Isola: "La Pirelli sta studiando tutti i particolari del tender FIA sulle gomme "

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19 ago 2018, 14:53

Il capo di Pirelli Motorsport, Mario Isola, ha trascorso una parte dell'estate ad analizzare il bando FIA per il rinnovo della fornitura di gomme di F1 dal 2020 al 2023. Oltre al passaggio alle gomme da 18" ci sono diverse cifre che vanno valutate. Scopriamole...

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Gomme da 18 e 13 pollici a confronto
La Lotus E22 con gomme da 18 pollici
Un meccanico Ferrari con degli pneumatici Pirelli
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La Pirelli è tornata in F1 nel 2011 e ha tutta l’intenzione di restarci anche in futuro. La Casa milanese, però, deve aderire al bando di concorso che la FIA ha lanciato per il rinnovo della fornitura unica nel periodo 2020 – 2023. Il primo anno sarà disputato con pneumatici da 13” come oggi, mentre dal 2021 le monoposto da GP adotteranno le gomme da 18”.

Il bando, comunque, impone delle novità che non si limitano al cambiamento del diametro delle gomme, ma si estende a una serie di parametri tecnici che hanno fatto saltare sulla sedia anche Mario Isola, responsabile di Pirelli Motorsport.

Primo fra questi la volontà della FIA di tornare a pneumatici con una grande usura che contribuiscano a rendere più spettacolari e meno prevedibili i GP…
“Il documento pubblicato dalla FIA è in linea con quello pubblicato la volta scorsa: la grande differenza è che la famosa target letter che avevamo già chiesto nel 2015 per mettere tutti intorno a un tavolo, per capire quali fossero gli obiettivi da raggiungere dal fornitore di pneumatici, è stata inserita come appendice alla gara di appalto”.

“Questo vuol dire che in quel documento ci sono molte condizioni: il cambio di misura è stato giustamente esplicitato, giustamente se si vuole passare nel 2021 alle gomme da 18 pollici, ricordo che non sarebbe stato possibile farlo prima per problemi non legati agli pneumatici”.

I team si sarebbero trovati a rifare delle macchine nuove per tre anni di fila…
“Sì, quindi il primo impedimento era di natura regolamentare visto che le norme 2021 ancora non le conosciamo e poi ma anche i team non erano disposti a fare così tante rivoluzioni, ma più banalmente non ci sarebbe stata la disponibilità dei cerchi: se diventassero di 18 pollici di diametro e larghi 17 ci sarebbero una serie di problemi da risolvere. Tornando al tender: questi dati sono stati esplicitati e ci sono altre condizioni che stiamo studiando per capire cosa succederà…”.

Ma esiste un rischio per cui Pirelli potrebbe decidere di non partecipare al tender FIA?
“Beh, la prima cosa da fare è capire quali saranno le regole: nel tender sono riportati dei numeri che rappresentano una sfida tecnica per il 2021, perché non ci sarà solo l’adozione delle gomme da 18 pollici, ma ci sarà anche l’abolizione delle termocoperte che avrà riflessi piuttosto importanti, ma ci sono gli adempimenti anche per il 2020 perché le cifre riportate nel documento scattano da questo periodo per quanto riguarda, per esempio, il degrado. Non possiamo, quindi, andare avanti con le gomme attuali fino al 2021, ma dovremo studiarne di nuove ogni anno. Adesso è da capire se i numeri riportati sono vincolanti, oppure possono essere discussi. È per questo che stiamo analizzando con cura il documento”.

Entrerà in scena un competitor, dando per scontato che Pirelli aderirà al tender?
“Io credo di sì e, probabilmente ce ne sarà più di uno. Noi abbiamo sempre detto che vogliamo continuare, che vogliamo assecondare le richieste di chi gestisce questo sport e lo abbiamo dimostrato nei fatti. Chissà, sarà una sfida vera sul bando…”.

Sul degrado delle gomme ci sono divergenze di opinioni: come non ricordare il 2011 e 2012 quando fra gli appassionati si era sparsa l’idea che Pirelli non era in grado di fare pneumatici capaci di durare se non pochi giri, intaccando tutto il lavoro fatto sul P Zero stradale?
“La cosa più difficile da spiegare nel 2011 era stata proprio quella relativa al degrado degli pneumatici: la durata non dipendeva dalle nostre capacità, ma da una specifica richiesta fatta dalla FIA con i team”.

Anche il nuovo tender della FIA è stato condiviso con le squadre?
“Quello che posso dire è che il documento è stato condiviso con la FOM, mentre non so se lo è stato con i team. Bisognerà capire anche cosa ne pensano le squadre che sono una parte importante del gioco, visto che in prospettiva 2021 cambieranno diverse cose…”.

Quest’anno avete allargato le mescole a disposizione dei team, ma almeno un paio sono state poco usate. Andrete avanti con questa strategia, oppure ridurrete il numero di mescole diverse?
“L’idea è di ridurre l’offerta nel 2019 omologando meno tipi di gomme. La Superhard è sempre stata solo un back up, la Hard è stata usata solo una volta, mentre la Supersoft è stata utilizzata poco perché è troppo vicina alla Soft e alla Ultrasoft. In molte gare abbiamo potuto saltare un livello di mescola”.

“Quello che stiamo cercando di fare per il prossimo anno, oltre a sviluppare una costruzione nuova, visto che abbiamo osservato che ci sono alcune aree della gomma nella quale possiamo migliorare l’integrità e il profilo di usura per come lavora a terra, per cui potremo nel 2019 andare ancora più morbidi, ma allargando il delta di tempo fra una mescola e l’altra. Fra Soft, Super e Ultra potremmo mantenerne solo due di tre. Quindi se andremo a togliere la Supersoft e la Superhard avremo un range di cinque, massimo sei mescole. Questo è l’obiettivo che ci siamo dati per l’anno prossimo”.

Pirelli ha fatto grandi investimenti per diversificare le mescole, ma poi alla fine le squadre arrivano tutte alle stesse scelte, vanificando in parte il vostro sforzo…
“Abbiamo imparato tantissimo sulla gestione della gomma negli ultimi due anni e come l’abbiamo appreso noi, l’hanno capito anche i team che ne sanno trarre un utilizzo molto più estremo di prima perché le squadre si sono fatte milioni di conti per capire qual è il passo di gara che gli consente di ridurre il degrado, al punto da arrivare al numero di pit stop che decidono di voler fare”.

I team, quindi, non adeguano le loro strategie alle gomme, ma spingono l’uso degli pneumatici per stare nelle scelte ideali funzionali alla macchina. C’è stato un ribaltamento dei ruoli…
“All’inizio nel 2011 spingevano molto sulla gomma e accettavano l’eventuale stop addizionale, mentre i numeri di oggi ci dicono altre cose. Prendiamo la target letter del tender 2020: si legge che si chiede un delta fra le mescole di 0”9 e già adesso non siamo lontanissimi visto che i valori sono di circa 0”7 con degradi che permettano di avere tempi di gara simili con uno stop, due o addirittura tre. È chiaro che con più soste si usano gomme più morbide e prestazionali. Utilizzando le tre mescole si possono costruire tre strategie differenti con risultati poco diversi. Ma è evidente che una sola sosta attiri di più perché non ti penalizza il tempo totale di gara e riduce i rischi di pit stop ripetuti senza farti finire nel traffico. È per queste ragioni che i team cercano di sfruttare le gomme in modo tale da costruire una strategia con una sola sosta”.

Ma il fatto che ci sia chi si qualifichi in Q2 con una mescola di un grado più dura non è dovuto ai limiti della monoposto?
“Anche, ma i nostri numeri dicono che non è il solo motivo. I top team riescono comunque a gestire il passo gara per limitarsi ad una sola sosta”.

È giusto che la gomma sia strumento per fare spettacolo?
“Non deve essere un alibi per costruire lo spettacolo. Certo può contribuire allo show, ma personalmente non sono d’accordissimo su questa visione. Può aiutare lo spettacolo, ma quell’elemento non deve diventare determinante”.

La considerazione è giusta, la FIA pretende alti valori di usura delle gomme nel bando e non si limita a chiedere prestazioni e sicurezza…
“Ed è proprio per questo motivo che vogliamo capire bene i numeri che sono stati riportati nel bando: per la mescola più morbida si parla di un aumento dei tempi di tre decimi di secondo al giro. Parliamo di due secondi in otto giri: andando incontro a queste cifre si favorisce lo show o si gestiranno ancora di più le gomme”.

L’idea di proporre solo tre colori che identifichino la mescola soft, media e dura a ogni GP indipendentemente dal tipo di gomma che verrà deliberata la condividi?
“Ne avevamo già parlato due anni fa: è probabile che si arrivi a tre nomi e tre colori”.

Avete già scelto i colori?
“No, ma mi piacerebbe vedere il rosso e il giallo che sono i nostri colori. Avrei scelto anche il bianco, ma parlerò con FIA e FOM e anche con F1 TV per capire quale deve essere la scelta cromatica migliore. Io pensavo a bianco, giallo e rosso, ma mi hanno detto che in certe situazioni di luce il bianco e il giallo si possono confondere. Per questo ne parleremo…”.

“Con il regolamento attuale i team arrivano a selezionare gli stessi treni di gomme pur arrivando da decisioni a monte che spesso sono molto diverse. La ragione è semplice: la scelta è condizionata dalla qualifica. Un modo per renderla meno prevedibile è separare quella per le qualifiche da quella della gara, lasciando piena libertà alla squadra. Non è una cosa fattibile per l’anno prossimo dato che per ottenere qualsiasi modifica serve l’unanimità dei team, ma volendo per il 2020, ultimo anno delle gomme da 13”, è un tema che si potrebbe anche affrontare”.

Ne avete giù discusso?
“No, l’attenzione era tutta rivolta al tender e il fatto che la FIA abbia inserito la target letter nel bando ha profondamente modificato l’approccio al documento”.

La gomma da 18 sarà molto diversa da quella che si era vista a livello sperimentale nel 2014…
“Era un pneumatico che avevamo studiato per la F2, la serie cadetta che è solita anticipare le scelte della F1. Non è successo con le gomme larghe perché le macchine non avrebbero potuto sfruttare la maggiore aderenza per la minore potenza. Le 18 pollici siamo in grado di farle e eliminare le termocoperte significa ridisegnare completamente le mescole perché servirà un warm up accettabile e bisognerà considerare il delta di pressione fra la gomma che entra in pista fredda a 20 gradi e la stessa che poi lavora a 120 gradi. Oggi il delta di temperatura è di appena 10 gradi, visto che gli pneumatici escono dalle termocoperte a 110 gradi e, quindi, la differenza di pressione è limitatissima, mentre in futuro ci sarà una grande differenza. Si tratta di una nuova sfida tecnologica che è sicuramente stimolante, però bisognerà trovare i giusti equilibri”.

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