Raikkonen: sussurra le sue delusioni e alza sempre il piede con Seb

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Raikkonen: sussurra le sue delusioni e alza sempre il piede con Seb
Roberto Chinchero
Di: Roberto Chinchero
16 apr 2018, 16:07

Kimi è rimasto in Ferrari perché ha accettato gerarchie molto chiare interne alla squadra, oppure ha perso il killer-instinct di dieci anni fa? Iceman quest'anno è veloce, conquista punti e non rompe le scatole. Ma potrà tornare a vincere?

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Il Kimi Raikkonen di oggi è un pilota che sognano molti team. È veloce, concretizza la performance in punti, e non ultimo dettaglio, non rompe i ‘maroni’. Non urla Iceman, al massimo sussurra, così il suo disappunto nel dopogara cinese è passato quasi inosservato.

Se in questo inizio di Mondiale sulla monoposto numero 7 ci fosse stato Fernando Alonso avremmo già ascoltato dichiarazioni pirotecniche, roba da far passare “scemi o geni” o “gp2 engine” come una battuta detta al bar.

Ogni ruolo è figlio di una storia, e bisogna riavvolgere il nastro per provare a capire la posizione e le ambizioni del Raikkonen 2018. Perché se c’è un pilota nel paddock che potrebbe permettersi di tenere giù il piede quando il compagno di squadra decide di chiudere la traiettoria, è proprio Kimi.

Il prossimo anno arriverà negli ‘anta’, ha vinto un Mondiale, ha in cantiere 20 vittorie, 93 podi e 273 Gran Premi, più probabilmente anche un gruzzolo per pensare ad un futuro sereno quando sarà lontano dalle piste.

Se Raikkonen oggi è ancora in pista non è certo per motivi economici, ma davvero per il gusto di esserci e di guidare una Ferrari. Allora diventa difficile capire perché abbia alzato il piede a Shanghai al via.

Non c’era da fare il duro, ma da tenere la sua linea senza mollare arrivando al punto di staccata, momento in cui Vettel si sarebbe trovato all’esterno. Questa per Raikkonen potrebbe essere la stagione dell’addio alla Formula 1, perché non provare a vincere e chissenefrega di Vettel?

Al netto delle valutazioni, Kimi si è comportato da gregario di lusso, e la Ferrari ringrazia, visto che il quieto vivere nel box è indubbiamente un’arma in più quando c’è da affrontare una stagione di 21 gare con ambizioni di grande portata.

Il paddock è diviso. C’è chi sostiene che Raikkonen, pur di restare al suo posto in Ferrari abbia accettato condizioni molto chiare in merito alle gerarchie interne, e chi, invece, è convinto che Kimi abbia ancora una buona velocità, ma non il killer-instinct di dieci anni fa, quello che fa capire al compagno di squadra che lui il piede non lo alzerà, a prescindere, e che tiene nascosto qualcosa per l’ultimo giro della qualifiche, quando conta piazzare la zampata nel momento in cui la Formula 1 si trasforma da sport di squadra in disciplina individuale.

Dopo tre gare sembra che ci siano tre certezze in merito ad Iceman: nel confronto con Vettel è destinato ad alzare il piede, a prescindere da eventuali ordini di squadra e tornerà alla vittoria molto presto, perché quando si gira a pochi centesimi da Vettel l’occasione arriva. L’ultima certezza è che per la Ferrari sarà ancora tremendamente difficile trovare un sostituto di Raikkonen, come dimostrato anche dalle scelte fatte negli ultimi due anni.

Perché oggi Kimi sta andando bene in pista e non sbraita nei giorni meno buoni. Nel primo caso il paddock offre alternative validissime, ma immaginate un Ricciardo che alza il piede con Vettel? No-way, direbbe Daniel, e ieri Christian Horner (che quando ha interesse lancia dei messaggi cifrati) ha sottolineato la gara di Raikkonen quando si è parlato delle decisioni future di Ricciardo: “Non ho mica capito quella strategia…”, riferendosi alla decisione di tenere Kimi in pista fino al momento in cui non è stato passato da Bottas. Della serie: se gli può andare bene così….

Alla fine questo Raikkonen resta un mix unico, e non è certo una novità. Kimi, non è un segreto, è fatto a modo suo, e resterà tale fino al momento in cui saluterà tutti (in pochi secondi) lasciando il paddock per l’ultima volta senza metterci piede mai più.

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