Non piace il Liberty-act: il budget cap è mal visto dai top team

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Non piace il Liberty-act: il budget cap è mal visto dai top team
Roberto Chinchero
Di: Roberto Chinchero
07 apr 2018, 07:44

Le proposte di Carey non piacciono nelle prime file e diventano sempre più interessanti man mano che si scala nella griglia. Secondo Wolff il limite di spesa a 150 milioni di dollari è impossibile, a meno che non si costringa i top team a lasciare.

Niki Lauda, Mercedes AMG F1 Non-Executive Chairman and Chase Carey, Chief Executive Officer and Executive Chairman of the Formula One Group
Ross Brawn, Managing Director del Motorsport, FOM, e Chase Carey, Chairman, Formula Uno
Lewis Hamilton, Mercedes-AMG F1 W09 locks up
Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1 W09
Sebastian Vettel, Ferrari SF-71H
Maurizio Arrivabene, Ferrari Team Principal
Maurizio Arrivabene, Team Principal Ferrari e Guenther Steiner, Team Principal Haas F1
Romain Grosjean, Haas F1 Team VF-18 Ferrari, viene spinto nel garage
Marcus Ericsson, Sauber C37 Ferrari
Sebastian Vettel, Ferrari SF71H
Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H
Kimi Raikkonen, Ferrari SF-71H
Sebastian Vettel, Ferrari SF-71H
Marcus Ericsson, Sauber C37 Ferrari
Sergio Perez, Force India VJM11 Mercedes
Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1 W09

C’è chi lo ha già battezzato il Liberty-act, un documento che ieri mattina ha diffuso il promotore statunitense che sintetizza in tredici punti le proposte di Chase Carey ed i suoi collaboratori per definire la Formula 1 che vedremo a partire dal 2021.

Un primo passo atteso da tempo, che segna l’inizio di confronti destinati a protrarsi per gran parte del 2018.
“Prima le intenzioni di Liberty non erano note – ha commentato Toto Wolff – ora conosciamo la loro posizione e possiamo lavorare per provare ad arrivare insieme agli obiettivi, sottolineando cosa ci piace e cosa meno, cosa pensiamo che si possa fare e ciò che invece crediamo sia più difficile da perseguire”.

Come ampiamente era prevedibile il consenso dei team si è confermato inversamente proporzionale alla posizione sulla griglia di partenza: nelle prime file ci sono molti dubbi, mentre camminando verso la zona meno nobile del paddock, i consensi aumentano.

“Quando un progetto mette al centro i fan, allora vinciamo tutti – ha commentato Zak Brawn – i team, gli sponsor, i media e gli spettatori che ci seguono davanti alle televisioni. Anche se ci sarà da fare qualche compromesso, credo che sia la strada giusta da seguire”.

Sulla stessa linea si sono confermati anche Claire Williams e Gunther Steiner:
“Credo che le proposte siano positive”, ha commentato il team principal della Haas.

Il primo scoglio si chiama budget cap

Fino a quando nell’incontro di ieri mattina le proposte sono state molto generiche (quelle illustrate nel comunicato stampa) non ci sono stati problemi, ma nell’incontro di oltre due ore tenutosi nel paddock di Al Sakhir, Carey è entrato nel dettaglio di alcuni punti, uno dei quali è stato quello del budget cap.

L’idea che Liberty ha proposto è quella di fissare un limite di budget (150 milioni di dollari) che dovrebbe essere raggiunto nell’arco di due stagioni. E qui sono iniziate le divergenze, perché il budget è ritenuto ‘impossibile’ dai top team Ferrari, Mercedes e Red Bull. Ed infatti nella serata di Al Sakhir è arrivata molto chiara l’opinione di Toto Wolff.

“È una cifra troppo bassa per le grandi squadre – ha commentato il responsabile della Mercedes F.1 – è un budget che metterebbe a rischio la nostra struttura ed i nostri dipendenti. Bisogna tenere presente che siamo in questo sport da parecchio tempo, e come noi ovviamente anche Ferrari e Red Bull. Parliamo di grandi strutture, che hanno fatto ingenti investimenti nelle infrastrutture e nel numero di dipendenti. Siamo aperti e disponibili a valutare modelli di business sostenibili che puntino a ridurre i costi, ma senza mettere in grandi difficoltà le aziende”.

“Da parte nostra posso confermare che fino a quando avremo la certezza che le idee proposte sono mirate alla crescita della Formula 1 e del pubblico che segue il nostro sport, saremo della partita – ha proseguito il team principal Campione del Mondo – ma vogliamo che le tradizioni della Formula 1 vengano preservate, è uno sport che ha sempre fatto della tecnologia d’avanguardia un suo punto fermo, e vogliamo che continui così".

"Per noi è cruciale sapere che in questo paddock ci saranno sempre le migliori monoposto ed i migliori piloti da corsa al mondo. E se sarà possibile mantenere questi aspetti insieme ad un solido modello di business, siamo ben contenti di essere qui”.

Per quanto la cifra non includa il salario dei piloti e le spese di marketing, il ‘cap’ è ritenuto troppo restrittivo per come è stato formulato.
“Forse potremo negoziare e trovare un compromesso – ha concluso Wolff – ma dipenderà da ciò che potremo escludere da questa cifra. Così come è stata proposta per noi è di difficile attuazione”.

Il passo successivo di Liberty sarà un incontro con ciascuno dei team, per valutare reazioni ed eventuali controproposte, ma la prossima puntata di questa storia (che si preannuncia molto animata) sarà la riunione della F1 Commission in programma la settimana successiva il Gran Premio di Cina. Incontro nel quale dovrebbe essere presente anche il Presidente della Ferrari Sergio Marchionne.

In quella sede Liberty Media sarà probabilmente chiamata a spiegare come potrebbe monitorare le spese dei team, un punto interrogativo ed allo stesso tempo un aspetto cruciale, perché nessuna squadra (soprattutto quelle di vertice) vede di buon occhio l’idea che i propri piani finanziari vengano a conoscenza di personale esterno, essendo informazioni estremamente sensibili.

Prende forma l’idea di una power unit 2.0

Come previsto l’idea di semplificare le attuali power unit annunciato da Liberty Media prevede l’eliminazione dell’unità MGU-H, con un potenziamento della MGU-K. L’unità termica rimarrebbe invariata nella sua architettura (V6 1.6 litri) ma con un regime di rotazione superiore, che consentirebbe di migliorare il sound.

Un punto cruciale riguarda la standardizzazione di alcune componenti, argomento caro a Liberty Media perché dovrebbe consentire di semplificare il lavoro di eventuali costruttori interessati ad entrare in Formula 1.

Senza l’MGU-H e con il pacco batterie standard, i costi di ricerca e sviluppo dovrebbero calare parecchio, se poi dovesse essere aggiunto alle parti uniformate anche il turbo, gli investimenti richiesti ad un eventuale nuovo costruttore sarebbero meno della metà di quelli attuali.

Questo sulla carta, perché se da una parte si può ipotizzare che una nuova Casa ufficiale possa trovare l’offerta allettante, dall’altra i motoristi già presenti oggi in Formula 1 sarebbero chiamati ad una revisione molto importante delle power unit attuali, con un costo che Niki Lauda ha quantificato in cento milioni di euro. La partita è aperta.

 

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