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Il meeting per decidere il motore di F1 del futuro è stato rinviato

Il meeting che si sarebbe dovuto tenere a Londra il prossimo 11 settembre per definire i motori del futuro per la F1 è stato rinviato. Questa decisione può essere letta come una conseguenza delle posizioni dei Costruttori, molto lontane tra loro.

Red Bull Racing RB19, Power Unit

Red Bull Racing RB19, Power Unit

Foto di: Erik Junius

Nell’intervista concessa alla vigilia del Gran Premio d’Italia, Stefano Domenicali aveva preannunciato un incontro tra i motoristi per fare il punto sulla power unit del futuro. In agenda anche la delicata questione della durata del ciclo tecnico che scatterà nel 2026, che da regolamento dovrebbe restare in vigore fino al termine del 2030 ma che, con voto unanime dei costruttori, potrebbe anche essere ridotto di uno o due anni. Il meeting era stato pianificato a Londra il prossimo 11 settembre, ma da quanto appreso nel paddock di Monza è stato rinviato.

Ciò che emerge è che una riduzione della vita delle power unit 2026 interessa al momento a Red Bull e Cadillac. Le ragioni della casa statunitense sono facilmente comprensibili, nella sede in North Carolina sta prendendo forma la factory nella quale sarà progettata e realizzata la power unit che il team utilizzerà a partire dalla stagione 2028, ed ovviamente i vertici della Cadillac non sono entusiasti all’idea di investire centinaia di milioni di dollari in un progetto che nella migliore delle ipotesi avrà (nel loro caso) una durata di tre anni.

Da qui la decisione di appoggiare la linea del presidente Mohammed Ben Sulayem che ha messo il tavolo la proposta di passare ad un’unità motrice V8 aspirata già nel 2029. In questo caso la Cadillac estenderebbe la sua partnership con la Ferrari per una terza stagione, partendo direttamente con il progetto della motorizzazione voluta dal presidente FIA. Diversa la posizione di Red Bull. Tutte le posizioni della sua divisione powertrain fanno trasparire una mancanza di fiducia sulla competitività del progetto che esordirà il prossimo anno, da qui il desiderio di cambiare le carte in tavola il prima possibile.

L’annullamento del meeting di Londra può essere letto come una conseguenza delle posizioni molto lontane tra i costruttori. C’è chi sembra aperto alla possibilità di anticipare la conclusione del ciclo al termine del quarto anno (2029) e chi come Audi non sembra essere disposta a ridiscutere un regolamento già scritto. Ci sono poche indiscrezioni sulla posizione della Honda, ma nelle precedenti discussioni tra i motoristi è sempre stata allineata con Audi. Da qui la decisione di annullare l’incontro londinese, considerando le posizioni attuali l’unanimità indispensabile per poter variare il regolamento sarebbe stata impossibile da raggiungere.

I tempi non sono maturi perché gli scenari sono differenti, chi ha già stanziato e speso ingenti budget per progettare e realizzare le power unit 2026 non è propenso a fare sconti, i business plan sono stati pianificati e spalmati in un periodo di cinque anni, e non vedono motivi validi per anticipare la conclusione del ciclo. Motivi che invece vedono Liberty Media (Domenicali ha spiegato bene le sue ragioni) e la federazione internazionale. per una volta i due organi di governo remano nella stessa direzione chiedendo una motorizzazione più semplice, leggera ed economica, e vorrebbero questo passaggio il prima possibile. Il binomio FIA-Liberty riuscirà ad allineare le posizioni? Al momento sembra una missione impossibile, la palla di fatto è in mano ai costruttori, uno scenario che fa leggere in luce diversa quanto dichiarato da Domenicali in merito alla volontà di avere in futuro in motore “Formula 1”, svincolato dalle case automobilistiche.

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