Maldonado: "Voglio tornare in F.1, senza gli incubi recenti"

Pastor Maldonado si racconta nell'anno in cui è rimasto a piedi dopo cinque stagioni di Formula 1: il venezuelano conta di ricostruire la sua carriera nei GP, ma non vuole rivivere gli stenti della scorsa stagione alla Lotus.

È arrivato nel paddock di Montecarlo in gran forma, confermando che dallo scorso inverno, quando ha saputo che non sarebbe stato parte del programma Renault F1, ha continuato ad allenarsi. Anche più di prima.

“D’altronde – ha confermato col sorriso Pastor Maldonado – adesso ho più tempo a disposizione”.

Ad ogni passo percorso tra le hospitality presenti nel Principato, ecco una stretta di mano, una pacca sulle spalle, un sorriso e qualche abbraccio. Una cosa è certa: Maldonado in Formula 1 è benvoluto. A dispetto di un’immagine da “scassa-macchine” che soprattutto alcuni media gli hanno appiccicato addosso, Pastor nel Circus è una persona che ha fatto emergere anche altri aspetti della sua personalità.

E, attenzione, Maldonado non si ritiene un ex della Formula 1. I suoi sforzi sono ancora tutti profusi alla ricerca di una chance per rientrare dove vuole essere, e soprattutto dove spera di scrivere capitoli importanti di una storia che non è ancora conclusa.

Sono trascorsi tre mesi da quando è iniziato il Mondiale di Formula 1 2016. Cosa ha fatto Pastor Maldonado in questo periodo?
“Ho avuto parecchio tempo libero. Ho fatto dei test con la Pirelli con la GP2 laboratorio, abbiamo selezionato delle mescole. Abbiamo percorso molta strada tra Mugello e Barcellona, e credo di aver dato un buon contributo”.

Facciamo un passo indietro allo scorso inverno. Quando hai capito che dopo cinque stagioni non saresti stato al via del Mondiale di Formula 1?
“Alla fine del mese di gennaio la Renault mi ha informato che non sarei stato parte dei loro piani. Ovviamente non è stata una bella notizia, anche se poi devo dire che vedendo i risultati non avrei fatto un grandissimo affare. Così mi sono ritrovato in una pausa forzata”.

Che bilancio fai dei tuoi cinque campionati di Formula 1?
“Stagioni difficili. Non ho mai avuto l’opportunità di guidare una monoposto consistente nel corso di un’intera stagione. Nel secondo anno in Williams abbiamo vinto una gara, concretizzando punti importanti. Poi sono arrivati anni difficili, con il passaggio il Lotus. Lo scorso anno mi aspettavo di più, ma tutti sappiamo i problemi che ha attraversato il team. Anche se non eravamo nelle prime posizioni la squadra ha fatto un lavoro incredibile, perché mancava tutto. Non c’erano i pezzi, ed altri erano fuori chilometraggio. L’unica cosa a posto era la power unit, ma tenere insieme la monoposto è stata durissima”.

Quanto hanno influito i risultati 2015 nel passo indietro fatto dal tuo sponsor?
“Uno sponsor si aspetta quello è stato promesso di più, ed il team aveva promesso di più. Se gli accordi non sono rispettati, le sensazioni non sono positive e la tensione cresce. Non è arrivato ciò che ci attendavamo”.

Quando hai realizzato di essere fuori dai programmi Renault, hai cercato alternative in altre categorie?
“Sono stato in pista per molti anni, e all’inizio ero preoccupato perché non volevo restare a piedi. Ma a febbraio i programmi di qualità sono già tutti strutturati, ed infatti non c’erano alternative di alto livello. Non avrei problemi ad accettare offerte da altri campionati, ma credo di meritarmi una vettura competitiva”.

Come è stata la vigilia di Melbourne quando hai realizzato che non dovevi preparare la valigia?
“Eh… mi è mancata molto. Quella è stata la prima sensazione. Ma poi scopri anche tante altre cose che non avevi considerato. Passo tanto tempo in famiglia, ho una figlia piccola, e all’inizio erano lei e mia moglie che si adattavano alla mia vita. Adesso mi adatto più io alla loro. Ma la voglia di tornare in pista c’è sempre”.

Che futuro vedi davanti a te?
“Spero di tornare in Formula 1, ma solo se c’è una buona opportunità. Non voglio rivivere certe situazioni, mi piacerebbe avere a disposizione una vettura che possa lottare per i punti nell’arco di tutta la stagione”.

Puoi ancora contare sul tuo sponsor storico?
“La compagnia petrolifera Pdvsa ha supportato la mia carriera dal karting alla Formula 1. Le relazioni sono buone, ma loro hanno tanti progetti sportivi in Venezuela, non solo nel motorsport. Dobbiamo attendere perché oggi è un momento difficile in Venezuela. La crisi petrolifera ha creato molti problemi ad una nazione molto ricca di greggio e derivati. È la prima fronte di reddito nazionale, ed oggi siamo ad un calo del 50%. In questo contesto gli investimenti sono più cauti”.

Stai guardando anche oltre la Formula 1?
“Al momento sono focalizzato sulla Formula 1, ma voglio anche avere un piano “B” che al momento non è ancora definito. Alla fine metteremo sul tavolo le possibilità, e sceglieremo la migliore per la mia carriera”.

Quanto ha pesato sulla tua carriera il passaggio poco fortunato da Williams a Lotus?
“Sono stato 3 anni in Williams, e quando si è trattato di decidere cosa fare per la stagione successiva il contesto tecnico non era quello che cercavo. In squadra mi sono sempre trovato bene, è il team che mi ha consentito di esordire in Formula 1, e con il quale nel 2012 siamo arrivati alla vittoria nel Gran Premio di Spagna. Ma dopo tre stagioni c’è anche voglia di provare una nuova esperienza".

"E in quel momento la Lotus era la seconda squadra, dietro la Red Bull. C’era questa opportunità e ci abbiamo provato. E’ andata male, complice il cambio del regolamento tecnico che ha trovato la squadra non preparata, a causa del motore Renault che era un disastro. La prima gara senza problemi l’abbiamo terminata nella seconda metà di stagione".

"I ragazzi lavoravano giorno e notte, ma c’era poco da fare. Se fossi rimasto in Williams indubbiamente sul fronte dei risultati sarebbe stato meglio, ma nel momento in cui è stata presa la decisione, chi poteva sapere quale sarebbe stata la power unit da battere e quella in crisi?”.

Credi alla fortuna?
“Chiamiamolo destino. Ha voluto che andassi in Lotus e incontrassi quella situazione”.

Senti di poter scrivere ancora pagine importanti nella tua storia in Formula 1?
“Sicuramente. Ho avuto una sola possibilità di vincere, ed ho vinto. Ricordo che nel 2012 la monoposto era competitiva su alcune pista e meno in altre. Comunque per cinque volte sono stato nei top-3 in qualifica, ero sempre li davanti. Sul giro secco credo di averci messo del mio, poi in gara tornavamo al potenziale della monoposto, diciamo in media da terza o quarta fila”.

Quali sono stati i momenti più duri nella tua carriera?
“Mah, sai, per tanti anni ho sognato di arrivare in Formula 1, come tanti altri piloti. Poi una volta che ci si arriva non si è più soddisfatti solo dall’esserci, ma si vuole vincere. E quando ti rendi conto che non puoi vincere, realizzi che questo sport è particolare. Se sei in un piccolo team semplicemente non puoi vincere".

"Chi oggi guida una Sauber o una Renault sa che non può farcela. Il primo anno lo accetti, perché fai esperienza. Poi diventa sempre più dura. Nel mio caso la seconda stagione mi ha portato una vittoria, ma poi è stato ancora più duro tornare indietro".

"Alzarti al mattino andando a fare uno sport in cui sai che non puoi vincere… è dura. So che ci sono molti piloti che hanno trascorso più di dieci anni in Formula 1 senza avere a disposizione una monoposto vincente, ma per me è dura. Sin dal karting sono sempre andato in pista per vincere, in GP2 nelle stagioni peggiori arrivavo quinto in campionato, me vincevo delle gare. Ma la Formula 1 è stata un impatto duro”.

Persone a te vicine dicono che non ti sei mai rassegnato ad un ruolo da comprimario, al punto di superare spesso il limite in pista…
“Ogni pilota è fatto a modo suo. Quando sai di aver dato il cento per cento, rientri ai box e sul monitor vedi che sei quindicesimo… beh, non fa bene al morale. E spesso questa situazione mi ha portato a commettere degli errori, proprio per l’incapacità di accettare di non poter essere nelle prime posizioni. Ho fatto degli errori, volevo sempre dare di più, anche quando non era realisticamente possibile. Poi piano piano ho imparato che è un approccio che non paga. Ho rischiato meno, soprattutto in qualifica. Ma mi son preso qualche critica di troppo…”.

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Campionati Formula 1
Piloti Pastor Maldonado
Articolo di tipo Intervista