Pirelli Ultrasoft: quattro motivi per uno stint da... record

Come è possibile che una gomma da... qualifica possa disputare 47 giri del GP di Monaco vincendo con Lewis Hamilton? A questa domanda abbiamo trovato ben quattro risposte. Ma non crediate che in Canada possa essere lo stesso.

Se Maurizio Arrivabene rischia l’esaurimento nervoso perché la Ferrari non ha ancora capito qual sia il vero potenziale della SF16-H, alla Mercedes devono essere consapevoli che la W07 Hybrid può avere ancora un grande margine sulla concorrenza, se non venisse afflitta da piccoli, ma continui problemi di affidabilità che hanno colpito finora in particolare Lewis Hamilton.

Il tre volte campione del mondo ha vinto il primo GP del 2016 a Monaco dopo aver percorso ben 47 giri con un treno di gomme a mescola Ultrasoft, lasciando con un palmo di naso quelli della Red Bull Racing che hanno cambiato la loro scelta al pit stop all’ultimo momento (facendo restare Daniel Ricciardo senza… scarpe per una decina di secondi!) convinti che le coperture più morbide della scelta non fossero in grado di reggere una tale distanza!

Le simulazioni prevedevano solo 12 giri!

Insomma con quelle che dovrebbero essere delle gomme da… qualifica, Lewis Hamilton ha percorso quasi due terzi del GP del Principato, quando le simulazioni al computer della Ferrari pre-gara prevedevano uno stint di 12 tornate al massimo. È vero che gli pneumatici viola erano al loro debutto ufficiale a Monaco, ma è quanto mai evidente che ancora non si è capito quale sia l’effettivo… potenziale di questa mescola “low working range” che in qualifica era risultata 0”7 più veloce della Supersoft (confrontando la pole di Ricciardo con il tempo ottenuto dall’australiano in Q2).

I maligni sostengono che i tecnici della Pirelli si limitano a cambiare il colore alla spalla delle proprie gomme perché poi le tre mescole più morbide (Ultrasoft, Supersoft e Soft) sono andate quasi allo stesso modo, salvo poi verificare che nella classifica finale del GP di Monaco rispettano perfettamente il podio secondo un ordine decrescente dalla Ultrasoft, anche se le differenze nei tempi sul (miglior) giro non sono state molto diverse (Vettel con la SF16-H dotata delle Soft è arrivato solo a 66 millesimi da Hamilton).

Quattro motivi per uno stint record

E, allora, cosa è successo sulle stradine del Principato? Gli ingegneri diretti da Paddy Lowe hanno svolto il lavoro più efficace, valutando sulla carta i quattro fattori che poi hanno permesso a Lewis Hamilton il “miracolo” di percorrere ben 47 giri con le Ultrasoft.

1 - Montecarlo è una pista con basse velocità medie che sollecita poco gli pneumatici non essendoci staccate particolarmente violente né curvoni veloci in appoggio (tranne il Tunnel). L’asfalto cittadino è poco abrasivo per cui il consumo è limitato così come l’usura. E la pioggia ha ripulito la pista togliendo anche quel poco di grip che c’era…

2 - In questa edizione del GP di Monaco le temperature sono state particolarmente basse (ma come in generale sta accadendo quest’anno) favorendo una maggiore durata della mescola morbida (addirittura alcuni piloti si sono lamentati del fatto che non riuscivano ad “innescare” la temperatura minima di funzionamento, trovandosi per le mani una monoposto scivolosa o inguidabile: chiedere a Vettel nelle qualifiche e a Rosberg in gara).

3 -  Lewis Hamilton è stato abilmente “teleguidato” dal muretto Mercedes: se si va ad analizzare la sequenza dei giri dell’inglese, si nota come ad una tornata veloce (che serviva a far capire a Daniel Ricciardo che non ci fosse trippa per i gatti), corrispondessero poi uno o due giri più lenti di almeno un secondo.

È evidente che il tre volte campione del mondo avesse un margine prestazionale da gestire, ma si è limitato nel mostrarlo per preservare gli pneumatici. Il giro più veloce della corsa in 1’17”939 è stato ottenuto al 71esimo passaggio dei 78 previsti, quando a fare la prestazione è stato più il calo di carburante nel serbatoio che la copertura ormai già “frusta”. A tutto questo aggiungiamo le diverse Virtual Safety Car che hanno permesso di abbassare ulteriormente il passo a Lewis Hamilton per mantenere le gomme nella giusta “finestra” di lavoro.

4 - C’è un quarto elemento: la pressione delle gomme. La FIA, su consiglio della Pirelli, impone una pressione di gonfiaggio degli pneumatici minima per evitare che si possa verificare quanto è accaduto a Vettel nel GP del Belgio 2015.

Il valore imposto è un po’ più alto dello scorso anno per due ragioni: è sensibilmente aumentato il carico aerodinamico delle monoposto (si parla di valori mai raggiunti prima) e c’è chi riesce a fare il furbo abbassando la pressione con un adeguato raffreddamento dei cerchi (e quindi delle gomme) con adeguati passaggi di aria fresca nei cestelli dei freni.

Minore pressione equivale a maggiore impronta a terra della gomma e, quindi, più prestazione. Probabilmente si potrebbe andare più forte ancora, ma alla Bicocca preferiscono restare entro limiti di assoluta sicurezza.

E in Canada si tornerà a dire che durano poco...

Non crediate, però, che la musica possa essere la stessa anche sulle altre piste del mondiale dove vedremo le Ultrasoft: la cartina al tornasole la vedremo certamente in Canada. Sul tracciato di Montreal, infatti, caratterizzato da severe staccate e da violente accelerazioni l’usura sarà maggiore. E così si tornerà a parlare di gomme che non durano abbastanza, pur essendo le stesse di Monaco…

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A proposito di questo articolo
Campionati Formula 1
Articolo di tipo Analisi