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Nelson Piquet: quando lo spirito libero disse addio a Ecclestone

Nelson Piquet amava correre, odiava dedicarsi alle PR e voleva essere pagato per il suo valore. Nigel Roebuck ricorda i tormenti del brasiliano nel dire addio alla Brabham di Ecclestone.

Nelson Piquet, Brabham BT53 BMW

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Dopo aver vinto campionati di karting e la Formula Vee nel suo Brasile, Nelson Piquet è arrivato in Europa nel 1977 vincendo innumerevoli gare di F3 prima di fare il suo debutto in F1 con la Ensign a Hockenheim l'anno successivo. Dopo ulteriori gran premi disputati con una McLaren iscritta privatamente, arrivò un invito a guidare una Brabham-Alfa di fabbrica nella gara di Montreal. Fu l'inizio di una lunga storia d'amore.

Piquet è sempre stato un cane sciolto in F1, così come la squadra di Bernie Ecclestone: nelle sette stagioni successive ci furono 13 vittorie, e per due volte Nelson vinse il campionato del mondo.

Raramente in Formula 1 c’è stato un rapporto tra squadra e pilota come questo. Da un lato c'era un'empatia fondamentale tra Ecclestone e Piquet; dall'altro si sviluppò un rapporto di lavoro quasi telepatico tra Nelson e il direttore tecnico Gordon Murray. Ma non solo: tutti nel team, compresi Charlie Whiting e Herbie Blash, adoravano sinceramente lo spirito libero del loro pilota.

Era l'ambiente ideale per un uomo con la personalità di Piquet, e non avrebbe potuto trovarlo altrove. Come Kimi Raikkonen oggi, il brasiliano era interessato solo alla guida. Il suo atteggiamento nei confronti delle PR era semplice: non le avrebbe fatte. Fortunatamente la Brabham non è mai stata una squadra che ha prestato molta attenzione alle PR e Parmalat, lo sponsor principale, non ha fatto alcuna richiesta a Nelson. Un equilibrio perfetto.

Nelson Piquet, Brabham BT50-BMW con il progettista Gordon Murray

Nelson Piquet, Brabham BT50-BMW con il progettista Gordon Murray

Photo by: Motorsport Images

"A un certo punto", mi ha detto, "Ron Dennis mi ha chiesto di andare in McLaren e ha menzionato così tanti giorni all'anno di lavoro per la Marlboro e altri sponsor... lascia perdere, ho perso interesse. Non voglio passare la mia vita a parlare con persone che non capiscono le corse".

"Fondamentalmente, sono pigro. Quando non sono in pista, mi piace tornare nella mia barca e sparire. Nuoto e scio, guardo un sacco di TV, mi sdraio, non faccio niente. Sono fatto così, e quando mi presento a una gara mi sento fresco...".

Piquet ha ottenuto la sua prima vittoria nel 1980 e l’anno successivo ha conquistato il suo primo campionato. A Las Vegas, nella gara finale, finì quinto e anche se quei punti furono sufficienti per ottenere il titolo raramente ho visto un pilota più esausto di Nelson quel giorno. La sua forma fisica non è mai stata alla pari con quella di Alain Prost o anche di un Keke Rosberg fumatore accanito.

Due anni dopo, nella bellissima Brabham BT52 motorizzata BMW, Nelson vinse di nuovo il campionato, ma un aspetto della vita con la squadra di Bernie lo tormentava sempre di più. All'Osterreiching nel 1985 ne parlammo, e rimane una delle conversazioni più notevoli che abbia mai avuto con un pilota.

Mentre passavo davanti a una roulotte vicino all'ingresso del paddock, c'è stato un colpo al finestrino. Ho visto il volto di Nelson seminascosto dietro una tenda. Mi fece cenno di entrare.

Nelson Piquet, Brabham BT54 BMW

Nelson Piquet, Brabham BT54 BMW

Photo by: Motorsport Images

Con l’arrivo dell'estate il paddock di F1 è sempre stato dominato dalle voci di mercato relative alla stagione successiva. Allora non c'era la segretezza massonica di oggi, ma la gente teneva le carte nascoste. Non in questa occasione. "Aiutami", disse Piquet. "Non so cosa fare l'anno prossimo.

"A volte", ha proseguito, "penso a Pelè e Garrincha. Erano superstar in tutto il mondo e hanno finito le loro carriere nel nulla! Pelè è dovuto andare ai New York Cosmos quando era ormai vecchio per gli standard calcistici. Ha fatto un po' di soldi, quindi ora sta bene, ma per il resto... Ti dico una cosa. Questo non succederà a me".

Ammetto di essere stato preso alla sprovvista, perché Piquet era stato il pilastro della Brabham per così tanto tempo. Chiaramente, però, sentiva di essere stato dato per scontato.

"Così tante persone hanno detto, 'Oh, Piquet - ha gusti semplici, ama correre, non si preoccupa dei soldi'. Bah! Sono stato fregato per sette anni. All'inizio non mi dispiaceva perché ero entrato in una delle grandi squadre ed era la mia grande occasione. Lo sapevo molto bene e anche Bernie lo sapeva".

"Da allora ho conquistato il titolo di campione del mondo due volte e sono rimasto fedele a una sola squadra, mentre Prost guadagna tre volte più di me. Non so come ci valuti, ma di sicuro Alain non è tre volte meglio di me!".

Non aiutava anche il fatto che per il 1985 Ecclestone aveva accettato una ricca offerta dalla Pirelli che andava benissimo per lui, ma era decisamente meno attraente per i suoi piloti.

"Il passaggio di Bernie da Goodyear a Pirelli, senza che mi avesse avvisato prima, ha avuto un grande effetto sul mio atteggiamento verso la squadra. Per prima cosa quegli pneumatici solitamente non sono performanti. Inoltre la Pirelli ha fatto affidamento totalmente su di me ed ho disputato test per l'equivalente di 75 gran premi! Questo è un vero lavoro per un pilota, ed è per questo che dovrei essere pagato quanto valgo".

Mentre la sua rabbia aumentava, parlava più velocemente e più forte. Poi si fermò bruscamente, e rimase in silenzio per un momento o due. "Se resto con la Brabham un altro anno, la gente penserà che non me ne andrò mai".

Nelson Piquet, Williams Honda FW11B

Nelson Piquet, Williams Honda FW11B

Photo by: Sutton Images

Normalmente, un pilota mastica lame di rasoio prima di parlare di questioni finanziarie, ma Nelson non è mai stato un uomo da inibizioni: "Sto ricevendo 1 milione di dollari da Bernie", ha detto, "e ho chiesto il doppio, che è ancora molto meno di quanto prende Prost. Mi ha offerto 1,6 milioni di dollari, più un migliaio di dollari per ogni punto in campionato, e sicuramente sta pensando che sarà sufficiente per tenermi".

Poi gli ho chiesto dell'offerta della Williams: "Tre virgola tre milioni di dollari", rispose Nelson, "più diecimila dollari a punto!".

I suoi sentimenti per la Brabham erano ancora forti e lo dimostrava il fatto che Piquet avesse ancora dei dubbi sull'andare via.

"Non voglio andarmene, ma... non voglio finire come Garrincha. Ho detto a Frank che sono pronto a firmare. Sto facendo la cosa giusta?". La decisione, dissi, era sicuramente semplice. Lui annuì.

Conversazioni come queste iniziavano sempre 'Off the record', ma era tipico di Nelson mettere a nudo la sua anima per poi dire come ripensamento: "Non scrivere niente per ora, ok? Almeno fino a quando non è tutto sistemato".

Così ha firmato con la Williams, dove ha raccolto un altro titolo mondiale nel 1987 prima di passare alla Lotus prima ed alla Benetton poi ottenendo altre tre vittorie prima di ritirarsi dalla F1 alla fine del 1991.

La Brabham, dopo la partenza di Nelson, non ha mai più vinto un'altra gara.

Piquet mi è sembrato uno di quei piloti curiosamente sottovalutato nella storia dell'automobilismo, un po' come Jack Brabham  e Mika Hakkinen. Raramente i loro nomi saltano fuori quando si parla dei più grandi della F1 di tutti i tempi, ma indiscutibilmente questo è il loro posto.

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