Mercedes: dominio figlio delle regole, ma la Red Bull...

Nell’arco di due settimane la Mercedes sembra aver ipotecato la stagione, o forse due a causa dei regolamenti tecnici varati in primavera. Le speranze per provare a mettere in dubbio un verdetto che sembra già scritto sono nelle mani della Red Bull.

Mercedes: dominio figlio delle regole, ma la Red Bull...

Sono trascorsi quattordici giorni tra lo spegnimento del semaforo del Gran Premio d’Austria e la bandiera scacchi sventolata al termine del Gran Premio d’Ungheria. Due settimane intense, che hanno visto la Formula 1 tornare in pista dopo il lungo periodo di pausa forzata, per la gioia degli appassionati reduci dal digiuno più lungo nella storia settantennale del Circus. Ma per molti addetti ai lavori sono state anche due settimane difficili da digerire, non tanto per lo sforzo lavorativo e logistico, quanto per i verdetti arrivati dalla pista.

In quattordici giorni la Mercedes ha messo le mani sul settimo titolo Mondiale consecutivo (parliamo della classifica Costruttori), ipotecando anche l’iride piloti come questione interna al suo box.

Il tutto con una superiorità schiacciante, che lascia poco margine di speranza a chi insegue, come confermato da Helmut Marko: "Perché la Mercedes dimostra così in modo così plateale la sua superiorità? Nei nostri anni ‘buoni’, non abbiamo mai voluto dominare mostrando un potenziale così devastante, perché Mosley (ex presidente FIA) e Bernie ci avrebbe immediatamente chiesto di rallentare, cosa tra l’altro accaduta non di rado".

Per i puristi non c’è questione, sta alla concorrenza rimboccarsi le maniche e provare a rendere difficile la vita alla Mercedes, ma c’è una certa preoccupazione nel paddock sugli effetti che causare un dominio così netto e soprattutto così prolungato nel tempo.

"Non spetta alla squadra che vince preoccuparsi della prevedibilità del campionato – ha chiarito Toto Wolff – e non siamo certo responsabili di questa situazione". La palla torna al centro, e al centro c’è solo un’entità, ovvero la Federazione Internazionale, ma non è semplice anche per la FIA riuscire a garantire una palestra dove tutti hanno certezza di potersi mettere in luce.

C’è chi sostiene che la stabilità regolamentare porta ad un certo equilibrio dei valori in campo, ma non si può non ricordare che il ciclo aspirato, concluso nel 2013, terminò con nove vittorie consecutive del tandem Vettel-Red Bull

La decisione presa sull’onda COVID di voler posticipare al 2022 l’entrata in vigore dei nuovi regolamenti è maturata su basi solide, ovvero una situazione finanziaria molto preoccupante che ha visto a rischio (il pericolo non è ancora del tutto alle spalle) la sopravvivenza di tre squadre.

Altra cosa è però la decisione di voler congelare una grossa parte dei progetti attuali anche per il prossimo anno, perché se è vero che il provvedimento vero ha permesso di tagliare una parte di costi destinati all’eventuale progettazione di una nuova monoposto, dall’altro ha surgelato anche i valori in campo, che non sono proprio entusiasmanti per chi si reca in circuito o accende la televisione per vedere chi salirà sul gradino più alto del podio. Si è risolto un problema per crearne un altro.

"Vettel ha vinto quattro Mondiali – ha confidato un addetto ai lavori – ma se ricordate bene, quando trionfò nel 2010 nell’ultima gara di Abu Dhabi c’era un paddock stracolmo di gente, VIP, rappresentanti delle case, sponsor, ospiti di ogni tipo, non si riusciva a camminare, c’era il mondo intero a Yas Marina, perché erano in quattro piloti a poter vincere il Mondiale".

"Quando Seb vinse il quarto titolo nel 2013, in India con tre gare d’anticipo, il patos era un decimo rispetto a quello di tre anni prima. Oggi nessuno vuole gufare la Mercedes, ma con i valori in campo che abbiamo visto in queste prime gare, avremo un calo d’interesse, è inevitabile. E il problema inedito è che diventa anche difficile immaginare qualcosa di diverso per il 2021".

Il problema è che con i congelamenti dei progetti attuali (provvedimento votato da tutti i team, è bene ricordarlo) riduce le armi in mano agli avversari della Mercedes, lasciando aperto solo il fronte aerodinamico per provare a recuperare terreno. Le power unit resteranno quelle attuali fino all’ultima gara di Abu Dhabi, poi sarà concesso uno step evolutivo che esordirà a Melbourne 2021.

In pratica la tavola è apparecchiata per permettere a Mercedes un’abbuffata che si preannuncia potenzialmente in stile 2015/2016, e quest’anno difficilmente si potrà cambiare questo stato delle cose se non invocando miracoli che oggi è difficile anche solo ipotizzare.

La Mercedes da una parte gongola, ma dall’altra sa bene che un calo di interesse non gioca a favore di chi vince, perché trionfare davanti ad una platea ridotta non è la stessa cosa che farlo davanti al pubblico delle grandi occasioni, e per questo motivo lo stesso Wolff prova a dipingere un contesto diverso, che però fa a cazzotti con quanto visto in pista nelle prime tre gare stagionali.

"Non c'è nessuno nel team che vede questo campionato già finito, la cosa può sorprendervi ma è così. Ovviamente sappiamo che il predominio di una sola squadra, come possiamo essere noi in questo momento, o la Red Bull negli anni 2010 o la Ferrari nei primi anni 2000, è una situazione un po' strana per il campionato".

"Ci piace essere in pista a combattere contro Ferrari e Red Bull – ha proseguito Wolff - ci piace che forze nuove come Racing Point facciano parte del gioco, così come vedere case come McLaren e la Renault trovare una via per tornare al vertice. Da parte nostra abbiamo un obiettivo chiave, ovvero provare a ottenere il massimo in ogni weekend di gara, al meglio delle nostre capacità, non c'è nient'altro che possiamo fare. Ma abbiamo visto che Red Bull è vicina, se guardiamo la classifica piloti, basta un ritiro di Lewis o Valtteri per azzerare il loro vantaggio su Max".

Vero, ma domenica prossima a Silverstone sarà solo la quarta gara stagionale, e il tandem Mercedes ne ha già una di vantaggio. La tappa britannica (se le ambizioni sono ancora quelle pre-stagionali) è già un’ultima chiamata per la Red Bull. "Stiamo lavorando ancora per vedere come raggiungere la Mercedes", ha confermato Marko, e forse a sperarlo non sono solo il super-consulente austriaco e la Red Bull, ma anche un gruppo molto più folto di addetti ai lavori ed appassionati di Formula 1.

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