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F1 | Lindblad: “Sono abituato a essere gettato da Red Bull in acque profonde. Mi aiuterà"

L'inglese sarà l'unico debuttante in F1 nel 2026 e lo farà dopo una scalata fulminea dalle serie propedeutiche, sempre un anno per categoria. Red Bull ne apprezza la rapidità di adattamento e questo, secondo Lindblad, è l'elemento che potrà aiutarlo di più nella sua prima stagione nella categoria regina.

Arvid Lindblad, Racing Bulls

Arvid Lindblad sarà l’unico rookie al via nel 2026, dopo aver ottenuto la promozione in Racing Bulls al fianco di Liam Lawson. Il neozelandese ha a sua volta avuto la meglio su Yuki Tsunoda, mantenendo così il proprio sedile nella squadra di Faenza. Il nome di Lindblad, però, è tutt’altro che nuovo per chi segue con attenzione le serie propedeutiche.

Il britannico attirò l’attenzione della Red Bull quando aveva appena 13 anni: il marchio dell’energy drink lo mise sotto contratto e lo accompagnò in una scalata fulminea dai kart alle monoposto. Oggi diciottenne, Lindblad ha debuttato nelle vetture a ruote scoperte solo nel 2022 e non si è mai trattenuto a lungo in nessuna categoria: un anno in F4, poi F4 Italiana, F3 e infine F2, prima del salto diretto in Formula 1.

In sostanza, la sua scalata verso la Formula 1 è stata estremamente rapida e ricalca un copione già visto in casa Red Bull: i piloti più promettenti tendono a restare solo un anno in ciascuna categoria prima di essere promossi a quella successiva. È, in genere, il segnale che il team individua in quel talento un potenziale importante e vuole accompagnarlo il più velocemente possibile verso l’approdo in Formula 1.

Arvid Lindblad, Racing Bulls

Arvid Lindblad, Racing Bulls

Foto di: Zak Mauger / LAT Images via Getty Images

“Sono salito di categoria piuttosto velocemente. Sono rimasto un anno in ogni categoria, quindi ogni stagione sono abituato a essere buttato in acque profonde. Da questo punto di vista mi aiuterà ad adattarmi alla F1, perché sono abituato a queste situazioni”, ha spiegato Lindblad in un’intervista al sito della F1, raccontando proprio come questo passaggio continuo lo ha costretto a doversi adattare in fretta.

Quando si cambia categoria ogni anno, il tempo per adattarsi è inevitabilmente ridotto e ciò che le squadre osservano con attenzione è proprio la capacità del pilota di reagire in fretta. Ora, però, ad attenderlo c’è la sfida della Formula 1, un ambiente in cui tutto viene portato all’estremo: non solo le prestazioni delle vetture, ma anche la complessità del lavoro con gli ingegneri, decisamente più numerosi e specializzati rispetto alle categorie propedeutiche.

“Ma dall’altro lato, non ho ancora fatto la Formula 1, quindi non so cosa aspettarmi. Vedremo: devo restare aperto mentalmente e lavorare duro, perché questo sarà il passo più grande che abbia mai affrontato”.

Arvid Lindblad, Campos Racing

Arvid Lindblad, Campos Racing

Foto di: James Sutton / Formula 1 / Formula Motorsport Ltd via Getty Images

La capacità di Lindblad di adattarsi rapidamente a nuove vetture, trovando il limite con naturalezza, è emersa anche nelle categorie propedeutiche. In alcuni casi, però, gli è servito del tempo per ingranare e anche quest’anno in F2 ha mostrato soltanto sprazzi del suo talento, senza la continuità necessaria. Un limite dovuto in parte anche a una serie che, ormai, non fa certo della costanza il proprio punto di forza.

“Ho sempre pensato che se mi fossi concentrato sulle prestazioni in F2, quello sarebbe stato il modo migliore per avere un’opportunità in F1. Quindi quello è sempre stato il mio focus. Credevo che, se avessi fatto tutto bene e fossi stato veloce, forse si sarebbe aperta una possibilità. Tutte queste cose – la Super Licenza, le FP1 – sono state una conferma che stavo facendo le cose giuste, che tutto stava andando bene.”

Per prepararlo alla Formula 1, Red Bull lo ha messo più volte al volante di una Racing Bulls di due anni fa, e Lindblad ha confermato ancora una volta la sua capacità di apprendere rapidamente. Inoltre, ha svolto anche una sessione al Mugello con una vera Red Bull, sempre con almeno due anni di anzianità, come da regolamento, affinando così il lavoro in vista delle varie FP1 riservate ai rookie.

Helmut Marko aveva raccontato di come avesse impressionato sia Red Bull sia Racing Bulls per come ha gestito quelle sessioni: “Silverstone è stato molto speciale per me: la mia prima FP1, e per di più a casa. È stato impegnativo perché correvo anche in F2, quindi non potevo concentrarmi al 100% sulla F1: dovevo fare bene anche in F2 quel weekend”.

Arvid Lindblad, Racing Bulls

Arvid Lindblad, Racing Bulls

Foto di: Clive Rose / Formula 1 via Getty Images

“In Messico invece è stato più semplice. Non avevo altri impegni. Potevo concentrarmi solo sul fare il miglior lavoro possibile, e questo ha aiutato. Anche se non è stato facile. Con la situazione del campionato [con Verstappen ancora in lotta], c’era molta pressione per non commettere errori. Ma sono stato molto contento di entrambe le FP1, soprattutto quella in Messico.”

Il salto dalla F2 alla F1 è enorme e anche in Racing Bulls ne sono ben consapevoli: “Il consiglio [dei suoi capi Alan Permane e Peter Bayer] è stato che le cose saranno difficili. Non devo essere ingenuo. So benissimo che sarà una grande sfida. Un passo enorme. Ho molto lavoro da fare prima di Barcellona [sede dei test privati di inizio stagione].

“Ci sono molte cose su cui devo lavorare per essere al livello giusto. Entrare in Formula 1 significa affrontare tanti cambiamenti – non solo rispetto alla F2, ma anche per via del grande cambio regolamentare dell’anno prossimo, che aggiungerà ulteriore complessità.

“Ho molto lavoro da fare con il team in fabbrica, al simulatore, e in tutto ciò che può aiutarmi a crescere, perché quei test saranno fondamentali. Nel 2026 ancora di più, perché la power unit avrà un ruolo molto più importante. Ci sarà molta più enfasi sulla gestione mentre si guida. Quindi devo imparare bene cosa fare, cosa ci si aspetta da me, e diventare abbastanza sicuro da farlo in modo naturale”.

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