Kvyat esclusivo: "Vedere la F1 da fuori mi ha fatto capire alcune cose che non avevo messo a fuoco"

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Kvyat esclusivo:
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02 mar 2019, 14:30

Dopo un anno al simulatore della Ferrari, il pilota russo ha avuto un'altra occasione in Formula 1 dalla Toro Rosso, la squadra che l'aveva lanciato nel 2014. Daniil si è aperto in un'intervista concessa a Motorsport.com.

A dispetto dei 24 anni d’età, Daniil Kvyat ha già una storia da raccontare. Non centrano numeri e statistiche, ma vicende di un percorso sportivo ed umano che lo hanno travolto facendogli vivere il bello ed il ‘dark side’ della Formula 1.

Una girandola di situazioni, iniziata con un’ascesa velocissima che lo ha portato all’esordio nel Circus con la Toro Rosso, a diciannove anni, alla successiva promozione in Red Bull che ha preceduto l’arrivo dei primi podi. Poi una brusca frenata, con la retrocessione nella squadra che lo ha portato all’esordio, per far posto a Max Verstappen, fino al licenziamento del 27 ottobre 2017.

Il pilota russo, si è così ritrovato davanti ad uno spartiacque: da una parte una strada percorsa da tanti piloti ritrovatisi di colpo fuori della Formula 1, ovvero quella che porta verso altre serie professionali del motorsport, dall’altra quella già battuta anni prima verso il paddock da cui era appena stato escluso. Kvyat ha scelto quest’ultima, conscio delle difficoltà che avrebbe incontrato. Dopo dodici mesi, trascorsi per lo più al simulatore di Maranello, Daniil (contro molti pronostici) si sta preparando al ritorno in pista a Melbourne, il tracciato che lo vide esordire in Formula 1 nel 2014.

Ad attenderlo in Australia ci sarà sempre la stessa squadra di cinque anni fa, ma il pilota che arriverà quest’anno nel box della Toro Rosso è molto meno ragazzo e molto più uomo. Kvyat è cresciuto, ascolta, parla piano, trasmette calma e sicurezza. Anche nel suo caso (era già accaduto con Hartley) Helmut Marko ha messo da parte l’orgoglio facendo retromarcia, con una scommessa-bis. E a crederci non è solo il manager austriaco.

Osservandoti nel paddock sembri molto calmo e rilassato. È solo un’impressione o sei davvero molto tranquillo?
“Se fai del tuo meglio non hai paura di nulla. Conosco bene il mondo Red Bull, e loro conoscono me, so cosa vogliono”.

Marko è tornato sui suoi passi, te lo aspettavi?
“Abbiamo parlato, il passato è una pagina chiusa. Sono entrato nel mondo Red Bull nel 2010 e se oggi sono qui è grazie a loro. Spero, e voglio, dargli molto”.

Quando hai avuto la certezza che avresti avuto una seconda chance in Formula 1?
“Nel mese di agosto Marko mi ha chiamato chiedendomi di vederci, io non avevo nulla di programmato per il 2019 quindi sono stato bene contento di essere convocato. A quel punto ho immaginato che mi avrebbe proposto un’opportunità, e così è stato. Ci siamo parlati, ed è stato tutto molto semplice: eccomi qui!”.

Sei soddisfatto dei primi riscontri avuti dalla nuova monoposto?
“È stato un inizio positivo, abbiamo macinato chilometri e progressivamente familiarizzato con la vettura”.

La Honda ha confermato che quest’anno la Toro Rosso sarà un race-team, e non un laboratorio viaggiante come nel 2018. Questa volta il tuo timing sembra perfetto…
“Si, speriamo bene. I tecnici della Honda stanno lavorando duro, ed è bello vedere quanto ci tengano al loro progetto. Spero davvero che si raccolgano i frutti di un sforzo così grande”.

Facciamo un passo indietro, all’esperienza 2018 nella veste di pilota del simulatore della Ferrari. Cosa ti ha regalato l’esperienza a Maranello?
“Non posso che ringraziare tutte le persone con cui ho avuto l’opportunità di lavorare. Professionisti seri, che mi hanno accolto molto bene, è stata anche un’esperienza molto interessante”.

Nel paddock ci sono piloti che ritengono utile un’esperienza al simulatore, ed altri che invece la ritengono tempo perso, un parcheggio che non porta da nessuna parte. Tu come la vedi?
“Dipende da come approcci questa opportunità, ed anche dalle persone con cui lavori. Se sei nell’orbita di un top-team il livello è alto, ovviamente parliamo sempre di simulazione, non puoi replicare la realtà al cento per cento. Però se cogli la chance nel modo giusto, con umiltà, cercando di crescere professionalmente e ponendo domande alle persone che hai intorno, allora credo che sia un’esperienza utile. Nel mio caso ho sempre cercato di dare il massimo che potevo, non mi è mai capitato di dire durante le lunghe giornate trascorse nel simulatore…‘che palle..’. Immagino che per qualche pilota titolare possa essere un’esperienza noiosa, perché è sempre più gratificante guidare una macchina reale, ma nel mio caso il lavoro al simulatore per la Ferrari è stato l’impegno principale della stagione, quindi mi sono messo a disposizione al cento per cento”.

C’è stato qualche momento in cui hai pensato di guardare oltre la Formula 1?
“Ho sempre cercato di considerare tutte le opzioni, e non ho mai smesso di guardare la Formula 1. Mi sono confrontato spesso con il mio manager Nicolas Todt, ed emergeva sempre che la volontà era quella di tornane in questo paddock. Il mio sguardo è sempre stato orientato verso la Formula 1, in fin dei conti sono stato fuori un anno, non ho neanche avuto tanto tempo a disposizione per pensare ad altro. Probabilmente se non avessi ricevuto la chiamata dalla Toro Rosso avrei iniziato a guardarealtrove ”.

Hai solo 24 anni, ma hai già vissuto il bello ed il brutto della Formula 1 al contrario di chi ha potuto contare su carriere più lineari e programmate. Quanto ti hanno cambiato queste esperienzerispetto al diciannovenne che esordì a Melbourne cinque anni fa?
“Non credo che ci siano poi tante differenze, perché non sono convinto che si possa cambiare molto ciò che si è. Ma ho lavorato, ho cambiato il mio approccio a diverse cose, e conto su tanti piccoli aspetti per riuscire quest’anno a fare il meglio possibile”.

Tu sei un esponente del gruppo di piloti arrivati in Formula 1 giovanissimi e con poche stagioni di monoposto in curriculum. Ora che di esperienza ne hai di più, credi sia importante arrivare in questo paddock preparati al massimo o alla fine è qui che si impara tutto?
“C’è differenza tra chi esordisce con più esperienza e chi meno. Io sono arrivato in Formula 1 dopo 4 anni in monoposto, ma alla fine se ti adatti in fretta ce la puoi fare. Ricordo che alla vigilia del mio esordio avevamo avuto tanti problemi di motore nei pochi test a disposizione, e sono così arrivato in Australia con soli sessanta giri percorsi. Ma ti affidi all’istino, e questo non vuol dire che tu non possa fare bene”.

La scorsa stagione hai visto i Gran Premi in televisione?
“Si, molti dei quali dal remote-garage di Maranello. Ho voluto vedere, volevo capire come si percepisce questo mondo dall’esterno. Non posso dire che mi sia divertito, ma non sono neanche così debole da non poter guardare. La mia carriera è stata molto veloce, e vedere dall’esterno il mondo in cui sono stato per quattro anni mi ha fatto cogliere e capire alcuni aspetti che non avevo messo a fuoco. Conta anche questo”.

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Daniil Kvyat, Scuderia Toro Rosso STR14

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Daniil Kvyat, Scuderia Toro Rosso STR14, con dei tifosi

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Daniil Kvyat, Scuderia Toro Rosso STR14

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Daniil Kvyat, Toro Roso STR14 e Alexander Albon, Scuderia Toro Rosso STR14

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Alexander Albon, Scuderia Toro Rosso STR14 e Daniil Kvyat, Toro Roso STR14

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Daniil Kvyat, Scuderia Toro Rosso STR14, pit stop

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Daniil Kvyat, Toro Roso STR14 e Alexander Albon, Scuderia Toro Rosso STR14

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Daniil Kvyat, Scuderia Toro Rosso STR14

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Daniil Kvyat, Scuderia Toro Rosso STR14, va largo

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Daniil Kvyat, Scuderia Toro Rosso STR14

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Alexander Albon, Scuderia Toro Rosso STR14 e Daniil Kvyat, Toro Roso STR14

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