore a posto. L'anno prossimo avremo un contenuto del 10% di biocarburante e da un punto di vista tecnologico non è una rivoluzione visto che si può già acquistare quel carburante nelle stazioni di servizio dai clienti in tutto il mondo. Quindi non è una novità, e non credo che corrisponda al tipo di ambizioni che la Formula 1 dovrebbe avere, ovvero essere un contesto leader sul fronte tecnologico".

"Preferirei una sfida più impegnativa, che apra una strada nuova. I motori saranno congelati nel 2022, sento dire che qualcosa potrebbe cambiare prima, ma di fatto saranno congelati fino al 2025 o 2026, quindi vuol dire che non ci saranno grandi progressi per cinque anni, e sarà un lasso di tempo nel quale ci saranno tanti cambiamenti. E questo aspetto metterà sotto pressione quei contesti in cui i cambiamenti non ci saranno, un rischio che correrà anche la Formula 1”.

Quali pensi che possano essere dei cambiamenti in grado di porre la Formula 1 nel ruolo di leader tecnologico?
“Non ho tutte le risposte, ma abbiamo molti ingegneri e credo che se parliamo di mobilità potremmo contribuire a trovare una soluzione. Oggi ci sono più di 1 miliardo di auto nel mondo che vengono alimentate con combustibili fossili ogni giorno, ed abbiamo anche aerei e navi alimentati con combustibili fossili".

"Trovare una vera alternativa per questi mezzi di trasporto è una delle grandi sfide per il futuro, che sia elettrificare o trovare un propulsore a idrogeno, o forse qualcos'altro che qualche uomo o donna intelligente inventerà in futuro".

"Credo che la Formula 1 abbia un’enorme possibilità per spingere nella direzione dei carburanti sintetici introducendoli il prima possibile, anche se alcune regole sono già state decise. Non abbiamo tempo per parlare di interessi personali di uno specifico costruttore, c’è qualcosa di molto, molto più grande in gioco, e credo che potremmo usare le nostre risorse, vale a dire il know-how che la Formula 1 possiede con tutte le persone intelligenti che lavorano in questo mondo, con le risorse, le strutture e anche i capitali che questo sport può stanziare".

"Non dimentichiamo quanto è stato speso in quasi dieci anni su un motore che è super efficiente e potente, ma che sostanzialmente non ha alcuna rilevanza per le prossime generazioni di auto stradali. Probabilmente ogni Costruttore ha speso più di un miliardo (di euro) per sviluppare il concetto di motore attuale nel corso negli anni, somme che possono essere stanziate nuovamente per un nuovo progetto in linea con una giusta causa".

"Se penso a questa situazione dico: non so esattamente quale sia la soluzione migliore, ma credo che dobbiamo iniziare a fare qualcosa piuttosto che discutere per altri cinque anni, un periodo nel quale di fatto non avverrà nulla di concreto”.

La decisione di vendere una parte importante della tua collezione di auto è legata alle cause che stai sostenendo?
“Sì. Ed in parte anche al non aver mai usato molto le auto che possedevo. Ovviamente amo le automobili, ed ero molto entusiasta quando ho avuto la possibilità di acquistare quelle auto, ma probabilmente con il passare del tempo quell’entusiasmo è un po' calato, e come ho detto, in realtà non le utilizzavo molto. Quindi ho pensato che fosse un buon momento per vendere, e spero che chi le ha avrà in garage possa apprezzarle e divertirsi. Non era più per me”.

Stai già pensando a come organizzerai la tua vita quando lascerai la Formula 1? Hai pensato ad un ruolo politico attivo? Dove ti vedremo?
“Non essendo un grande fan dei media, non sono sicuro che la politica sarebbe la strada giusta per me, quindi...". [ride]

"Alla mia età posso dire che non sarò qui per altri dieci anni, quindi sto pensando a cosa accadrà dopo. Ho molti interessi, sono facilmente catturato dalle persone appassionate, ed anche se si tratta di cose che non mi piacciono molto, riesco a far mia e coltivare una nuova passione. Credo che per qualsiasi sportivo, inclusi i piloti, sia una grande sfida capire a cosa dedicarsi una volta terminata un’attività svolta per così tanti anni".

"La via d'uscita più semplice sarebbe diventare un opinionista Sky, e ritrovarmi nello stesso posto per molti anni, ma oggi non mi ci vedo, chi lo sa in futuro. Amo questo sport, quindi non voglio voltargli le spalle e dire ‘mai più’, ma oggi non posso dire cosa accadrà, sto pensando anche ad altre cose. Poi ho una famiglia, ed è abbastanza facile trovare delle cose di cui occuparmi nel caso andassi in… pensione”.

Al di là di ciò che farai quando lascerai la Formula 1, il prossimo anno sarai in pista. È stato annunciato che nel 2022 il calendario sarà composto da 23 Gran Premi, un impegno non indifferente per tutti gli addetti ai lavori. Quando sei arrivato in questo paddock, quindici anni fa, c’erano in media 18 gare ma molti test, mentre oggi non si prova più ma ci sono più gare. Quali dei due format ti è più congeniale?
“Quando sono arrivato in Formula 1 eravamo in una sorta di fase di transizione. I test erano stati ridotti rispetto alle stagioni precedenti, e iniziavano ad esserci più Gran Premi. Ora, questa è solo la mia opinione e non vale niente, ma penso che non dovremmo disputare così tante gare per una serie di ragioni".

"La prima è che offrire al pubblico un così elevato numero di Gran Premi finisce col renderli un po' meno speciali, meno attesi. In secondo luogo, se penso a noi piloti credo che in fondo siamo privilegiati, arriviamo in pista il mercoledì sera e spesso torniamo a casa la domenica sera, ma una grossa percentuale del personale delle squadre arriva in pista il lunedì mattina, dovendo allestire i box, montare le hospitality, preparare le monoposto e tanti altri lavori. Terminata la gara inizia il lavoro di imballaggio di tutto il materiale che deve essere riportato nelle sedi, quindi per molto personale diventa quasi un’attività da sette giorni a settimana, e non hai davvero tempo per te stesso".

"In un momento in cui le persone stanno diventando consapevoli che la vita è propria, e non appartiene al datore di lavoro, noi andiamo avanti inserendo sempre più gare in calendario. Ovviamente ci sono tanti interessi, ma credo che sia necessario fare in modo che le persone possano avere un equilibrio tra la loro vita a casa e il tempo trascorso fuori. Un numero equilibrato di gare aiuterebbe anche a mantenere viva la passione di chi lavora in questo contesto, evitando che dopo qualche stagione ci sia chi è costretto a mollare tutto, una cosa che vediamo non così raramente”.

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