Stefano Domenicali a ruota libera

Il Direttore della Gestione Sportiva Ferrari ha parlato oggi al Motor Show

Continua la carrellata di personaggi di spicco del mondo dei motori presenti al Motor Show 2010. Oggi è stata la volta di Stefano Domenicalo, Direttore della Gestione Sportiva Ferrari, che ha risposto alle domande di giornali ed appassionati. E non sono mancate le domande ma soprattutto le risposte interessanti date dal dirigente imolese. Il 2011 sarà pieno di novità, come vi state preparando? Noi siamo proiettati al prossimo anno, ce lo impone il nostro atteggiamento che vuole farci guardare avanti, ma senza dimenticare quello che è successo nella stagione che si è conclusa da poco, cercando di portarci a casa le cose belle che abbiamo fatto e cercando di correggere e migliorare le cose che non sono andate bene quest'anno. E' chiaro che è stata una stagione per tanti versi molto strana, che ha visto tantissime fasi susseguirsi una dietro l'altra: una prima gara esaltante, un periodo difficile in estate. Un periodo anche più duro in cui nessuno poteva immaginare che l'ultima gara potesse diventare decisiva per la vittoria del mondiale. Ci siamo arrivati e purtroppo non abbiamo portato a casa il risultati a cui tutti tenevamo. E' chiaro, è una grande delusione, ma questo fa parte dello sport ed è da questi momenti che bisogna cementare la forza della squadra per migliorare e guardare avanti. Come potete immaginare lo sviluppo della vettura per il prossimo anno è già partito ed è in fase avanzata. Quello che vi posso dire è che la macchina che vedrete alla prima gara in Bahrain sarà diversa da quella che vedrete all'inizio dei test in febbraio, perchè l'evoluzione è continua e non possiamo fermarci mai. Ci sono tante novità, innanzitutto da un punto di vista tecnico. La più importante è che dopo tanti anni di vittorie insieme a Bridgestone ci sarà un cambiamento di fornitori di pneumatici con l'arrivo della Pirelli: una tecnologia italiana e per questo sono molto contento che Pirelli abbia accettato questa sfida. Non sarà facile, ma da un punto di vista tecnico sarà importante capire se la macchina è stata progettata bene visto che gli pneumatici sono totalmente nuovi. Io mi aspetto dei pneumatici che per scelta siano più morbidi per aumentare lo spettacolo, ma anche per avere delle gomme meno “conservative”, che possono privilegiare le prestazioni dei piloti favorendo i tentativi d'attacco. Abbiamo anche la reintroduzione del KERS che ci permetterà di sfruttare la macchina insieme all'altra novità che è l'ala mobile posteriore, per dare la possibilità in determinati punti della pista di attivare questo dispositivo per dare meno carico e per poter sfruttare al massimo il fatto di essere più veloce per chi è dietro. L'obiettivo ovviamente è tentare di incrementare le possibilità di sorpasso. Un'altra importante novità è l'abolizione del doppio fondo che ha creato tante polemiche, soprattutto lo scorso anno. Se non mi sono dimenticato niente, direi che queste sono le cose principali su cui sta lavorando la squadra. Quest'anno, è inutile negarlo, ma avevamo una vettura che dal punto di vista prestazionale non era certamente la più veloce, nonostante questo siamo riusciti a combattere fino in fondo. L'obiettivo è avere una monoposto più competitiva fin dall'inizio perchè se sarà così è chiaro che la gestione sarà più facile. Detto questo, l'importante è avere un approccio costruttivo come sempre, cercare di migliorare l'organizzazione senza troppi proclami e questo è quello che stiamo facendo. Non c'è il rischio che tutte queste novità tecniche possano complicare ulteriormente la situazione della Formula 1 invece che semplificarla? Io dividerei le cose in due: da una parte il KERS e dall'altra l'ala mobile. Dal punto di vista della tecnologia credo che il KERS sia un'evoluzione che va in linea con quello che deve essere l'apporto che la Formula 1 deve dare al mondo delle vetture stradali. E visto che il recupero dell'energia con questi dispositivi è e fa parte del futuro del mondo automobilistico, credo che sia giusto che la Formula 1 lo utilizzi nel mondo delle competizioni sportive, anche perchè può anche fornire un vantaggio prestazionale se utilizzato al meglio. Questo per la Ferrari è un banco di prova per un sistema che verrà sicuramente introdotto sulle vetture di serie e questo è coerente a quello che la Ferrari ha sempre fatto negli ultimi anni, ovvero il trasferimento di tecnologie provenienti dal mondo della Formula 1 alle vetture di serie: non dimentichiamo il cambio sul volante, i materiali in fibra di carbonio, i motori e il traction control. Questo credo che sia coerente e corretto. Sul tema dell'ala posteriore mobile invece dobbiamo ancora fare un po' di chiarezza e valutare il suo funzionamento. Sicuramente sappiamo che è un sistema che funziona solo in certe parti della pista. Per prima cosa bisogna cercare di capire se il sistema è funzionante dal punto di vista “hardware”, poi con le simulazioni bisognerà valutare se è in grado di dare una differenza di velocità importante per agevolare i sorpassi. Però bisogna anche evitare che questo sia un sistema che crei dei sorpassi fittizi. Il primo approccio su questo tema è positivo, ma dobbiamo cercare di sfruttare al meglio questo regolamento. In ogni caso credo che in futuro la Formula 1 debba orientarsi sempre di meno sull'aerodinamica e sempre di più sulla meccanica, anche perchè l'aerodinamica non è così importante nel mondo delle vetture stradali, mentre in Formula 1 accade esattamente il contrario. Per questo credo che le linee di sviluppo dovranno andare in questa direzione. Ieri il Consiglio Mondiale ha abolito la norma che vietava gli ordini di scuderia. Sappiamo che la Ferrari è la scuderia che ha vinto di più in questi anni, ma forse ha avuto un po' di mancanza di tatto nella gestione di queste situazioni. In questa maniera non si rischia di far passare il messaggio che la Ferrari è l'unica che gioca su queste situazioni, anche se in realtà non è così? In questi anni ci si è preoccupati di aspetti cosmetici piuttosto che di aspetti sostanziali e questo è un dato di fatto. Noi abbiamo sempre detto che la Formula 1 è un gioco di squadra e che debba essere riconosciuto come tale. Poi sul fatto che queste cose, pur essendo fatte in maniera più o meno evidente, ci siano sempre state. Si tratta solo di non tenere le fette di prosciutto davanti agli occhi. Su questo punto credo che noi siamo stati sempre coerenti, ma se dobbiamo parlare del tatto della comunicazione radio allora posso essere anche d'accordo. Però se la preoccupazione è che non ci sia la percezione di una qualcosa di anomalo, allora non stiamo più parlando di sport. Si parla molto della politica ecologica che sta provando ad intraprendere la Formula 1, non avete mai pensato di realizzare un motore turbo alimentato a metano che sarebbe molto ecologico ma al tempo stesso prestazionale? Da un punto di vista sportivo è chiaro che c'è la volontà di rivedere i motori della Formula 1 in una duplice direzione. Da un lato c'è l'esigenza di essere più vicini ai motori delle vetture stradali e dall'altra quella di una maggiore coerenza con l'utilizzo nuove tecnologie, come ad esempio il recupero delle energie dissipate. Anche il mondo industriale però avrà due target importanti in futuro: per prima cosa bisogna tenere conto delle regolamentazioni sempre più restrittive per quanto riguarda le emissioni, che dipendono anche da paese a paese. Sicuramente quindi il turbo è il futuro delle nostra motopropulsione. Sul fatto che debba essere a metano o alimentato con altri carburanti, devo dire che in questo momento il metano non è stato considerato per una serie di motivi tecnici. Sicuramente però noi siamo molto attivi su questi temi: credo che l'attenzione che stiamo avendo sia un segnale importante, perchè vogliamo far capire che anche noi dell'automobilismo sportivo non siamo un mondo a parte. Sotto questo profilo credo che stiamo andando nella direzione giusta. Visto quanto si parla negli ultimi tempi di aziende che lasciano l'Italia per paesi dove la manodopera costa meno, quanto conta realmente per una azienda come la Ferrari l'eccellenza e la cultura ingegneristica italiana? Parlo per una attività come la Formula 1. È chiaro che noi siamo in una situazione di "isolamento" rispetto al mondo della F1, che ha base fondamentalmente in Inghilterra. Noi, grazie al nostro Presidente, abbiamo cercato di investire nelle qualità italiane al massimo livello. Questo però non deve diventare un elemento limitante perché se ci sono delle persone brave, con competenze, che vengono dall'estero, bisogna portarle in casa per poter far crescere i giovani dipendenti con una cultura ed un approccio diverso. L'importante, nel cercare di avere al massimo una Ferrari il più italiana possibile, è di non diventare autoreferenziali ed autolimitati. Per cui nelle aree in cui in Italia non siamo forti, è giusto importare dall'estero le competenze per far crescere il mondo italiano. In Formula 1, specificatamente, l'area in cui siamo più carenti è l'aerodinamica. Sotto questo profilo dobbiamo crescere tanto, imparare di più, crescere come scuole/università, come strumenti di utilizzo e come cultura. La cultura la riesci a generare se te ti guardi intorno e se riesci ad importare le persone e le metodologie che sono vincenti.. e dè quello che cerchiamo di fare su tutti i livelli. Nelle moto ci si diverte per via dei tanti sorpassi in staccata. In Formula 1 la frenata è devastante, dentro la curva. Perché non ridurre la potenza frenante? Se ci fosse una soluzione facile, probabilmente l'avremmo già trovata. Il fatto è che la Formula 1 ha una capacità spaventosa di reagire ai cambiamenti e in un mese le squadre riescono a recuperare quello che tu credevi di aver tolto definitivamente col regolamento. Non è facile, sicuramente il tema dell'impianto frenante è tra i più importanti, ma il più importante è sicurametne quello della scia. In questo momento già una vettura due secondi più indietro rispetto a quella che la precede (che è tanto) risente della turbolenza aerodinamica. Bisogna lavorare tantissimo per evitare che questo avvenga, e abbiamo visto diverse volte questa stagione delle situazioni in cui cui una vettura molto più veloce non riesce a passarne una molto più lenta per via di questi vortici che creano un effetto destabilizzante alla vettura che rendono impossibile superare. È il tema del futuro della Formula 1, che contiene il discorso dei freni ma non solo. Fra le modifiche Fia anche alcune che puntano alla sicurezza dei piloti. La Ferrari che sta facendo a questo riguardo? Il prossimo anno il regolamento avrà ulteriori step per migliorare la sicurezza del telaio, con un pannello messo ai lati delle gambe per evitare l'intrusione dei braccetti delle sospensioni, e dopo l'incidente di Abu Dhabi tra Schumacher e Liuzzi si stanno studiando delle strutture che evitino questo tipo di impatti. Il problema per questo è la visibilità, per aumentare la sicurezza ma non limitare ancora di più la visibilità già limitata dei piloti. L'obiettivo è attuare queste modifiche già per il 2011 o al massimo il 2012. Le aree ancora critiche che devono essere coperte sono quelle della testa e quella delle ruote, per evitare agganci come quello che ha fatto decollare Mark Webber a Valencia ma senza snaturare il concetto di "formula". Inoltre alcuni fornitori di caschi stanno lavorando per rendere più resistenti le visiere senza però doverle rendere più grosse, visto che poi questo deforma la visuale. Quando Valentino Rossi in Ferrari? Lui alla Ferrari ha la porta aperta sempre. Al di là del rapporto personale, il rapporto tra Valentino e la Ferrari è nato tanti anni fa e continua, ma prima lui ha la sfida di portare al titolo la Ducati. Credo che lui pal momento sia concentrato su quello, noi tifiamo per lui, poi per il futuro si vedrà. Cosa avete provato in Barhein vedendo Schumacher nel box Mercedes? È chiaro che averlo visto vestito di grigio ci ha fatto effetto, ma siccome ne avevamo già parlato nell'inverno eravamo già un po' preparati. A livello personale e di squadre è ovvio che rimane tutto quello che c'è stato. Noi dobbiamo guiardare avanti e lavorare per rifare un periodo così vincente con altre... "combinazioni". In vista del cambiamento regolamentare del 2013, come pensate di poter fare questi cambiamenti senza fare test? Siamo passati da un eccesso all'altro. Prima si facevano 90.000 chilometri di test, ora meno di 10.000. È cambiata la metodologia di lavoro, e quello che prima si provava in pista ora si prova sviluppando banchi prova e simulatori. Insomma chi ha i soldi da spendere li spende. Il problema è che non si dà ai giovani piloti la possibilità di crescere. È un tema che ho portato all'attenzione della Federazione Internazionale e delle squadre ieri a Montecarlo ed è un tema a cui speriamo di poter dare delle risposte già da quest'anno, perché altrimenti si rischia in futuro di non avere piloti all'altezza. Quest'anno ci sono state molte critiche verso Massa, ma in tanti si dimenticano che secondo Sid Watkins [il medico della F1, NdR] ci vogliono circa due anni per recuperare da un incidente come quello che ha avuto in Ungheria nel 2009. L'anno prossimo come vedremo Felipe? Io credo che tornerà competitivo. Dopo una stagione difficile è ovviamente il primo a volersi riscattare come uomo e come pilota, però così come nel 2008 dopo due gare tutti volevano a mandarlo via e poi alla fine ha quasi vinto il mondiale piloti, altrettanto mi aspetto da lui per l'anno prossimo, con voglia di dimostrare chi è, sapendo che la squadra gli darà tutto per permettergli di fare il massimo. Io mi aspetto un Felipe agguerrito, perché ne abbiamo bisogno e perché anche lui ne ha bisogno. Sono insomma positivo sotto questo aspetto. Quando un pilota italiano sulla Ferrari? Nessuno più di me sta cercando di portare in casa giovani piloti italiani. Noi abbiamo creato, perché molto interessati a questo tema, una scuola di piloti che deve essere internazionale ma con un occhio particolare verso la collaborazione con la Csai. Stiamo cercando di fare crescere i piloti italiani. Bisogna fare in modo che non ci siano troppe formule, per non disperdere i talenti e per non disperdere i soldi investiti. Noi ce la mettiamo tutta per quello che possiamo fare e credo che la Csai negli ultimi anni abbia lavorato nella maniera giusta e ha creato un campionato di F.Abarth molto interessante, la Formula 3 è stata il miglior campionato a livello europeo e la prossima stagione ci saranno oltre 30 iscritti. C'è bisogno probabilmente di un tassello intermedio tra la F3 e la Gp2 su cui si sta lavorando. Noi ce la mettiamo tutta, ma c'è anche bisogno di talenti. Ci sono periodi in cui i talenti non escono, bisogna aspettare il momento giusto. Compito della Federazione e compito anche nostro è di cercare di dare la possibilità a chi se lo merita di crescere. A brevissima scadenza non ne vedo di talenti straordinari che possano arrivare subito in Formula 1. Stiamo investendo su piloti di 14/15 anni che partono dal kart perché crediamo in loro, ma non è semplice. In più un italiano in Ferrari deve essere un super talento, perché resistere alla pressione sulle spalle con quel tipo di responsabilità... deve avere veramente i "contro...".
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