Mercedes: ecco tutte le cause del disastro di Monaco

James Vowles, responsabile delle strategie del team Mercedes, spiega cosa non abbia funzionato nel weekend del GP di Monaco, dove Hamilton non è mai stato in grado di lottare per la vittoria e per il podio.

Mercedes: ecco tutte le cause del disastro di Monaco

Il tradizionale debriefing che tutte le squadre tengono nelle rispettive sedi all’indomani di un weekend di gara, è una prassi abituale che permette di analizzare tutti gli aspetti del fine settimana trascorso in pista. Nel caso della Mercedes, quello post-Monaco è stato particolarmente lungo, vista la quantità di situazioni che alla luce di quanto emerso nel Principato necessitavano di approfondimenti e conclusioni. Il responsabile delle strategie Mercedes, James Vowles, ha illustrato il risultato dalle analisi, confermando che alla base del weekend molto negativo della squadra campione del Mondo non c’è un singolo problema, ma una serie di fattori che hanno determinato una performance non all’altezza delle aspettative.

“Non è un singolo motivo – ha attaccato Vowles, ma tante situazioni che si sono innescate tra giovedì, sabato e domenica. Iniziamo dai problemi accusati da Lewis e dalla differenza di prestazioni evidenziata rispetto a Bottas. Come da tradizione a Monaco abbiamo iniziato a girare giovedì, su una pista come sempre molto sporca, e i primi riscontri sono stati positivi. Lewis era davvero molto soddisfatto, la sua monoposto si è ben comportata e i tempi che ottenuti hanno confermato che senza traffico sarebbe riuscito a risultare il più veloce in pista in entrambe le sessioni. Ha trovato traffico prima con Alonso e poi con Leclerc nel tratto in uscita dal Tunnel, ma i parziali ci hanno confermato che eravamo a posto”.

Il calo di temperature ha messo kappaò Lewis

“Sabato mattina la situazione si è invertita. Mentre Valtteri (che giovedì era un po' dietro Hamilton) ha fatto un passo avanti, Lewis ha iniziato ad accusare problemi. A cosa è stato dovuto? Giovedì avevamo una temperatura della pista tra i 47 ei 50 gradi, mentre sabato siamo passati a 30, una situazione non inusuale anche su altri circuiti, ma a Monaco questo cambio di condizioni non ci ha più permesso di entrare nella finestra di funzionamento degli pneumatici. Valtteri complessivamente se l’è cavata meglio, ma in generale anche la sua vettura non ha utilizzato le gomme come avrebbe dovuto”.

“A quel punto abbiamo provato alcune modifiche, ma uno dei problemi specifici del circuito di Monaco è la necessità di girare per trovare sempre più fiducia. Tutti i piloti hanno bisogno di giri, una serie di tornate a ritmo costante che consentono di trovare la giusta fiducia nella monoposto per capire dove mettere le ruote e quale sarà la reazione della vettura”.

2 km/h fanno nelle curve iniziali fanno la differenza

“Riuscire a percorrere le prime curve anche solo due chilometri orari più veloce, genera una maggiore energie sulle gomme che innalza la loro temperatura, e questo assicura più grip nelle curve successive. Al contrario, se non hai fiducia nella macchina e non ti fidi di essa, entri in una spirale opposta che porta ad una perdita d’aderenza. Il setup tra le due vetture di Lewis e Valtteri non era molto diverso quando siamo entrati in qualifica e in gara, ma abbiamo visto che non c’era modo di poter utilizzare le gomme come andava fatto”.

Ma per la Mercedes non è stato solo il fronte tecnico a mostrare dei limiti nel weekend di Monaco. Dopo gli elogi arrivati nella tappa di Barcellona, nella gara di Monte Carlo le scelte prese dal muretto box non hanno garantito un valore aggiunto, anzi, sono costate a Hamilton due posizioni. Ciò che è apparso subito chiaro è che la chiamata ai box anticipata (rispetto agli avversari) di Hamilton, si è rivelata un boomerang, e Vowles ha spiegato la sequenza di situazioni che ha portato alla scelta strategica dell’undercut.

“Nelle discussioni che abbiamo avuto domenica mattina siamo arrivati alla conclusione che la sosta per passare dalle soft alle hard sarebbe avvenuta tra il 18° ed il 20° giro, un eventuale stop al giro 30 era stato preso in considerazione come zona limite. Nelle prime fasi di gara abbiamo però visto che Verstappen ha impostato un giro veloce, la sua strategia era quella di costruirsi un gap più ampio possibile per assicurarsi di non trovarsi nel traffico dopo la sua sosta. Lewis ha percorso tutta la prima parte di gara dietro Gasly, e dopo il primo terzo di corsa abbiamo sperato che Pierre si fermasse consentendo così a Lewis di poter spingere qualche giro a pista libera. Ma anche quando ha avuto la finestra per potersi fermare, Gasly è rimasto in pista. Avevamo la possibilità di attendere ancora, sperando che le sue gomme accusassero un calo, oppure provare l’undercut, come abbiamo deciso di fare”.

Il warm up della gomma hard ‘frega’ Hamilton e la Mercedes

“Secondo i nostri calcoli, dopo il cambio gomme Lewis sarebbe dovuto uscire dai box appena prima di Gasly, non sarebbe stato un undercut facile, ma realizzabile, ma come abbiamo visto, non ci siamo riusciti, per diversi motivi. Il primo è che a Monaco non abbiamo abbastanza informazioni come sulle altre piste per fare dei calcoli esatti (a causa dei pochi long-run che si completano il giovedì) ed in più la gomma hard non è stata utilizzata nella sessione FP2, così gli unici riscontri che avevamo erano quelli della sessione FP1. Quindi non sapevamo come si sarebbe comportata la gomma nel giro d’uscita, e come abbiamo poi visto, Lewis dopo il pit-stop si è visto sfilare da Gasly per soli due decimi. La difficoltà nel riscaldare la gomma hard nel giro d‘uscita è stata tale da far fallire il nostro piano”.

“Avremmo potuto percorrere dei giri in più prima di richiamare Lewis ai box, ma ci sono stati dei motivi che ci hanno fatto desistere. Abbiamo visto che altri piloti, ed anche lo stresso Valtteri, stavano iniziando ad accusare problemi con le gomme (nel caso di Bottas stava perdendo tempo nei confronti di Sainz) ma al contrario sia Perez che Vettel continuavano a mantenere un buon ritmo. Avevamo il timore che Lewis potesse perdere terreno nei confronti di Gasly, e se fosse accaduto avremmo perso la possibilità di provare un overcut qualora Pierre si fosse fermato. Mettendo tutto sulla bilancia, la possibilità di un undercut ci è sembrata la migliore”.

Galsy ha bloccato Hamilton favorendo l’undercut di Vettel

“Quando Lewis si è fermato eravamo in una condizione favorevole rispetto a Vettel, che invece poi è riuscito a superarci. Il problema è sorto quando Lewis si è ritrovato nuovamente alle spalle di Gasly dopo la sua sosta, e Pierre in quel momento aveva la gomma fredda ed un ritmo lento rispetto a quello che avrebbe potuto avere Lewis. Vettel ne ha approfittato, percorrendo un giro in più e riuscendo poi a sopravanzare entrambi dopo la sua sosta”.

“Dopo il pit-stop di Lewis abbiamo analizzato le sue gomme per verificare se avrebbe potuto restare in pista altri giri. Nello stint ha fatto un ottimo lavoro con gli pneumatici anteriori, visto che erano in uno stato abbastanza buono, ma i posteriori erano decisamente più al limite, crediamo che al massimo avrebbe potuto completare un paio di giri in più. Alla luce di questo dato dobbiamo sottolineare quanto sia stato incredibile il ritmo tenuto dalla Red Bull, soprattutto con Perez, che è riuscito a prolungare il suo primo stint girando su tempi molto veloci. È stata un performance eccezionale rispetto a tutti gli avversari, una strategia che noi non avremmo mai potuto fare”.

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