Hembery: "Se non si fanno i test, niente gomme larghe!"

La Pirelli attende la firma del contratto triennale 2017-2019 di fornitura esclusiva delle gomme e Paul Hembery spiega a Motorsport.com quali sono i nodi da sciogliere in questa settimana. Altrimenti non si passerà alle nuove regole.

Una delle realtà che sta soffrendo il caos decisionale che sta caratterizzando questo inizio di Mondiale 2016 è quella della Pirelli. Più che per il format delle qualifiche, i vertici della Casa milanese sono allarmati per i continui slittamenti delle decisioni relative Mondiale 2017.

Le misure degli pneumatici del prossimo campionato sono state definite da tempo, ma ci sono molti dettagli che stanno rallentando la firma del contratto di fornitura che garantirà alla Pirelli la presenza in Formula 1 nel triennio 2017/2019.

Abbiamo fatto il punto con il direttore di Pirelli Motorsport, Paul Hembery, chiarendo anche la posizione dell’azienda italiana sul fronte caldo delle qualifiche.

Circa due mesi fa la firma del rinnovo contrattuale tra Pirelli e FIA sembrava imminente. Poi le cose sono andate per le lunghe.
“Credo, e spero, che questa settimana tutti gli aspetti siano definiti. Abbiamo chiesto la garanzia di 12 giorni di test con una monoposto equipaggiata con una power unit ibrida e qualche aggiornamento su quelle che saranno le linee guida del prossimo regolamento tecnico, ma vorremmo fare anche dei test preliminari con una vettura del 2013. La definizione di questi dettagli stanno un po’ rallentando la conclusione delle trattative”.

Vi siete posti un tempo limite per poter essere al via del Mondiale 2017 con la nuova generazione di pneumatici?
“In pratica al limite ci siamo già. Ci restano solo sei mesi di lavoro per poter studiare e realizzare il tutto, e non è semplice. Vogliono una gomma perfetta ma settimana dopo settimana la cosa sta diventando sempre meno realizzabile. La nostra scadenza è aprile".

"Se non possiamo lavorare come vogliamo, diventa impossibile offrire quello che ci viene richiesto. Non vogliamo mettere a rischio il nostro nome per mancanza di test e informazioni necessarie per fare un buon lavoro, perché abbiamo già visto che se poi ci sono dei problemi la colpa è nostra”.

I team si sono lamentati di non poter iniziare il lavoro 2017 in galleria del vento per la mancanza delle gomme apposite.
“Le abbiamo pronte, ma prima bisogna definire tutti gli aspetti che riguardano la fornitura degli pneumatici. Una volta chiarito tutto e firmato il contratto, non ci sono problemi”.

Cosa pensate della nuova proposta relativa al format di qualifica?
“Pirelli ha già sui campi di gare molti set di gomme che non vengono utilizzati, quindi per noi anche se fossero necessari più treni di pneumatici non sarebbe un grande problema. Ma dal nostro punto di vista la soluzione migliore potrebbe essere quella di fare due giri con lo stesso set di gomme. Ovviamente nella seconda tornata la performance sarebbe meno buona, ma il problema è lo stesso per tutti”.

Non avete proposto un vostro format nei vari incontri con le squadre?
“Non abbiamo una linea precisa su cosa ci piacerebbe fare. Vorremmo che fosse una formula che piace agli appassionati e al grande pubblico. Ci tengo a dire che nel sistema vecchio, in vigore fino al 2015, non tutto era perfetto. Su molte piste i top team riuscivano a passare le sessioni Q1 e Q2 senza utilizzare le mescole più tenere, garantendosi così la disponibilità di gomme più performanti in gara".

"Un lusso che chi lottava per passare la Q1 e Q2 non poteva concedersi, e ne pagava il prezzo la domenica. Bisogna lavorare sulle qualifiche pensando anche all’impatto sulla gara. Se tutte le monoposto avessero le performance della Mercedes basterebbe una mescola sola e diventerebbe una battaglia tra piloti, ma oggi non è così. Quindi l’elemento della strategia contribuisce ad animare la corsa”.

Dopo i primi due weekend del 2016 siete soddisfatti del passaggio dalle due alle tre mescole?
“Direi di sì, i riscontri finora sono stati positivi anche da parte dei team minori. Questo perché se le qualifiche non vanno al meglio, comunque c’è la possibilità di rischiare in gara una strategia alternativa. Ma bisogna attendere ancora qualche gara per una risposta definitiva, perché il rischio è che tutti i team convergano sulle stesse scelte”.

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