Red Bull: con Lindblad in F1 è scattata la "operazione Verstappen 2.0"
Helmut Marko ora rischia: non guarda ai risultati, ma cerca il talento. L'obiettivo è ripetere l'operazione Verstappen che ha dato e sta dando frutti su frutti. Ecco perché Arvid Lindblad sarà al via del Mondiale di F1 2026 con la Racing Bulls.
Arvid Lindblad, Red Bull Racing
Foto di: Andy Hone/ LAT Images via Getty Images
Arvid Lindblad è la nuova scommessa di Helmut Marko. Diciottenne, nato a Londra di origini indiane e svedesi, è entrato a far parte della famiglia Red Bull nel 2021, grazie ad un buon percorso nel karting. La stagione successiva, appena compiuti i quindi anni, arriva il primo assaggio in monoposto, ma il vero esordio è nel 2023 nel campionato italiano di Formula 4. Una stagione da protagonista ma con un crollo nella fase finale che lo porta a perdere un campionato che sembrava già nelle sue mani.
A Marko basta per promuoverlo. Lindblad salta la Formula Regional e approda direttamente in F.3. Vince la gara d’esordio (la sprint race in Bahrain), ottiene altri tre successi ma negli ultimi tre appuntamenti in calendario arrivano zero punti. Chiude quarto in campionato (miglior esordiente) e per Marko è sufficiente per il passaggio diretto in F.2. In inverno partecipa e vince la Formula Regional che si disputa in Oceania (strategica per arrivare ad ottenere i punti necessari per la superlicenza) poi arriva la stagione in F.2 che si concluderà questo fine settimana. Il campionato di Lindblad mostra sprazzi importanti, è buono nel complesso (al momento occupa la sesta posizione) tuttavia nel paddock di F.2 sono in molti a sostenere che ad Arvid servirebbe una seconda stagione per mettere tutto a fuoco. Ma, ancora una volta, per Marko va bene così: arriva la promozione in Racing Bull per la stagione 2026.
Quello di Lindblad è un caso che rispecchia chiaramente la filosofia adottata da Red Bull nella scelta dei suoi piloti. I risultati non sono tutto, al primo posto tra le qualità che un candidato deve avere c’è il ‘driver skill’, il talento. È l’effetto Verstappen.
Max Verstappen, Red Bull Racing, Helmut Marko, Red Bull Racing
Foto di: Mark Thompson / Getty Images
Marko, e la stessa Red Bull Racing, hanno cambiato la loro storia grazie alla scommessa fatta undici anni fa su Max; un passaggio che ha rivisto i criteri di valutazione utilizzati dalla squadra. Quanto la Red Bull abbia capitalizzato con l’operazione Verstappen è sotto gli occhi di tutti, ma all’interno dei vertici dell’azienda c’è anche un timore enorme: la paura di perdere Max.
Il team ha fatto (e farà) di tutto per prolungare il più possibile il rapporto con Verstappen, ma allo stesso tempo da qualche anno è partita la caccia al prossimo Max. Replicare quanto fatto è impossibile, i limiti di età e quelli relativi alla superlicenza non permetterebbero oggi di vedere al via di un Gran Premio il Verstappen del 2015, ma l’approccio ricalca quello che ha avuto successo dieci anni fa. Tanta fretta, bruciare le tappe, mettere un giovane nelle condizioni di dover ambientarsi in un nuovo contesto in tempi brevissimi, una seconda stagione in un campionato è vista quasi come una bocciatura.
Il concetto di maturazione è stato messo da parte, Marko cerca un pilota che sappia riscrivere regole come a suo tempo ha saputo fare Verstappen. Le possibilità di fare centro sono ovviamente ridotte, ma basta un successo per dare un senso e giustificare un decennio di tentativi. È, di fatto, un’operazione Verstappen 2.0, iniziata già da qualche anno. Hadjar per ora è in linea con quanto chiesto da Marko, da qui la promozione al fianco di Max. Mentre Isack affronterà la sfida più difficile, Lindblad dovrà fare ciò che dodici mesi prima ha fatto Hadjar. Il tempo concesso è sempre un anno, chi resta in Racing Bull per due stagioni è già consapevole di non essere più, agli occhi di Marko, una potenziale scommessa vincente.
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