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La F1 attuale è frutto di una campagna di reclutamento Costruttori: ne è valsa davvero la pena?

La F1 attuale sta facendo discutere, e non poco. Ci sono aspetti da sistemare al più presto, mentre altri sono apparsi meno gravi del previsto. Tutto questo è frutto di una scelta fatta anni fa per attirare o trattenere Costruttori (Audi e Honda su tutti). Ora, però, il Circus ne sta pagando le conseguenze.

Charles Leclerc, Ferrari, George Russell, Mercedes

Charles Leclerc, Ferrari, George Russell, Mercedes

Foto di: Lars Baron / Getty Images

Il weekend di Melbourne ha dato alcune risposte, ma soprattutto ha sollevato nuove domande. Il quadro che emerge è quello di una Formula 1 alle prese con una serie di problematiche, alcune si sono rivelate meno gravi rispetto ai timori della vigilia, altre invece hanno confermato le preoccupazioni emerse nelle settimane precedenti. Le difficoltà principali riguardano il fronte tecnico, ed è qui che si concentra l’interrogativo più importante per il futuro di questo regolamento. Siamo di fronte a problemi destinati ad attenuarsi con il naturale lavoro di sviluppo che porteranno avanti squadre e motoristi? Oppure si tratta di problemi strutturali, tali da richiedere un intervento diretto della Federazione Internazionale?

Ciò che si è visto nella gara di Melbourne è che l’azione in pista è determinata dalla gestione dell’energia. Molti piloti al termine della corsa hanno descritto una corsa che li ha visti passeggeri della batteria posto sotto il sedere, ma è anche vero che le critiche aumentano man mano che si scorre (verso il basso) la classifica finale. Chi sale sul podio, da sempre, difficilmente si lamenta.

La FIA, per ora, ha scelto di prendere tempo, rimandando le valutazioni a dopo il Gran Premio di Cina. Ma per avere un quadro davvero completo potrebbe essere necessario più tempo. In gioco c’è una partita importante che vede da una parte Nicholas Tombazis, finora restio a rimettere mano al regolamento tecnico, e dall’altra uno schieramento eterogeneo formato da alcuni piloti e da diverse squadre.

Uno dei terreni su cui si gioca questa partita è anche quello del consenso pubblico. Chi auspica un cambiamento rapido utilizza microfoni e telecamere per lanciare messaggi allarmanti; sul fronte opposto, invece, c’è chi invita alla calma, descrivendo uno scenario tipico di ogni ciclo tecnico appena iniziato, destinato a maturare con il passare delle gare.

Max Verstappen, Red Bull Racing

Max Verstappen, Red Bull Racing

Foto di: Peter Fox / Getty Images

Il ‘lift-and-coast’ in qualifica è il primo problema da affrontare

Il fine settimana australiano si è svolto su uno dei cinque circuiti tradizionalmente più critici per la gestione dell’energia. Melbourne, insieme a Jeddah, Montreal, Monza e Las Vegas, è da tempo nella lista “nera”, ma alcune delle problematiche emerse sono destinate a ripresentarsi anche su altri circuiti. La prima, e forse la più importante, riguarda la qualifica.

La ‘gestione’ in gara non è certo una novità per la Formula 1: è una tematica presente fin da quando sono stati aboliti i rifornimenti di carburante. Anche prima non sono mancati periodi in cui i piloti erano costretti ad alzare il piede dall’acceleratore, negli anni ’80, ad esempio, tenne banco tra le polemiche la formula ‘consumo’, con finali di gara non di rado stravolti da monoposto ammutolite a bordo pista senza carburante.

Ben diverso è però il discorso quando la gestione entra in gioco nel giro di qualifica. È un aspetto inedito non solo per la Formula 1, ma per il motorsport in generale. Il giro veloce rappresenta per molti appassionati il momento più atteso del weekend: quello in cui emerge il massimo potenziale tecnico delle vetture e la capacità del pilota di estrarre ogni centesimo possibile.

Lewis Hamilton, Ferrari

Lewis Hamilton, Ferrari

Foto di: Rudy Carezzevoli / Getty Images

Sentire piloti spiegare, al termine di una sessione di qualifica, di aver dovuto fare i conti con “un sistema che si adatta in tempo reale per distribuire l’energia lungo il giro” lascia inevitabilmente qualche perplessità. La Formula 1 è sempre stata sinonimo di evoluzione tecnologica, ma esistono elementi che fanno parte del suo DNA e che non dovrebbero essere mai messi in discussione. Il giro secco è uno di questi. Una soluzione a breve termine ci sarebbe, la riduzione di 100kw di potenza elettrica limiterebbe (o azzererebbe) il lift-and-cost sul giro secco, ma per mettere nero su bianco serve un’unanimità di vedute che in Formula 1 è merce rara.

Su un aspetto la FIA ha carta bianca, ed è la sicurezza. Anche si questo fronte ci sono tante situazioni che meritano di essere analizzate, dalla partenza (Colapinto ha evitato per centimetri un incidente che sarebbe stato molto pericoloso) ai gap di velocità che si sono visti nei testa a testa. I piloti familiarizzeranno anche con questi aspetti, ma c’è un limite che non va superato.

Polveroni senza sostanza

Charles Leclerc, Ferrari, George Russell, Mercedes

Charles Leclerc, Ferrari, George Russell, Mercedes

Foto di: Martin Keep / AFP via Getty Images

C’è poi la Formula 1 parlata. Alcuni commenti particolarmente duri ascoltati nel corso del weekend sono sembrati fuori fuoco. In assenza di una fotografia chiara di come si presenterà questa nuova Formula 1 una volta raggiunto il proprio equilibrio tecnico, sparare nel mucchio oggi ha poco senso. I primi dieci giri di gara, animati dal duello tra Russell e Leclerc, hanno esaltato (forse fin troppo) una parte degli appassionati, mentre hanno irritato chi ha visto nella sequenza di sorpassi un copione artificiale, privo di veri valori tecnici.

È ancora troppo presto per emettere verdetti definitivi. Serviranno almeno un paio di mesi per capire la reale portata delle criticità emerse e per valutare se sarà necessario un intervento della FIA. Un periodo utile anche alle squadre per mettere a fuoco il funzionamento complessivo del pacchetto tecnico che hanno a disposizione. Il problema, oggi, è piuttosto l’isteria generale che circonda il dibattito. Ci sono gli addetti ai lavori (spesso mossi da interessi di parte) e un pubblico sempre più incline alla polemica. Il vento che soffia sulla Formula 1 è alimentato da chi soffia consapevolmente per alimentare, clickbait, audience o interessi, uno sparare nel mucchio che ha poco a che fare con un’analisi concreta o con la ricerca di soluzioni.

C’è però una lezione che tutto il sistema Formula 1 dovrebbe ricordare facendone tesoro. La situazione attuale è il risultato di decisioni prese cinque anni fa per convincere Audi a entrare nel campionato e Honda a tornare sui suoi passi. Pur di portare a casa un risultato, chi aveva indetto la campagna per reclutare nuovi costruttori ha accettato tutto, anche ciò che la pista (oggi) dice che non si può fare. La domanda, a questo punto, è inevitabile: ne è valsa davvero la pena?

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