Hamilton si racconta: "Tutto è cominciato da quel pugno sul naso"

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Hamilton si racconta: "Tutto è cominciato da quel pugno sul naso"
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2 nov 2017, 09:09

Dopo la conquista del quarto titolo mondiale piloti Lewis ha voluto ripercorrere il percorso che lo ha portato al mondiale 2017 senza dimenticare i momenti bui di un'infanzia che lo ha fatto crescere in fretta. Poi ringrazia Dennis e la Mercedes

2017 World Champion Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1 celebrates with his mother Carmen Lockhart and t
PIt board for Lewis Hamilton, Mercedes-Benz F1 W08
2017 World Champion Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1
2017 World Champion Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1
2017 World Champion Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1
Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1
Il vincitore della gara Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1 festeggia sul podio con Usain Bolt
La grid girl di Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1
Mika Hakkinen presents to Gary Paffett, Tom Sisley and Lewis Hamilton
Lewis Hamilton
2017 World Champion Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1
2017 World Champion Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1 celebrates with his mother Carmen Lockhart and t
2017 World Champion Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1
Lewis Hamilton, Mercedes-Benz F1 W08 makes a pitstop
Il Campione del Mondo 2017 Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1, Valtteri Bottas, Mercedes AMG F1
2017 World Champion Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1

Ora davanti ci sono solo Michael Schumacher e Juan Manuel Fangio. Ma prima di pensare a ciò che potrebbe riservare il futuro, Lewis Hamilton merita di essere celebrato nel presente.

Lewis ha voluto parlare a lungo, del passato, del presente e di un futuro che lo vedrà ancora in pista a caccia di nuove sfide. Svanita la tensione della volata Mondiale, la corazza del pilota è calata, lasciando spazio all’uomo, con le sue certezze da professionista, la voglia di vivere ciò che la vita gli offre, qualche ferita d’infanzia ancora non del tutto rimarginata, e quella voglia di ispirare, di regalare ciò che a lui è stato donato.

Un Hamilton a tutto campo, che ha risposto sull’onda di un’emozione violenta anche per uno sportivo che ha fatto della vittoria il suo habitat naturale.

Grazie Mercedes. Grazie Ron

"Mi piacerebbe iniziare ringraziando la mia squadra e tutto coloro che mi hanno aiutato a vincere il quarto titolo. Sono stato scelto da Mercedes e McLaren quando avevo 13 anni, e voglio cogliere l’occasione per ricordare gli anni eccezionali che ho vissuto con la mia prima squadra di Formula 1".

"E’ stato un periodo che avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. Quando incontrai Ron (Dennis) avevo 10 anni, e gli dissi che un giorni avrei voluto essere campione del Mondo con una sua monoposto. Mi diede un’opportunità, ed ovunque sia oggi, ci tengo a dirgli che gli sarò sempre grato".

"Poi sono arrivato in Mercedes, una decisone che è sembrata una scommessa, ma dentro di me sapevo che stavo facendo la cosa giusta. Anche se i primi tempi non sono stati facili, ero certo che saremmo arrivati al successo. Può sembrare strano, ma sono sempre stato convinto che sarebbero arrivati giorni come quello di domenica. Ho visto la squadra crescere, grazie alla spinta di un gruppo di responsabili che crede in questo progetto al cento per cento. Devo ringraziare Stoccarda, i ragazzi di Brackley e Brixworth".

Quel pugno sul naso…

Questa settimana ho ripensato alle mie origini, a quando crescevo a Stevenage sognando un giorno di diventare un pilota di Formula 1. Essere dove sono oggi è molto al di là di ciò che sognavo, quattro volte campione del Mondo… era impossibile da immaginare".

"Durante la gara ho ripensato a quando mio padre una volta mi mise in un ring di boxe, e il mio avversario mi tirò un pungo facendomi sanguinare il naso. Non volevo risalire sul quel ring, e oggi ho rivissuto una sensazione simile alla curva 3: avevo una foratura, avrei potuto tornare ai box e rinunciare alla gara, ma mi sono ricordato quel momento e mi son detto 'non ho intenzione di rinunciare’, continuerò a spingere, anche se sono 40 secondi dietro, continuerò a dare tutto, per essere orgoglioso di ciò che ho fatto quando attraverserò il traguardo. E orgoglioso di me stesso…"

Viaggiare, vincere, ed allenarsi da solo

Quando si attraversano periodi particolarmente difficili o decisamente buoni, può capitare di interrogarsi su quanto valga la pena investire energie per raggiungere un certo obiettivo. E’ meglio rinunciare, cambiare direzione o insistere? Se poi la vita ti porta a raggiugere quanto sperato, solo allora ti rendi conto se ne è valsa o meno la pena".

"Quest’anno mi sono preparato da solo, andando contro molte opinioni. ‘Nessuno può prepararsi da solo’, penseranno in tanti, per di più viaggiando in tutto il mondo come sto facendo. In verità devi trovare la tua strada, senza lasciarti condizionare, credere nelle tue convinzioni. Poi quando arrivano giornate come questa, in cui vinci un campionato davanti a così tanta gente, ne esci rafforzato. Credi sempre di più in te stesso, e allo stesso tempo consolidi il legame con le persone che credono in te.

L’orgoglio di essere Hamilton e i sacrifici di papà Anthony

Sono orgoglioso di tutta la mia famiglia. Non avete idea di quanto sia fiero nel pensare che sto scrivendo nei libri di storia sportiva il nome Hamilton. Anche quando il mio tempo sarà terminato, ci saranno bambini che conosceranno ciò che ho fatto, e questo mi rende tremendamente orgoglioso".

"Se ripenso ai sacrifici che ha dovuto fare mio padre per aiutarmi ad essere dove sono oggi, non credo che potrò mai ripagarlo, anche se vincerò un numero pazzesco di gare e campionati. Posso però cogliere questa opportunità ed essere un’ispirazione per qualche bambino nel mondo tra i tanti che stanno guardando la Formula 1, ed è ciò che provo a fare".

Il riscatto nei confronti di quei due insegnanti

"Il 44 è il mio numero magico, ed il 4 ne fa parte, quindi celebro il quarto titolo anche sulla mia macchina. E’ un traguardo incredibile, e mi chiedo cosa stiano pensando i miei ex compagni di scuola. Ho ripensato anche ad un paio di insegnanti che mi avevano detto ‘tu non concluderai nulla nella vita”, chissà se mi stanno osservando ora, o se leggeranno il mio nome sui giornali: cosa diranno?"

"Magari penseranno di aver ‘aiutato quel ragazzo’, o magari diranno: ‘sai una cosa? Mi pento di aver detto quelle cose, e ho imparato qualcosa’. Spero davvero che i bambini che oggi sono a scuola vengano incoraggiati e supportati, non demoralizzati. Spero che il mio quarto titolo Mondiale, il quarto di un Campione del mondo di Stevenage, possa dimostrare che puoi riuscire a fare qualcosa anche arrivando dalla base.

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