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Formula 1 GP dell'Emilia Romagna

Max riporta i piloti al centro della F1, McLaren lo fa con gli indipendenti

Troppe volte abbiamo sentito parlare di domini dovuti solo o in gran parte alla supremazia tecnica di un team? A Imola Max Verstappen ha dato l'ennesima prova di quanto in Formula 1 il pilota abbia una rilevanza enorme. McLaren, invece, ridà lustro ai team indipendenti, facendosi largo tra i Costruttori.

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20, Lando Norris, McLaren MCL38, Charles Leclerc, Ferrari SF-24, Carlos Sainz, Ferrari SF-24

Il weekend di Imola ha lanciato due messaggi destinati a propagarsi nel percorso che la Formula 1 affronterà a partire dal prossimo weekend. Il primo, molto forte, è relativo alla figura del pilota, tornato lo scorso fine settimana al centro della scena. In realtà non si è mai spostato, ma per rendere chiaro e comprensibile il valore aggiunto di chi siede (sdraiato) tra il volante e il serbatoio, serve uno specifico scenario. Tra chi osserva la Formula 1 dall’esterno c’è chi sostiene (o subisce) molti luoghi comuni, alimentando discussioni basate su situazioni limite che vengono proposte come dogmi inattaccabili.

“Ormai conta solo la macchina” è uno dei topic più gettonati, e via di esempi come l’era Mercedes con la super power-unit ibrida, o la precedente Red Bull dagli scarichi soffianti. Fu proprio nel pieno dell’era Vettel che Fernando Alonso buttò lì una frase destinata ad essere ricordata: “Lotto contro Newey”, un modo neanche tanto sottile mirato a ridimensionare il ruolo di Vettel nell’abbuffata mondiale della Red Bull. È stato così anche nei primi anni ibridi, il vantaggio motoristico della Mercedes era indiscutibilmente la variabile più significativa nei mondiali del tandem Hamilton-Rosberg. Ma non è sempre così, lo scenario cambia di anno in anno, e in mondo anche inaspettato, la stagione in corso sta riservando delle sorprese.

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Max Verstappen, Red Bull Racing RB20

Foto di: Mark Sutton / Motorsport Images

La cavalcata 2023 di Verstappen è stata archiviata molto frettolosamente sotto la voce “dominio tecnico”, sottovalutando il valore aggiunto di Max. Eppure, lo scorso anno su 22 GP (19 i successi di Verstappen) le doppiette Red Bull furono ‘solo’ sei, con Max capace di doppiare, in termini di punti, Sergio Perez: una differenza enorme. C’è voluta Imola per rendere visibile a tutti ciò che si è stato ignorato più o meno coscientemente: nei successi ottenuti dalla Red Bull nelle ultime quattro stagioni il contributo garantito da Verstappen è stato fondamentale. A volte il suo talento è stato meno influente ai fini del risultato di tappa, ma nel complesso è risultato un elemento indispensabile.

I primi a capirlo sono stati (anni fa) gli uomini della Red Bull, e questo spiega anche il trattamento (finanziario e di status) che la squadra ha garantito a Max, cosa mai accaduta in precedenza nella storia del team. Oggi, il valore di Verstappen, lo conosce molto bene anche la concorrenza. L’interesse morboso nei confronti di Max da parte di Toto Wolff si spiega con la volontà di togliere alla squadra di un valore importante per aggiungerlo al proprio progetto. “La posta in palio è alta – ha confessato un addetto ai lavori – se togli 3 o 4 decimi alla Red Bull e li aggiungi alla tua squadra, hai fatto il colpo del decennio”.

La McLaren riporta gli ‘indipendenti’ alla ribalta

C’è anche un altro messaggio arrivato dal weekend di Imola. La McLaren vincitrice del Gran Premio di Miami non è stato un exploit. La sostanza c’è tutta, ed oggi è facile prevedere che Norris e Piastri saranno tra i grandi protagonisti fino al termine della stagione. Una crescita stupefacente quella della squadra diretta da Zak Brown e Andrea Stella, che ha messo in discussione dei punti ritenuti fermi nel paddock di Formula 1. Recuperare terreno si può, anche in un tempo molto breve.

Dopo l’exploit della Brawn GP nel 2009, solo due squadre hanno dettato legge: Mercedes e Red Bull. Nel primo caso si tratta della costola di un grande gruppo nel settore dell’automotive, tornata in Formula 1 (dopo la parentesi degli anni ’50) con un progetto basato su ingenti capitali ed un grande know-how tecnico. Nel caso Red Bull si è trattato di una sorta di miracolo tecnico, una squadra venuta dal nulla diventata in breve tempo un’eccellenza su tutti i fronti. Negli anni il team di Milton Keynes si è modellato sempre più con le caratteristiche tipiche di una casa ufficiale: fondi importanti,

un rapporto con un motorista (la Honda) in esclusiva e presto una power unit di proprietà. In qualche stagione solo Ferrari è riuscita ad avvicinarsi al tandem di riferimento, per il resto la spaccatura con il resto del gruppo è stata netta.

Andrea Stella, Team Principal,  Oscar Piastri,  Lando Norris, Zak Brown, CEO, McLaren Racing

Andrea Stella, Team Principal, Oscar Piastri, Lando Norris, Zak Brown, CEO, McLaren Racing

Foto di: Steven Tee / Motorsport Images

Dopo molti anni, la McLaren sta proponendo uno scenario che sembrava ormai destinato a restare nel passato. Una squadra con un motore clienti, ed una forza finanziaria decisamente inferiore ai team citati in precedenza, si sta candidando ad un ruolo da protagonista. C’è chi vede in questa ascesa i primi effetti del budget cap, e chi sostiene che si tratta delle persone giuste al posto giusto. Il nome McLaren ha scritto molte pagine gloriose nella storia di questo sport, ma la situazione in cui era precipitata aveva fatto temere per la sua stessa sopravvivenza.

Oggi arriva un bel messaggio per tutta la Formula 1. Con il lavoro, la volontà e le scelte corrette, è ancora possibile tornare al vertice. Per puntare ai massimi traguardi la strada è ancora lunga, ma la direzione imboccata è corretta. Lo scorso inverno Norris stupì tutti confermando la sua volontà di restare legato alla McLaren anche davanti ad un’offerta della Red Bull (che lo aveva contattato per affiancarlo a Verstappen) una scelta che suscitò molte perplessità. Forse Lando ha visto lontano, un futuro apparso più chiaro al resto del mondo al termine delle ultime due gare.

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