Raikkonen: "Se vogliamo vincere un titolo dobbiamo stare davanti con due auto”

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Roberto Chinchero
Di: Roberto Chinchero
27 set 2018, 16:17

Iceman non pensa al 2019 con la Suber e, quindi, non parla di Giovinzzi: “Non ci ho ancora pensato. Per me non fa alcuna differenza". Kimi, invece, spera di chiudere nel migliore dei modi gli ultimi 6 GP con la Ferrari.

Kimi Raikkonen, Ferrari
Kimi Raikkonen, Ferrari
Kimi Raikkonen, Ferrari, parla con i media
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Kimi Raikkonen, Ferrari e Stefania Bocchi, addetta stampa Ferrari
Striscione a supporto di Kimi Raikkonen, Ferrari

La Ferrari corre per il titolo Mondiale Costruttori, Sebastian Vettel per quello riservato ai piloti, ma anche Kimi Raikkonen ha un obiettivo personale oltre a quello di mettersi a disposizione delle cause di squadra.

Le sei gare che mancano al termine della stagione, per Iceman rappresentano molto probabilmente le ultime chance della carriera per poter vincere un Gran Premio. Non ce ne voglia la Sauber, ma tutto fa pensare in questa direzione. E Raikkonen lo sa bene.

Non vuole sentire ancora parlare di 2019, e probabilmente Kimi non bluffa. Qualche pensiero al prossimo anno lo avrà anche fatto, ma per ora la Sauber, la nuova vita a centroclassifica (chissà se poi sarà davvero così) e il nuovo compagno di squadra Antonio Giovinazzi, sono un futuro lontano: le priorità, oggi, sono altre.

Antonio Giovinazzi sarà il tuo compagno di squadra l'anno prossimo. Lo conosci, hai un'opinione su di lui?
“Non ci ho ancora pensato. Al momento devo cercare di finire quest'anno nel modo migliore possibile, poi vedremo cosa accadrà nel 2019. Per me non fa alcuna differenza”.

Torniamo a questa stagione: ci sono ancora sei gare da disputare e non hai ancora vinto la tua prima gara stagionale. È questo l'obiettivo o il target principale sarà aiutare la squadra a vincere i due titoli Mondiali?
“L’obiettivo è quello di spingere il più forte possibile e cercare di massimizzare ogni gara. Cerchiamo sempre di ottenere il miglior risultato possibile…”.

Ma nelle tue priorità ci sia prima tu o il team?
“Abbiamo regole che conosciamo, ma se vogliamo vincere un campionato dobbiamo essere il più possibile davanti con due auto”.

Hai conquistato due podi su questa pista. È un circuito che ti piace anche se i sorpassi non sono proprio agevoli?
“Negli ultimi anni la gara su questa pista è stata abbastanza noiosa, e credo che il motivo sia da ricercare nelle poche sollecitazioni che questo tracciato ha sugli pneumatici. Negli anni scorsi non c’è stata usura, e in assenza del parametro ‘gomma’ è diventato molto difficile superare. Ricordo che quando siamo arrivati su questa pista la prima volta non è stato semplice far funzionare al meglio le gomme, ma col tempo l’asfalto si è stabilizzato, e vedremo domani come sarà. Vedremo anche quale impatto comporteranno i cambiamenti fatti alle zone DRS”.

Hai appena menzionato le zone DRS che sono state estese. Sei favorevole a questa linea di dare sempre più spazio al sistema di ala mobile?
“Queste sono le regole. Quando ho iniziato la mia carriera in Formula 1 non c'era il DRS, e ricordo che abbiamo visto comunque una discreta quantità di sorpassi anche in quegli anni. Penso che tutte le regole che si sono susseguite nel corso degli anni abbiano complicato le cose, è un modo artificiale di sorpassare anche se alla fine è lo stesso per tutti. Se domani si decidesse di togliere questo sistema, non vedremmo più sorpassi, se non ai danni di avversari molto più lenti”.

Negli ultimi cinque anni hai corso prevalentemente contro cinque avversari. Hai già pensato che dal prossimo anno sarai probabilmente in un gruppo compatto dal settimo al diciottesimo posto?
“Non proprio. Come ho detto, non ho ancora pensato al prossimo anno. Poi ci saranno anche delle modifiche ai regolamenti tecnici, vedremo chi sarà più forte. Le migliori squadre sono tenute ad essere in prima fila, ma non è facile prevedere cosa accadrà nel resto del gruppo”.

A Singapore si è anche riparlato del problema dei doppiati, che in più di un’occasione hanno ignorato le bandiere blu…
“Ci sono stati piccoli cambiamenti nel corso degli anni, ma non si risolverà mai questo problema in modo definitivo. Piste come Singapore complicano le cose, lo sappiamo, soprattutto quando si arriva alle spalle di due piloti che stanno duellando tra loro, ed è comprensibile che non vogliano essere danneggiati dal doppiaggio, e quindi ci si incasina".

"Fintanto che non ci saranno regole veramente rigide, in cui si rischiano sanzioni immediate se non si dà strada, non cambierà mai nulla. Penso che oggi ci sia troppo margine di manovra, ma è un aspetto di cui abbiamo discusso moltissime volte senza venire a capo di una soluzione, ma ripeto, senza punizioni adeguate non credo che possa mai cambiare qualcosa”.

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