Raikkonen esclusivo: “Non avevo mai visto un GP fino al primo test in F1 con la Sauber!”

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Raikkonen esclusivo: “Non avevo mai visto un GP fino al primo test in F1 con la Sauber!”
Roberto Chinchero
Di: Roberto Chinchero
24 ott 2018, 10:37

Kimi Raikkonen, fresco vincitore del GP USA chiarisce che a Monza “...volevo conoscere il mio futuro, non ero interessato al tipo di risposta”. E su Vettel: “Non so se ha fatto molti errori. In Germania è uscito, ma le condizioni erano difficili. Da fuori è facile giudicare…”.

Kimi Raikkonen, Ferrari
Kimi Raikkonen, Ferrari, 1° classificato, festeggia nel parco chiuso
Kimi Raikkonen, Ferrari, 1° classificato, festeggia all'arrivo nel parco chiuso
Kimi Raikkonen, Ferrari, 1° classificato, arriva sul podio
Il team Ferrari festeggia mentre Kimi Raikkonen, Ferrari, 1° classificato, sale sul podio
Tifosi in pista con Max Verstappen, Red Bull Racing, Carlo Santi, Ferrari ingegnere di pista, Kimi Raikkonen, Ferrari e Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1, sul podio
Il vincitore della gara Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H festeggia nel parco chiuso con Lewis Hamilton, Mercedes-AMG F1 W09, sullo sfondo
(Da sx a dx): Carlo Santi, ingegnere di pista Ferrari, Max Verstappen, Red Bull Racing, Kimi Raikkonen, Ferrari, festeggia con il trofeo e Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1
Lewis Hamilton, Mercedes-AMG F1 W09 lotta con Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H, alla partenza
Lewis Hamilton, Mercedes-AMG F1 W09 lotta con Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H, alla partenza
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Max Verstappen, Red Bull Racing, Kimi Raikkonen, Ferrari e Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1, festeggia sul podio con lo champagne
Il vincitore della gara Kimi Raikkonen, Ferrari, festeggia sul podio con lo champagne e il trofeo
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H, salta fuori dall'auto e festeggia la vittoria della gara ne Parc Ferme
Kimi Raikkonen, Ferrari, festeggia nel parco chiuso
(da Sx a DX): Max Verstappen, Red Bull Racing, Kimi Raikkonen, Ferrari e Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1 sul podio
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Sebastian Vettel, Ferrari, e Kimi Raikkonen, Ferrari, salutano i tifosi
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Kimi Raikkonen, Ferrari
Kimi Raikkonen, Ferrari, firma un autografo
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Kimi Raikkonen, Ferrari
Kimi Raikkonen, Ferrari
Maurizio Arrivabene, Team Principal, Ferrari, fuori dal garage dove i meccanici circondano la monoposto di Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Kimi Raikkonen, Ferrari e Sebastian Vettel, Ferrari
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Kimi Raikkonen, Ferrari
Tifosi di Sebastian Vettel, Ferrari e Kimi Raikkonen, Ferrari
Tifosi di Kimi Raikkonen, Ferrari
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H, ai box
Fan di Kimi Raikkonen, Ferrari
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Kimi Raikkonen, Sauber
Rookie F1: Kimi Raikkonen, Sauber C20, Juan Pablo Montoya, Williams, Fernando Alonso, Minardi ed Enrique Bernoldi, Arrows
Kimi Raikkonen, Ferrari, parla con i media
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H, Sebastian Vettel, Ferrari SF71H, Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1 W09, Valtteri Bottas, Mercedes AMG F1 W09, Max Verstappen, Red Bull Racing RB14 Tag Heuer, and the rest of the field at the start of the race
Kimi Raikkonen, Ferrari with his wife Minttu Virtanen
Mick Schumacher presents Kimi Raikkonen, Ferrari, with the Pirelli Pole Position award
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H

Nel paddock di Austin gli spazi a disposizione dei singoli team sono decisamente ridotti, e quando ci presentiamo all’appuntamento con Kimi Raikkonen, nell’hospitality della Ferrari tutti i tavoli sono occupati dal personale per il pranzo.

Arriva in soccorso Maurizio Arrivabene che si rivolge a Kimi: “Vi presto il mio ufficio”. Iceman entra per primo, e si accomoda sulla sedia di Arrivabene, il quale divertito la butta li: “Dai Kimi, sei il team principal, dicci cosa dobbiamo fare”.

Iceman sorride, ma per poco, poi attacca: “Bene, tutti fuori di qui, ho un’intervista da fare e non disturbate!”.

Dopo le prime domande di prassi, Raikkonen si è lasciato andare, rivelando un personaggio che dell’Iceman ha ben poco. Un modo sorprendentemente normale di vivere la vita, così comune da diventare un tratto distintivo.

Sorrisi, battute, senza preoccuparsi del tempo che è trascorso velocissimo, diventando il doppio di quello programmato. Una delle domande dell’intervista è stata sulla possibilità di non salire mai più sul gradino più alto del podio, e questa è stata la risposta:
“Ovviamente vogliamo vincere, è questo il motivo per cui siamo qui. Ma che arrivi o meno, una vittoria non cambierà la mia vita, nel bene e nel male. La gente non credo si aspetti che io vinca, ma quando sono tornato in Formula 1 con la Lotus, nessuno immaginava che potessi tornare a vincere e, invece, è successo. Quindi, mai dire mai”.

Ventiquattr’ore dopo Kimi Raikkonen ha vinto il Gran Premio degli Stati Uniti.

Per molti appassionati, ed anche addetti ai lavori, questa è stata la tua miglior stagione nel secondo ciclo che hai trascorso con la Ferrari. Cosa è cambiato rispetto alle annate precedenti?
“Iniziamo col dire che in ogni stagione c’è una monoposto diversa, e le prestazioni dipendono molto da quanto performante è la vettura. Credo che in generale le cose siano andate meglio, il feeling con la monoposto è stato immediato, e collaboro con un buon gruppo di persone”.

“È stato un peccato concludere la collaborazione con Dave Greenwood, con cui ho lavorato a lungo compresa la fase iniziale di questo Mondiale, ma ha lasciato delle basi solide su cui abbiamo proseguito riuscendo anche a fare dei passi avanti”.

“Ci sono stati dei weekend sfortunati, in cui purtroppo non è stato possibile concludere la gara, ma in generale siamo riusciti ad essere sempre nella lotta per le posizioni di vertice, e diciamo che è stato più divertente rispetto agli anni precedenti”.

Cosa credi che manchi alla Ferrari per battere definitivamente la Mercedes?
“Per la maggior parte della stagione credo che siamo stati in grado di batterli, e complessivamente sempre molto, molto vicini. Ma quando i margini sono così ridotti, capita che in alcuni weekend ci possano essere piccole cose che risultano determinanti”.

“Abbiamo visto nelle ultime gare che la nostra performance non è stata eccezionale, ma sono convinto che tutti nel team siano stati molto bravi, e non credo che manchi nulla in particolare per potercela giocare”.

“Bisogna però mettere tutto insieme, cercando di evitare imprevisti e problemi, perché se in passato era normale che tutti nell’arco di una stagione mettessero in conto dei ritiri, oggi non è più così. Anni fa accadeva che non terminavi un Gran Premio e ti dicevi ‘si, ma succederà anche ai miei avversari’, mentre oggi non funziona più così”.

“Ci sono piccole cose che possono comportare un ritiro, come un errore o un incidente, e questo ha un impatto enorme nell’economica di un campionato. Non credo che serva qualcosa di magico (per battere la Mercedes) ma solo concentrarci sul nostro lavoro, su tutte le piccole cose, e restare concentrati su noi stessi. Sono convinto che la F1 non sia cambiata rispetto a 20 anni fa, le cose che rendono una monoposto veloce sono le stesse, e non c’è bisogno di inventarsi nulla, solo lavorare e fare le cose nel modo giusto”.

Però 20 anni fa si parlava poco o nulla di pneumatici, mentre oggi sembra essere l’unico argomento che tiene banco nei weekend di gara. Credi sia meglio o peggio?
“Dal mio punto di vista non credo sia meglio. Sappiamo che oggi la situazione non è come venti anni fa, perché abbiamo tutti le stesse gomme, e non essendoci concorrenza come ai tempi del confronto tra Bridgestone e Michelin, è chiaro che il livello di eccellenza non è lo stesso. Quando hai un confronto tecnico la qualità aumenta sempre”.

“Anni fa i team chiedevano ai fornitori degli pneumatici che rispondessero alle loro esigenze specifiche, e venivano realizzati ad ‘hoc’ con costi ovviamente molto alti. Chi fornisce le gomme oggi non ha il problema di dover battere un avversario, quindi non credo che vengano spese le stesse energie, e sono certo che in generale la qualità non sia la stessa”.

“Da parte nostra sappiamo che sono gomme uguali per tutti, e investiamo davvero molto tempo ed energie per cercare di tirare fuori il massimo da questi pneumatici. Ma personalmente non è un aspetto che mi piace, diciamo che ci dobbiamo convivere”.

Rimpiangi anche il periodo in cui le squadre potevano provare molto in pista?
“Non tantissimo, ma diciamo che stava ai team decidere se girare oppure no. Oggi però vengono spese delle cifre talmente elevate per i simulatori da pensare che sarebbe più economico tornare a girare in pista. Ne sono certo”.

“Non intendo il girare ogni giorno tra una gara e l’altra, ma se si pianificasse un buon numero di test, sono sicuro che sarebbe più economico rispetto ai budget che richiedono i simulatori, e la differenza è che si lavorerebbe nel mondo reale”.

Parliamo della prossima avventura che ti attende alla Sauber. È stata una scelta di passione?
“Non è che proprio volessi restare (Kimi scoppia a ridere…) voglio correre, questo sì, ma non mi esalta particolarmente l’idea di restare in Formula 1. Chiarisco: la gara sì, il resto no, quindi è stata una scelta un po' complicata”.

“Ho scelto di andare in Sauber per diversi motivi, perché sono convinto che abbiamo una buona squadra, che si possano fare delle belle cose insieme e in più sono anche vicino a dove vivo. La squadra è in una fase di grandi cambiamenti dopo anni difficili, magari all’inizio non sarà facile, ma è una sfida diversa, e potremmo sorprendere molta gente. E poi credo che sarà divertente”.

Forse la tua famiglia era pronta ad averti a casa a tempo pieno: come è andata quando hai comunicato la tua decisione?
“Nessun problema! Mia moglie è stata favorevole, e credo che avrò comunque più tempo da trascorrere in famiglia”.

Maurizio Arrivabene ha raccontato di aver chiarito la situazione futura a te e Sebastian alla vigilia della gara di Monza, confermando di essere stato certo che questo non avrebbe avuto alcun impatto sulle tue performance.
“Sono da un po' in questo sport, e credo di aver visto molte situazioni. Sinceramente non credo che avere o meno un contratto faccia la differenza quando sei in pista. L’unica cosa che ho chiesto alla Ferrari è stata di conoscere il mio futuro, non ero interessato al tipo di risposta, ma volevo sapere cosa era stato stabilito per poter fare le mie scelte professionali e di vita, questo è ciò che volevo. Non ho alcun risentimento in merito a quanto è stato deciso, sono contento di andare dove ho deciso di andare, e non cambia davvero nulla dal mio punto di vista, correrò comunque”.

Alcuni piloti sostengono che la Formula 1 nelle prime file sia uno sport diverso rispetto al resto della griglia…
“No, non penso, è lo stesso sport, non credo che ci sia qualcosa di diverso. Ogni squadra gestisce gli aspetti in modo leggermente diverso, pur perseguendo gli stessi obiettivi. Sono stato in un team svizzero, inglese ed italiano, e tutti hanno un loro modo per affrontare le problematiche, ma non credo che lo sport cambi. Probabilmente se sei nel gruppo di metà classifica sarai coinvolto in un’azione maggiore in pista, credo che sotto certi aspetti sia anche più entusiasmante”.

Togliendo di classifica i tre top team ci sarebbero in effetti sei piloti in lotta per il titolo…
“Con questo dato confermi quello che ho detto, ovvero che a metà classifica il confronto è più serrato, e spessi si vede bene in pista. In un certo senso c’è più lotta in quella zona dello schieramento”.

Negli ultimi anni abbiamo visto i commissari sportivi infliggere un crescente numero di penalità. Sei d’accordo con questa linea?
“Non credo che siano più duri rispetto al passato, ma trovo che gli interventi siano occasionali. Credo che in alcuni casi sarebbe auspicabile una linea più dura, e se fosse davvero così, sono certo che i commissari avrebbero meno lavoro da fare”.

“Se i provvedimenti fossero rigidi e davvero punitivi, non ci sarebbero più certe stupidaggini che vediamo in pista ultimamente. Purtroppo vediamo spesso piccole punizioni che in alcuni casi non hanno neanche tanta ragione di esserci. A volte le motivazioni sono corrette, altre meno, e tutto è decisamente casuale”.

“Abbiamo visto casi in cui un pilota ha subito penalità di cinque o dieci secondi per un’infrazione che la gara precedente non è stata sanzionata, è questo che non funziona. Vorrei punizioni più dure, ma applicando sempre lo stesso criterio”.

Essere stato l’ultimo pilota a laurearsi campione del Mondo al volante di una Ferrari ha per te ancora un significato particolare?
“Non ci penso. Magari un giorno mi fermerò e penserò ‘ah, sono felice di essere l’ultimo campione del Mondo con la Ferrari’, chissà, ma se devo essere onesto è qualcosa a cui proprio non penso. La gente a volte me lo ricorda, ma magari tra poco non sarà più così, e ci sarà un nuovo campione del mondo in Rosso”.

Ti capita invece di pensare a delle gare perse per ordini di squadra?
“Fa parte della vita, a volte è così. Se si rivede tutto ci sono sicuramente gare in più che avresti potuto vincere e che non hai vinto per piccole cose, ma credo che sia sempre così”.

Com’era il tuo rapporto con il presidente Sergio Marchionne?
“Personalmente sempre molto buono. Un rapporto genuino, schietto, poi gli italiani hanno un’attitudine unica nello scrivere grandi storie, a volte giuste altre sbagliate. Ma non posso che confermare che il mio rapporto è sempre stato diretto”.

Baratteresti una Formula 1 senza media e pubbliche relazioni ma al dieci per cento del tuo stipendio?
“No, e penso che se ne andrebbero tutti! Per prima cosa non credo che siano i media a farci guadagnare lo stipendio che percepiamo, anzi”.

“Sento che la gente si lamenta perché la Formula 1 non è sempre esaltante come vorrebbe, ma se penso a quante cazzate ci sono nei media, storie, pettegolezzi e cose del genere, beh… credo che senza questi aspetti la Formula 1 sarebbe molto migliore”.

“Quante volte vengono scritte cose false, che in realtà danneggiano l’immagine di questo sport, se ce ne fossero meno, o se non ce ne fossero più del tutto, sarebbe meglio per la Formula 1”.

Hai sorpreso molta gente con il tuo ingresso nel mondo dei social media. È un gioco o un modo per avere una linea diretta con i tuoi sostenitori?
“Penso che sia bello per i fans. Non ci sono altre particolari ragioni dietro questa scelta, vedrò poi in futuro cosa ne verrà fuori”.

Ti è mai accaduto di non aver voglia di partire alla vigilia di un weekend di gara?
“Molte volte, anzi, la maggior parte delle volte! Odio viaggiare, lo sai. Se potessi guidare da casa fino alle piste forse sarebbe già meglio, perché non mi piace trascorrere così tanto tempo sugli aerei e negli aeroporti”.

“In Europa va meglio, perché comunque sono trasferimenti brevi, ma le altre volte mi sento proprio di mer… No, non mi dispiace se lo scrivi. Penso spesso che mi piacerebbe di più stare a casa, perché non mi piace il viaggio e tutto il resto. Ma amo correre, e nella vita non si può sempre prendere la parte ci che piace evitando il resto”.

“Anche se fai un lavoro che reputi bellissimo, ci sono sempre alcuni aspetti negativi, alcune cose di cui non sei un grande fan. Credo che valga per tutti gli aspetti della vita in generale”.

Il Gran Premio ideale per te sarebbe il GP di Svizzera!
“Sarebbe forse meglio, ma… ci sono anche altri tipi di problemi oltre a quelli logistici. Adesso è un periodo in cui mio figlio è sempre attaccato alle mie gamba, e non è bello dirgli papà torna a casa tra due settimane’, ed anche la bimba più piccola sta iniziando a capire sempre di più, credo che il prossimo anno sarà più cosciente”.

“Quando vai via hai sempre un pensiero in testa, e a volte quando sei lontano, magari stanco a fine giornata, capita di pensare… ‘ma che ca... sono qui a fare? Potrei essere a casa ora’. Ma credo sia normale per tutti coloro che trascorrono molto tempo lontano dalla famiglia”.

C’è chi ha calcolato il tempo che si trascorre in aereo nell’arco di una stagione in 500 ore…
“Credo che sia meglio non saperlo, ed io infatti non lo so. A volte mi chiedono quanti giorni all’anno passo lontano da casa, ma davvero non lo so, immagino che se lo facessi mi ritroverei a pensare ‘oh ca...’!”.

Come reagirai se un giorno tuo figlio di chiederà di fare del karting?
“Ma lo ha appena chiesto! Non so come gli sia venuta in mente di guidare un kart. Me lo ha chiesto un mese fa, è saltato fuori con ‘Voglio provare un kart, andiamo a girare sui kart!’, e gli ho risposto: ‘okay, un giorno ci andremo’. È sempre stato incuriosito dal motocross, ricordo che una volta siamo andati su un kartodromo ma era davvero troppo piccolo, e dubito che ricordi”.

“Ma comunque se lui o mia figlia un giorno mi chiedessero questo, non sarei proprio contentissimo… magari sarebbe un hobby, ma in ogni caso è troppo presto”.

Diciott’anni fa sei apparso dal nulla in Formula Renault 2.0. Quanti dei sogni di quel ragazzo si sono avverati?
“Non lo so. Non ricordo di aver sognato di essere un giorno in Formula 1. Nel karting, quando sei molto giovane, probabilmente hai qualche sogno, ma onestamente non pensavo neanche di poter lasciare il karting per passare alle monoposto, visto che non avevo soldi”.

“Poi ho trovato delle persone molto in gamba che mi hanno supportato, e quando ho iniziato a vincere in Formula Renault pensavo ‘okay, forse riesco a guadagnarmi da vivere’, e ricordo di essere stato molto sorpreso da un’offerta per andare a correre in Giappone in Formula 3 percependo uno stipendio. Ma poi le cose hanno preso un’altra direzione, molto rapida, verso la Formula 1”.

Hai avuto successo nello sport e nella vita. Ti è capitato di fare qualcosa che non avresti mai pensato di fare, o di incontrare di persona un idolo della tua infanzia?
“Non so, probabilmente ci sono delle cose che immaginavo come impossibili, ma nel mio caso non avevo mai visto un Gran Premio prima del mio primo test con una… monoposto di Formula 1! Non avevo in generale grandi aspettative, sono andato a vedere ‘com’è questa F1’, senza pensare troppo. Ovviamente speravo di fare bene, ma senza stress: vediamo cosa succede”.

Sulla base della tua esperienza professionale credi che la politica abbia un ruolo molto importante nello sport?
“Si, suppongo che giochi un ruolo importante... senza sarebbe meglio, ma credo che in molti sport oggi sia la stessa storia a causa dei molti soldi che girano. E non penso che questo vada a vantaggio dello sport, diciamo così”.

Domanda cattiva: credi che Sebastian abbia commesso troppi errori durante questa stagione?
“Non so se ha fatto molti errori. In Germania è uscito, vero, ma le condizioni ero davvero molto difficili, e francamente non so quale impatto possa avere avuto questo episodio sul bilancio finale della sua stagione”.

“C'è sempre gente che punta il dito qua e là dicendo ‘ecco perché!’. Se vuoi puntare il dito su qualcuno, ci sono milioni di cose che si possono tirare in ballo: ‘ah, se avesse fatto così il risultato sarebbe ottimo!’, ma a posteriori è molto facile dire cosa si doveva fare. Se guardi dieci anni indietro, trovi tante chiavi di lettura secondo le quali facendo una certa scelta e avresti vinto. Ma serve?”

Kimi, un’ultima cosa. Se tornassi indietro al 2006, quando hai firmato per la Ferrari, inizieresti a studiare l’italiano?
“No. Sono qui per guidare una macchina da corsa, e poi… avevo firmato nel 2005…”.

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