Simulazione Ungheria: l'ultima curva impegna molto le gomme
La pista magiara ha un solo rettilineo, ma presenta curve che obbligano a prendere un certo ritmo: le gomme e la meccanica, quindi, sono sottoposte a stress se non si modificano gli impianti di raffreddamento. C'è una sola staccata, quella di Curva 1 dove si sollecitano i freni, mentre secondo i dati di Megaride è la curva 14 quella che sollecita di più gli pneumatici.
L’Hungaroring, in Ungheria, ospita l’ultima prova del Mondiale prima della pausa estiva. Il circuito magiaro è ben noto per la sua tortuosità, dettata da curve neanche poco lente ma con pochi rettilinei e carreggiata stretta. La pista, infatti, si caratterizza per la bassa velocità media che rende difficile il raffreddamento delle power unit e dei freni.
Lungo poco più di 4 km, il tracciato è molto assimilabile a quello di Monte Carlo: la sua tortuosità rende difficili i sorpassi, se non nelle prime curve del primo settore, quindi partire davanti diventa di fondamentale importanza.
Se a ciò si aggiunge che è richiesto un elevato carico aerodinamico, diventa chiara la somiglianza col tracciato monegasco: le strategie saranno dunque da studiare per poter effettuare sorpassi, così come la gestione delle eventuali Safety Car.
Data la sua natura tortuosa, non c’è da meravigliarsi che lo stress in laterale sia da controllare per la gestione delle gomme, come suggeriscono i tecnici di MegaRide, grazie al grafico proposto in basso, ottenuto mediante il loro modello termico.
Energia termica generata dagli pneumatici all'Hungaroring
Photo by: MegaRide
Molto critica sarà la gestione dell’anteriore sinistra, che è quella dove viene generata maggior energia secondo le simulazioni, specie in curva 14, l’ultima prima del traguardo. Per il resto del giro si segnalano diversi tratti in frenata e accelerazione che generano una quantità di energia non trascurabile: anche la trazione sarà importante durante il weekend.
La frenata più impegnativa, oggetto di focus dei tecnici di MegaRide, è quella di curva 1, con una decelerazione di più di 200 km/h. In corrispondenza di questa curva, si registra un incremento termico del 35% sulle gomme anteriori.
Le altre frenate sono molto meno impegnative ma frequenti, non esistono molti tratti in cui le gomme possono raffreddarsi, se non brevemente sul rettilineo principale.
Solitamente sono attese temperature elevate e queste oltre che a influenzare le prestazioni delle monoposto e delle gomme, saranno cruciali anche per i piloti che faticheranno molto durante la gara.
Nelle ultime stagioni però ci sono state molte gare sotto la pioggia, che ha movimentato molto un Gran Premio solitamente “noioso”. L’asfalto non molto abrasivo non dovrebbe generare molta usura, ma il degrado potrà essere certamente rilevante se le temperature saranno alte, considerando che per la maggior parte del giro viene a mancare l’effetto della convezione con l’aria, o quanto meno è poco rilevante, vista l’assenza di molti tratti rettilinei.
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