Steiner: "In pista siamo la sesta forza, ma vorremmo fare un altro step"

Il team principal della Haas fa il punto della situazione ad otto mesi dal debutto in Formula 1, con un avvio entusiasmante e qualche rottura di troppo nel periodo più recente: "Ma non sono preoccupato, non siamo allo sbando".

Il buon lavoro svolto dalla Haas nella sua stagione d’esordio in Formula 1 è testimoniato dal poco tempo impiegato ad essere percepita come una realtà stabile del paddock. “Sembra esserci da anni”, raccontava un tecnico di una squadra avversaria, ma in realtà solo otto mesi fa era ancora un oggetto misterioso atteso con curiosità nei test pre-campionato a Barcellona. Da quelle prove è trascorso un arco di tempo che sembra essere lungo e breve allo stesso tempo. Poco per le statistiche, molto per chi ha vissuto gara dopo gara la realtà di un team esordiente.

Un inizio scintillante, con ben ventidue punti conquistati nelle prime quattro gare del Mondiale, poi un periodo sempre a ridosso alla top-10. Dopo, però, ecco dei weekend da dimenticare, con una lunga serie di problemi tecnici che hanno visto Romain Grosjean ed Esteban Gutierrez tornare spesso ai box a piedi. Abbiamo fatto il punto insieme a Gunter Steiner, figura di riferimento della squadra statunitense, sul primo anno di Haas F1 quando al termine della stagione mancano ormai solo quattro Gran Premi.

A Suzuka è tornato il sereno, ma tra Singapore e Sepang, è sembrato che le vetture facessero fatica a completare una sequenza di pochi giri senza avere problemi. Cosa è successo?
“Abbiamo avuto problemi a Singapore e in Malesia. Ma non sono preoccupato, non siamo allo sbando. Ci è successo un po’ di tutto. A Singapore al via del turno FP1 Romain si è ritrovato senza pressione nel turbo, ed è stato necessario smontare la power unit, perdendo così l’intera sessione. Poi, pochi istanti prima di schierarsi per la gara sempre la sua monoposto ha avuto un problema al sistema breake-by-wire che non gli ha permesso di essere al via del Gran Premio. Abbiamo poi scoperto che il problema era un cavo connesso male che dopo si è staccato. In Malesia in gara si è rotto un disco del freno, e non abbiamo capito perché. Non abbiamo visto nulla di anomalo nei dati della monoposto. Ma fa anche parte delle corse, abbiamo commesso degli errori noi, così come ci sono stati dei fattori esterni che ci hanno impedito di essere dove volevamo essere”.

Ecco, dove volevate essere?
“Gara dopo gara si sono definite come sempre le gerarchie dei valori in campo. Come velocità in pista siamo la sesta forza, in alcune circostanze la settima. Ci siamo collocati in quella zona. Ed infatti per sette volte siamo transitati sotto la bandiera a scacchi in undicesima posizione. Se non succede qualcosa a chi ci precede siamo li. A volte siamo stati noi ad avere dei problemi, come a Spa, e non abbiamo colto l’opportunità. Poi ci sono delle piste in cui la Toro Rosso va molto bene, e una McLaren che sta crescendo, e parliamo pur sempre della McLaren. Vorremmo fare un passo avanti ulteriore, che ci consentirebbe di entrare in zona punti con regolarità, ma non è semplice”.

Leggendo una classifica che vi ha visti iniziare il Mondiale alla grande, si potrebbe pensare che abbiate pagato un lavoro di evoluzione inferiore rispetto ai diretti concorrenti.
“Credo cha sul fronte dello sviluppo della monoposto siamo stati nella media. Ma dobbiamo anche capire come gestire gli aggiornamenti. C’è un numero teorico che indica i miglioramenti garantiti dalle novità tecniche, ma quello che non si sa è quanto le nuove soluzioni impatteranno con il resto della vettura, in parole povere le controindicazioni. Perché una cosa è il mondo virtuale, tutt’altra quello reale. La galleria del vento emette dei verdetti, ma a volte la pista è diversa. Una volta c’era la possibilità di poter provare al di fuori del weekend di gara, e valutavi ogni nuova soluzione con calma. Oggi hai i 90 minuti della sessione FP1, in cui devi provare le gomme, il setup, e buttare sulla macchina dei pezzi nuovi. Non è semplice, a volte le novità richiedono un adattamento del setup per vedere dei miglioramenti, e ci vuole tempo per capire come far funzionare tutto al meglio”.

Passiamo al 2017: cosa cambierà, se cambierà qualcosa, in casa Haas?
“Proseguiremo con la stessa organizzazione di quest’anno. Ci sarà qualche modifica, diciamo dei piccoli miglioramenti, Avremo più personale, un piccolo remote garage nella sede di Banbury, e ottimizzeremo altri aspetti. Non vogliamo cambiare, ma migliorare. Aumenteremo un po’, una quindicina di persone in più che andranno a potenziare soprattutto la squadra corse”.

Il personale in pista è quello che è andato più in affanno in questo Mondiale?
“C’è stato molto, molto lavoro da fare. Potenzieremo la squadra, ed in più avremo del personale che dalla sede sgraverà un po’ del lavoro di chi è in pista. Abbiamo già aumentato durante la stagione il numero di aerodinamici, una decina in più rispetto allo scorso anno. Andiamo avanti con la nostra filosofia, senza grandi campagne di assunzioni, ma figure mirate alle esigenze che si presentano. Non è neanche facile trovare le giuste figure, a volte hanno un gardening di sei mesi, in un caso abbiamo dovuto aspettare un anno”.

Si è parlato più volte di un ruolo che potrebbe avere la Haas come squadra satellite della Ferrari in cui far crescere i piloti della Driver Academy. Cosa c’è di vero?
“Se la qualità del pilota è buona, perché no? Stiamo seguendo da vicino la crescita di Charles Leclerc, che ha già girato con noi, e siamo molto attenti ai suoi progressi, vedremo come maturerà. Abbiamo una porta aperta su questo fronte, ma anche noi, come team, vogliamo dei risultati. Abbiamo bisogno di un pilota che sia pronto per andare in zona punti, se poi fa parte della famiglia Ferrari ancora meglio”.

Romain Grosjean a volte sembra molto agitato, soprattutto quando parla via-radio per informarvi di varie problematiche, cosa tra l’altro abbastanza frequente nelle ultime gare. Come si relaziona con la squadra?
“È il suo carattere. Sarebbe facile per me dirgli “non urlare via radio”, e lo farebbe. Ma Romain è così, lui si sfoga, e quando scende dalla macchina è sempre calmo e professionale. A Singapore ho dovuto calmarlo un po’ quando non ha potuto prendere il via della gara, ma per il resto mai un problema. Poi, quando ci sta….ci sta. Non è cattivo né polemico. Mi hanno raccontato persone che lo conoscono da tempo che anni fa ci voleva una settimana per calmarlo, poi crescendo quel tempo è diventato mezza giornata, ed infine qualche minuto, come è oggi”.

Il tandem di piloti 2016 sarà confermato anche per il prossimo Mondiale?
“Prossima domanda? Non confermo e non nego, ma posso dire che siamo a posto con i piloti. Romain ha un rapporto buono con la squadra, c’è molta fiducia reciproca, e vogliamo mettere a tacere ogni voce in breve tempo”.

Quando è stato ufficializzato l’arrivo del gruppo statunitense Liberty al timone della Formula 1 è stata per voi (squadra Usa) una buona notizia?
“Solitamente gli statunitensi sono molto bravi sul fronte commerciale, ma non so ancora se noi come Haas avremo o meno dei vantaggi. Sicuramente le squadre di vertice parleranno con Liberty prima di noi, ma finora non hanno ancora presentato un piano: aspettiamo e vediamo, al momento non è cambiato nulla. E se cambia, speriamo cambi in meglio”.

In questa prima stagione di Formula 1 della Haas, è andato tutto come da programma o ci sono state delle sorprese più o meno gradite?
“Non c’è stato un aspetto che possiamo dire che sia andato male. Ci sono stati molte piccole cose che col senno di poi avremmo fatto diversamente. Abbiamo commesso degli errori, ma per fortuna niente di traumatico”.

Le discussioni sui test pre-campionato hanno spaccato il paddock. Da una parte chi spera di andare in Bahrain, in condizioni ambientali perfette, dall’altra chi preferisce i costi ridotti e la vicinanza di Barcellona. Quale è la posizione della Haas?
“L’ideale sarebbe così: ci sono due sedi previste Bahrain e Barcellona, andate dove volete. Se un team decide di non andare in Bahrain, che vada a Barcellona. Se poi però piove o fa molto freddo, è un problema suo. Non mi sembra neanche corretto obbligare tutti ad andare in Bahrain, visto che i costi sono maggiori e sono a carico delle squadre stesse”.

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A proposito di questo articolo
Campionati Formula 1
Piloti Romain Grosjean , Esteban Gutiérrez
Team Haas F1 Team
Articolo di tipo Intervista