Retroscena Ferrari: ecco perché non è stato dato il via libera a Raikkonen

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Retroscena Ferrari: ecco perché non è stato dato il via libera a Raikkonen
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30 lug 2017, 17:13

Il muretto della Ferrari temeva che una volta andato in testa Kimi, Vettel avrebbe fatto più fatica a difendersi dal ritorno di Hamlton. Il problema allo sterzo di Vettel ha nascosto il vero potenziale della Rossa che è tornata a vincere dopo due mesi.

Il vincitore della gara Sebastian Vettel, Ferrari SF70-H
Il vincitore della gara Sebastian Vettel, Ferrari SF70-H supera la linea del traguardo
Podio: il vincitore della gara Sebastian Vettel, Ferrari
Sebastian Vettel, Ferrari SF70-H
Il vincitore della gara Sebastian Vettel, Ferrari SF70-H prende la bandiera a scacchi
Podio: il vincitore della gara Sebastian Vettel, Ferrari, il secondo classificato Kimi Raikkonen, Ferrari, il terzo classificato Valtteri Bottas, Mercedes AMG F1, Jock Clear, Chief Engineer Ferrari
Sebastian Vettel, Ferrari SF70H, Kimi Raikkonen, Ferrari SF70H
Sebastian Vettel, Ferrari SF70-H al comando alla partenza della gara
Una safety car precede Sebastian Vettel, Ferrari SF70H, Kimi Raikkonen, Ferrari SF70H
Sebastian Vettel, Ferrari SF70-H pit stop
Il vincitore della gara Sebastian Vettel, Ferrari
I meccanici del team Ferrari festeggiano nel parco chiuso

Quando l’adrenalina che è salita alle stelle durante i settanta giri del Gran Premio d’Ungheria sfumerà definitivamente, per la Ferrari inizierà una serena pausa estiva. I risultati delle quattro gare che hanno preceduto la trasferta di Budapest avevano reso la tappa sull’Hungaroring di un’importanza cruciale.

Due mesi senza vittorie, con una classifica sempre più corta ed il fiato sul collo di una Mercedes tornata a fare paura. Serviva la risposta. Ed è arrivata, forte, al termine di una corsa che ha riassunto in un’ora e quaranta minuti molti aspetti dell’automobilismo da corsa.

La fuga iniziale delle Rosse (ed in particolare di Sebastian Vettel), l’apprensione dell’imprevisto tecnico, il gioco di squadra con il ‘beau geste’ finale di Lewis Hamilton, e quello fratricida di inizio gara di Max Verstappen. Scelte tecniche, strategiche, gestionali, un intreccio di gomme da gestire, posizioni da cedere e restituire, e contratti da firmare.

Iniziamo dai numeri, perché al di là dei tanti spunti offerti dal Gran Premio d’Ungheria, sono sempre le classifiche a determinare gli scenari futuri. Vettel ha riallungato, recuperando tredici dei diciannove punti persi a Silverstone nei confronti di Lewis Hamilton e prendendo un buon margine nella classifica di campionato.

Che le due SF70H potessero sbancare l’Hungaroring era un pronostico facile prima dello spegnimento del semaforo, ed i 24 giri iniziali di gara hanno confermato le previsioni. Poi l’allarme di Seb via-radio, ma soprattutto le immagini on-board che hanno mostrato il volante del tedesco inclinato sulla sinistra in pieno rettilineo.

La gara da quel momento ha cambiato volto, ridando speranza ad una Mercedes rassegnata al ruolo di scudiera (grazie anche all’harakiri Red Bull) e complicando parecchio le strategie della rossa.
“Ho sofferto molto – dirà dopo la corsa il presidente Sergio Marchionne – questa gara è sembrata davvero lunga. Mi sono spellato le mani, ma la gioia finale è stata bellissima”.

Con Vettel costretto a guidare scansando i cordoli (il tempo perso è stato calcolato dai sei ai sette decimi al giro) è emerso il contributo fondamentale di Kimi Raikkonen, che in una giornata che non ricorderà come la più soddisfacente della sua carriera ha probabilmente messo la sigla per un 2018 in rosso.

Il dubbio del box Ferrari era se lanciare il finlandese verso un successo più che possibile lasciandogli via libera, o se mantenerlo alle spalle di Vettel per proteggere il tedesco dalla pressione di Hamilton.

La decisione è emersa al giro 33, quando Kimi è stato richiamato ai box per il pit-stop, una tornata dopo il compagno di squadra. Se fosse rimasto in pista per qualche giro in più, Raikkonen dopo il cambio gomme sarebbe uscito dalla pit-lane davanti a Vettel, e probabilmente avrebbe vinto il Gran Premio d’Ungheria.

La Ferrari avrebbe però messo a rischio la doppietta, e complicato non poco la vita a Vettel. Seb, decisamente in difficoltà, avrebbe avuto meno armi per difendersi da Hamilton, e lo stesso Lewis sarebbe stato molto più agguerrito nel confronto diretto con l’avversario nella volata Mondiale.

Al muretto del Cavallino non hanno avuto esitazioni nello scegliere la strategia, e la scelta è stata quella corretta, come ha confermato la seconda doppietta stagionale. Il +14 di Vettel nei confronti di Hamilton è un margine piccolo ed ampio allo stesso tempo, ma conferma che gara dopo gara la Ferrari è sempre li. “Daremo il massimo in pista ed anche al tavolo delle regole - ha commentato il presidente Marchionne mentre lasciava Budapest – ci confrontiamo con avversari importanti e nulla sarà trascurato. Oggi abbiamo visto quanto è stato importante il contributo di Kimi, siamo una squadra”.

La gara di Budapest, a causa del problema allo sterzo accusato da Vettel, non ha permesso di vedere in pieno quanto la Ferrari sarebbe stata in grado di infliggere alla Mercedes in termini di distacco. Le quattro settimane che separano la Formula 1 dal Gran Premio del Belgio non permetteranno di rispondere al grande interrogativo del dopo-Budapest, ovvero cosa ha contribuito maggiormente a mettere le ali alla SF70H.

Sono state le condizioni pista/temperatura o gli aggiornamenti tecnici portati in Ungheria? Probabilmente entrambi i fattori hanno influito, ma in quale percentuale? La risposta, con calma, dopo la pausa estiva, arriverà del tandem di gare Spa-Monza che chiarirà molto le gerarchie autunnali...

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