Rosberg: l'addio di chi non vuole più scalare una vetta che già conosce

L'annuncio del ritiro di Nico dalla Formula 1 è arrivato come un fulmine a ciel sereno, ma ad Abu Dhabi erano già rintracciabili alcuni segnali della sua voglia di mollare. E la voglia di stare accanto alla famiglia si faceva sempre più grande.

Rosberg: l'addio di chi non vuole più scalare una vetta che già conosce
Nico Rosberg, Mercedes AMG F1
Nico Rosberg, Mercedes AMG F1
Nico Rosberg, Mercedes AMG F1
Nico Rosberg, Mercedes AMG F1, Toto Wolff, Mercedes AMG F1 Shareholder and Executive Director
Petronas employees welcome Nico Rosberg, Mercedes AMG F1
Petronas employees welcome Nico Rosberg, Mercedes AMG F1
Nico Rosberg, Mercedes AMG F1 celebrates his first Drivers World Championship title
Nico Rosberg, Mercedes AMG F1 celebrates his first Drivers World Championship title

Esplosa la bomba, è tempo di riflessioni. Torniamo indietro di cinque giorni, alla domenica sera di Abu Dhabi. Il Nico Rosberg arrivato nella tradizionale conferenza stampa post-gara era esausto, al punto da sembrare quasi in trance. Ci sta, quando si corre una vita per un obiettivo e lo si è raggiunto da pochi minuti. Ma non era certo quella l’espressione del Lewis Hamilton campione visto lo scorso anno e due anni fa.

Nico lo ha detto più volte: "Ho dato tutto", e probabilmente non era una frase di circostanza. Il 2016 per lui non è stato un anno, ma un decennio. L’inizio folgorante, il difficile mese di luglio, la rinascita dopo la pausa estiva. Ma sempre con la pressione a mille, con quel box diviso a metà anche se con gli stessi colori.

Ed è questo il punto. Ci sono piloti, come Lewis Hamilton o Fernando Alonso, che nelle situazione tese trovano il loro habitat naturale. Ci sguazzano, è il loro territorio. Per Rosberg no, c’è un limite oltre il quale il contesto inizia a pesare, e non poco. Se un pilota rinuncia ad una cifra tra i 50 ed i 60 milioni di euro (questo avrebbe percepito Rosberg nel prossimo biennio) c’è un disagio che va oltre ogni tornaconto economico.

L’annuncio dello stop di Rosberg ha sorpreso, ovviamente, ma riflettendoci i motivi ci sono. Nico non fa vita glamour, arriva da una famiglia benestante e le sue scelte non sono dettate da motivi economici. Ha vinto, ha raggiunto l’obiettivo, e l’idea di ripresentarsi tra meno di tre mesi a Barcellona per iniziare un’altra stagione ad alta tensione (interna) probabilmente non lo allettava per nulla.

Lo ha detto più volte Rosberg: "Ho una famiglia straordinaria, ma passo più tempo con Georg (il suo assistente personale)". E ci sta anche questo, che ad un certo punto un pilota di 31 anni, giunto sul tetto del mondo, metta sulla bilancia qualcosa che manca, contro qualcosa che non ha più lo stesso fascino di qualche anno fa.

Ora è più comprensibile il suo calo nervoso dopo la bandiera di Abu Dhabi. Mentre per tutti era la sbornia da successo, Nico sapeva in cuor suo che stava lasciando la Formula 1, come Button e Massa a qualche box di distanza. Se lo sarà imposto: "se vinco, mollo", e ha vinto. Un saluto da campione, da vincente, e da chi ha molto probabilmente non ha più voglia di scalare una montagna di cui già conosce la vetta.

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