Test Bahrain: Ferrari molto solida in una F1 che cerca i giusti correttivi
Mentre le monoposto giravano a Sakhir, la F1 Commission ha elaborato alcune proposte per andare oltre i problemi del nuovo regolamento. E nel paddock c'è un cauto ottimismo condiviso per il futuro, mentre i valori tecnici restano coperti: la Scuderia svetta con Leclerc, ma Mercedes si è coperta, McLaren e Red Bull non sono affatto lontane
Charles Leclerc, Ferrari
Foto di: Giuseppe Cacace - AFP - Getty Images
Sono state due settimane intense quelle vissute sul circuito di Sakhir. La Formula 1 è arrivata in Bahrain con molti dubbi e altrettanti interrogativi (tecnici e non solo) in attesa di risposte. Sei giorni di test hanno permesso di macinare chilometri preziosi e di abbozzare una prima scala di valori, mentre in parallelo la Formula 1 Commission lavorava per mettere ordine su alcuni temi chiavi.
Il ‘Circus’ che si prepara a volare in direzione Melbourne potrà partire con qualche certezza in più. Si continuerà a parlare di ‘coasting’, ‘harvesting’ di tutti quei termini legati alla gestione dell’energia: caricare e scaricare una batteria resta il nodo centrale di un regolamento che ha trasformato il vecchio motore endotermico in un sofisticato generatore elettrico. In questo scenario trova spazio un cauto ottimismo, la Formula 1, quando è chiamata a fare fronte comune, sa mostrare il suo lato migliore nel tentativo di ridurre o risolvere criticità condivise.
Andrea Kimi Antonelli, Mercedes
Foto di: Steven Tee / LAT Images via Getty Images
Un’anticipazione di ciò che vedremo nel corso della stagione si è intravista tra il primo e l’ultimo giorno di test di Sakhir. In appena sei giornate di attività in pista sono stati risolti diversi problemi ed attenuate alcune criticità. Questo non significa che a Melbourne assisteremo ad un weekend privo di problemi e polemiche, ma con le linee guida delle attuali power unit definite cinque anni fa, ha poco senso oggi spendere tempo ed energie per cercare colpevoli.
La priorità è individuare correttivi nel breve periodo e soluzioni strutturali a lungo termine. I test completati oggi a Sakhir (con settaggi dei motori mirati a ridurre il lift and coast e a favorire i sorpassi) indicano la direzione.
Lando Norris, McLaren
Foto di: Guido De Bortoli / LAT Images via Getty Images
Serve uno sforzo collettivo, mettendo da parte interessi di parte per tutelare il bene comune. Ridurre la potenza elettrica e/o ampliare il raggio d’azione di quella endotermica sono soluzioni che potrebbero essere introdotte già prima di Melbourne, ma la FIA non vuole agire d’impulso. Si è concessa due weekend (Australia e Cina) per avere un quadro chiaro della situazione prima di intervenire.
Sul piano sportivo, in Bahrain è andato in scena il primo atto di una lunga sfida che accompagnerà squadre e piloti per i prossimi dieci mesi. Ci sono state delle conferme, a partire da Mercedes, che aveva già mostrato segnali incoraggianti nello shakedown (a porte chiuse) di Barcellona. Per Toto Wolff sono arrivate indicazioni positive sia dalla pista (la W17 cresce bene e fa sempre più fatica a nascondersi), sia dalla FIA, che ha espresso parere favorevole sulla legalità della power unit 2026.
Nella classifica dei tempi finale spicca la prima posizione di Charles Leclerc, un exploit destinato ad alimentare titoli e aspettative. Il lavoro svolto dalla Ferrari nei test ha evidenziato solidità: il chilometraggio accumulato e la progressione della monoposto giorno dopo giorno rappresentano segnali incoraggianti, così come lo spunto in partenza (altro tema del pre-Melbourne). Tuttavia, nel collocare la Scuderia in una ipotetica gerarchia di inizio stagione, è necessaria cautela. Alle spalle di Mercedes si profila un gruppo compatto formato da Ferrari, McLaren e Red Bull, difficile da ordinare considerando le variabili e i parametri nascosti tipici dei test.
Max Verstappen, Red Bull Racing
Foto di: Sam Bloxham / LAT Images via Getty Images
La SF-26 sembra una monoposto nata bene con una power unit affidabile, ma anche McLaren non è da sottovalutare. A Woking si sono presentati ai test con qualche chilo di troppo ed una power unit con una specifica diversa rispetto a quella del team ufficiale. “Non entro nel merito – ha risposto Andrea Stella – ma abbiamo avuto a disposizione un motore che ci ha permesso di completare tutto il lavoro in programma. Ed era ciò di cui avevamo bisogno in queste prove”. A Melbourne si giocherà a carte scoperte, ed anche la Red Bull potrà inserirsi con forza in questa lotta.
I punti interrogativi sportivi accenderanno la vigilia della trasferta australiana – ed è il bello dello sport. Quelli tecnici, invece, si spera trovino presto una soluzione. Probabilmente serviranno alcune gare per avere un quadro definitivo, ma davanti a una rivoluzione epocale come quella che la Formula 1 si prepara a vivere in vista del Mondiale 2026, è un prezzo quasi inevitabile da pagare.
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