Vasseur: "Se Renault sarà quinta nel 2017 avremo fatto molto bene"

Il team manager di Renault F1 Team, Vasseur è arrivato nei GP solo da un anno, ma ha un'esperienza di 25 anni di corse e di successi. Il francese spiega a Motorsport.com come la Casa francese sta riprogrammando la rinascita nel Circus.

Cosa hanno in comune Hamilton, Rosberg, Vettel, Bottas, Hulkenberg, Gutierrez, Grosjean, Ocon? Hanno tutti corso, e vinto, con il team fondato e gestito da Frédéric Vasseur. Agli albori era la ASM, diventata dal 2005 ART Grand Prix, dopo la partnership con Nicolas Todt.

L’attuale team manager di Renault F1 Team ha debuttato nel Circus all’inizio di questo Mondiale, ma è un professionista che ha oltre venticinque anni di militanza nel mondo del Motorsport. La sua squadra ha corso, e vinto molto, in tutte le categorie per monoposto in cui si è cimentato, dalla Formula 3, alla GP2 e GP3, e dal 2005 ha fatto un ulteriore passo avanti con la partnership insieme a Nicolas Todt.

A 48 anni ha deciso di accettare la sfida che gli ha offerto la Renault, in un momento molto difficile per la Casa francese, e Vasseur ha accettato. E’ entrato in Formula 1 senza alcun timore reverenziale, ritrovando molti piloti, ed anche addetti ai lavori, che hanno incrociato la sua carriera da corsa. Ed in tanti nel paddock hanno detto che Fred è l’uomo giusto nel posto giusto. Servirà tempo per ricostruire una squadra che alla fine dello scorso anno era allo sbando, ma in tanti scommettono che alla fine Vasseur riuscirà nel suo compito.

Sei in Formula 1 da meno di una stagione dopo venticinque anni nelle formule propedeutiche. Com’è questo campionato visto dall’interno?
“E’ sostanzialmente come l’avevo immaginato. Un po’ diverso da altri campionati come il DTM o la GP2 perché si trascorre più tempo nei box, più tempo sul muretto, più tempo in sede. Ma alla fine lo spirito è lo stesso, quello di focalizzarsi sull’obiettivo e fare in modo che tutti spingano nella stessa direzione. Penso che l’approccio sia simile alle altre serie, si deve trarre il meglio dai piloti, dagli ingegneri e dai meccanici. Devi costruire lo spirito di squadra. Fuori dalla pista è un po’ diverso, perché ci sono tante aspetti da gestire, come la politica…”.

Quando sei arrivato in Renault hai trovato una situazione difficile, con molto personale che aveva lasciato la squadra e una stagione complicata da affrontare...
“Sapevo che la situazione sarebbe stata questa, che avevamo perso il contatto con i top team e non solo con i primissimi. Conoscevamo i numeri e sapevamo che la vettura era stata progettata all’inizio del 2015 basandosi sulla power unit Mercedes, e non è stata sviluppata durante lo scorso Mondiale. Abbiamo mantenuto esattamente lo stesso telaio, montando il motore Renault e andando subito in pista".

"E’ stata una sfida difficile, perché abbiamo preso in carico l’azienda due mesi prima dei test invernali a Barcellona, e non ci si poteva attendere di essere in gran forma. Certo, si può dire che la vettura aveva avuto buoni risultati nel 2015, ma era stata progettata per il 2015 e per il motore Mercedes".

"Ora siamo concentrati sul 2017, ed abbiamo deciso di passare al progetto per il nuovo anno abbastanza presto. Ero indeciso tra le due situazioni perché volevo tenere tutti sotto pressione e mantenere lo spirito battagliero anche in questo campionato. Non voglio che ci sia la sensazione che ci stiamo arrendendo. Però è stato subito chiaro che saremmo passati presto al progetto 2017”.

Quante persone ci sono ora nella sede di Enstone?
“Quando abbiamo preso in mano il controllo della squadra c’erano 470 o 480 dipendenti, ma 20 di loro avevano già dato le dimissioni. Diciamo 450 fissi. Ora siamo diventati 580 e pensiamo di arrivare a 670”.

Osservando le prestazioni della Red Bull sembra che il motore Renault abbia avuto un bel miglioramento rispetto allo scorso anno. Ma non sono stati spesi molti gettoni: com’è possibile?
“Perché non è solo una questione di gettoni, puoi spenderne anche uno solo e ottenere un ottimo miglioramento. Abbiamo avuto due step molto buoni, quello prima della gara di Melbourne e uno per Monaco. Penso che non siamo molto indietro rispetto alla power unit Mercedes. Se osserviamo i risultati siamo ancora indietro, ma stiamo migliorando e sappiamo esattamente cosa abbiamo in mano per il 2017, perché il motore è già al banco e i riscontri sono incoraggianti”.

Quando sei arrivato in Renault hai subito dovuto avere a che fare con un contesto molto politicizzato. Che impressione hai avuto?
“Non siamo nello Strategy Group, ma il sistema è complicato. E sembra che sia stato costruito per essere complicato. Comunque se guardiamo anche altri campionati, come il DTM, non è che siano molto più facili da comprendere”.

Nella tua storia personale sei sempre arrivato in pista per vincere. Quest’anno la speranza è quella di ottenere un punto. E’ così diverso?
“In realtà no, perché bisogna fissare un obiettivo e cercare di ottenerlo. Per me non è importante puntare alla prima o alla terza posizione. Oggi sono molto più felice oggi di essere ottavo in Formula 1 che secondo in GP2. E’ tutto relativo, bisogna lavorare per arrivare a realizzarele aspettative. E la motivazione non dipende dal fatto che sei primo o dodicesimo. Devi fissarti un obiettivo e cercare di raggiungerlo, questa è la cosa più importante”.

Si sente spesso dire che in Formula 1 ci sono troppe riunioni tecniche. Sei d’accordo?
“No, anche perché non sono obbligatorie. Sono stati ridotti al minimo le sessioni di test, quindi ogni giro in pista è diventato molto importante, ed abbiamo bisogno di persone che analizzano il tutto dietro i monitor, che valutano ogni singolo dato, ogni sensore, per capire cosa accade sulla vettura. Da diverso tempo stiamo usando le prove del venerdì mattina per provare nuove idee per il futuro".

"Ci sono talmente tante cose da fare che c’è bisogno di questo tipo di organizzazione. Ci sono persone responsabili del motore, del telaio, del cambio, dell’aerodinamica, dei freni, della performance, delle strategie e alla fine se si vuole parlare con tutti ci vuole tempo. E’ probabilmente la differenza maggiore tra il mio lavoro precedente e quello attuale. In passato sapevo tutto della macchina, del settaggio delle molle o degli ammortizzatori. Oggi non posso avere questa visione. E’ un po’ frustrante non essere più in grado di farlo, ma nessuno può sapere tutto. Ci sono persone più intelligenti e competenti di me e non voglio interferire con il loro lavoro”.

Parlando di piloti, sullo schieramento di Formula 1 ce ne sono otto che hanno lavorato con te nel team ART. Ma nel Circus sembra che, a differenza delle formule minori, ai piloti sia chiesto un cambio di mentalità che serve per mettersi a disposizione della squadra. Confermi?
“Ovviamente occorre avere piloti performanti, ma la differenza è che in Formula 1 serve un professionista che sia più concentrato sul team. Il pilota è un elemento catalizzatore del sistema, capace di motivare lo staff. Se un pilota trasmette la propria motivazione a tutti i componenti della squadra, saprà estrarre un po’ di più da ciascuno dei suoi collaboratori. Più si va avanti nella varie categorie, più questa capacità fa la differenza. E’ il motivo per cui sono stato subito convinto che Vettel avrebbe fatto un ottimo lavoro in Formula 1. Era già nella posizione di operare nel modo corretto quando era in Formula 3, creando un gruppo intorno a sé. Sicuramente in Formula 1 c’è bisogno di questo tipo di atteggiamento”.

Ma davvero un team di Formula 1 ha bisogno di essere spinto e motivato dai piloti?
“Il personale spinge al massimo, ma ci sono situazioni in cui serve qualcosa in più, e quell’ultimo salto lo può fare anche il lavorare con un pilota che sa motivare. A volte si tratta di centesimi, ma a volte i centesimi fanno la differenza”.

Hai posto degli obiettivi precisi per la Renault nel Mondiale 2017 e 2018?
“Abbiamo un programma che in tre anni dovrebbe portarci a conquistare podi e vincere delle gare. Ma oggi è difficile ipotizzare cosa accadrà tra due o tre stagioni. Immaginiamo, e speriamo, di poter arrivare ad essere intorno al quinto posto il prossimo anno. Sarebbe un ottimo risultato”.

Quando annuncerete la formazione piloti per il prossimo campionato?
“Non c’è una deadline, potremmo farlo anche una settimana prima dei test di Barcellona del prossimo anno. Sicuramente al momento siamo più focalizzati su piloti giovani che su altri più esperti. Questo perché abbiamo un programma a medio termine e vorrei trovare un pilota degli anni 2020 non del 2010. Se si osservano i giovani, ogni settimana la situazione cambia e si evolve. Coi piloti esperti sai perfettamente cosa saranno in grado di fare, sai cosa ti possono dare ma anche i loro limiti.  Guardando i giovani bisogna vedere se migliorano o no, se hanno nuove opportunità o no, e per me ha senso aspettare per decidere. Non dobbiamo avere fretta”.

Ci sono due filosofie in Formula 1. Quella di Mercedes, che vuole avere due piloti forti,  e quella di altre squadre che preferiscono avere un primo ed un secondo pilota per evitare problemi interni. Qual è la tua posizione in merito?
“La seconda posizione è spesso quella preferita dal pilota leader del team! Dal punto di vista della squadra credo sia un gran vantaggio avere due piloti che creano competizione tra loro. Se guardo ai risultati che ho ottenuto in passato, a volte (in Formula 3) siamo riusciti a fare degli 1-2-3-4, ed era anche perché si verificava una grande lotta tra i piloti che si spingevano a vicenda. E’ importantissimo creare un ambiente del genere”.

A volte ci si sorprende che un pilota arrivi in Formula 1 giovane, a meno di 20 anni, e dopo 10 giri sia in grado di ottenere dei tempi decenti. E’ una Formula 1 più facile che in passato, o i piloti arrivano più preparati a questo passaggio?
“Oggi non c’è una grande differenza in termini di tempi sul giro tra la Formula 1 e le categorie propedeutiche più potenti. Se guardiamo al passato avevamo una Formula 3000 con 400 cavalli e la Formula 1 con 1000. C’era un salto notevole. Oggi vediamo che su certe piste la GP2 può essere anche veloce come le Formula 1 più lente. A differenza del passato, possiamo aiutare molto i piloti nella gestione della vettura comunicando con loro via-radio. Poi abbiamo una generazione di piloti molto preparata. Non dico che siano migliori rispetto al passato, ma sin dal karting sono stati educati a lavorare con la telemetria, ed hanno un bagaglio d’esperienza notevole anche prima dell’arrivo in GP2. Infine hanno strumenti come i simulatori che una mano la danno”.

Ha lavorato con tantissimi piloti. E’ vero che bisogna saper scindere il talento dall’attitudine professionale?
“Più si va avanti nella categorie, e più occorre essere intelligenti, motivati, ed in grado di costruire un ottimo rapporto con il team. Se si osservano gli ultimi 20 anni, ci sono stati piloti in grado di fare grandi cose nelle serie minori, ma che non hanno mantenuto le promesse in Formula 1. A volte è questione anche di fortuna, ma in altre il pilota non è stato in grado di gestire il contesto che prevede il dover parlare con più persone, di lavorare molto, e quasi sempre sotto pressione”.

La Formula 1 è molto complicata da spiegare al pubblico. Ci sono tre mescole di gomme, le strategie, le penalità.… qual è la tua opinione? Va bene così, o sei a favore di una Formula 1 più semplice?
“Ci sono tanti appassionati che conoscono tutto, che si documentano e sono sempre informati su quanto accade in Formula 1. Poi ci sono quelli magari meno motivati, che non si interessano di mescole o strategie, che accendono la televisione e vogliono solo vedere una gara entusiasmante. Occorre anche creare uno show e qualcosa di eccitante anche per il secondo gruppo”.

Ti immagini in Formula 1 ancora per molti anni?
“Una settimana va bene? E’ una grande sfida, entusiasmante… ma non lo so. Ho il gran vantaggio di aver passato gli ultimi 25 anni nel Motorsport con successo, accanto a grandi persone. Apprezzo ogni singolo giorno della mia vita professionale. Ho grandi talenti nel mio team ART, sia piloti, che tecnici, costruendo una squadra forte in termini di mentalità ed è stato un gran successo. Apprezzo cosa ho costruito finora, poi si vedrà”. 

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A proposito di questo articolo
Campionati Formula 1
Piloti Jolyon Palmer , Kevin Magnussen
Team Renault F1 Team
Articolo di tipo Intervista