Hamilton: "Questa F.1 non stanca ma impegna mentalmente"

Lewis Hamilton spiega che in Canada avrebbe potuto disputare un'altro GP dopo la vittoria, ma l'attenzione richieste è enorme. Ha stima per Rosberg, non gli piacciono le monoposto 2017. E teme le partenze per i guai alla frizione.

Lewis Hamilton a tutto campo. Due vittorie consecutive, ed un Mondiale riaperto, hanno riportato il sorriso sul volto del campione del Mondo, arrivato a Baku con la consapevolezza di aver raddrizzato, almeno per il momento, una stagione che sembrava un incubo.

Hamilton ha parlato di tutto, passando da temi sociali al sistema di partenza che lo fa dannare da inizio anno, fino al confronto con Rosberg. Parola a Lewis Hamilton.

A Montreal hai spiegato come Muhammad Alì sia stato un punto di riferimento nel crescere come atleta di colore. Pensi di poter prendere, se non il suo posto, parte della rilevanza e del ruolo come punto di riferimento per gli altri atleti?
“Sicuramente è qualcosa di molto difficile, in particolare oggi dato che ci sono tanti straordinari atleti come Tiger Woods, Serena Williams, un mix di persone incredibilmente di successo e di talento che provengono da diverse etnie. Non so quale possa essere la mia posizione”.

Ti piacerebbe avere quel tipo di rilevanza?
“Non penso sia qualcosa che puoi voler avere, è qualcosa che ti guadagni nel tempo. E al momento non penso ci possa essere qualcuno come lui, in termini di carattere, personalità, di valori da rappresentare in un momento difficile. Ora il momento è diverso, non posso essere “politico”…

Per esempio se dicessi qualcosa su Donald Trump?
“Scherzavo ovviamente, ma semplicemente siamo in un’era diversa. Spero che nel futuro, almeno nel mondo delle corse, i bambini di colore, e non, possano trovare in me un esempio, spero che accada almeno per uno o due loro, o magari per tanti altri”.

C’è un problema razziale in Formula 1?
“Non c’è un problema per me, mi trovo benissimo qui. C’è stato qualche momento difficile, è successo in Spagna, all’inizio della carriera. Il fatto è che la mia famiglia è l’unica di colore del mondo della Formula 1, ma spero che questo abbia aperto un varco e penso ci sia spazio per altre famiglie e altre etnie e paesi lontani”.

Ti aspettavi un ribaltamento così veloce dopo l’inizio di stagione difficile? Sono bastate due gare per chiudere il gap… Cosa è successo dopo Barcellona?
“Non è stata una grande gara quella di Barcellona, e non è stato un anno spettacolare per me, fino a questo momento, da molti punti di vista. Abbiamo fatto dei cambiamenti, la strada è stata accidentata da inizio anno, ma le ultime due gare sono state fantastiche ed è bello essere tornati davanti anche in termini di performance della vettura. L’ultimo weekend di gara è stato perfetto al 99%, ma resta il problema della partenza, un 1% sul quale possiamo ancora lavorare. Ma onestamente non mi sarei mai aspettato di veder chiudere il gap così com’è accaduto. Ora sono concentrato nel continuare con gare positive, così da poter mostrare il mio potenziale durante tutto l’anno”.

In Canada si è ripresentato il problema alla frizione di inizio anno che sembrava scomparso…
“In realtà c’è sempre stato. A Melbourne non è andata bene, in Bahrain ho sbagliato qualcosa io. In Cina è stata ottima, poi le due gare successive così così. E’ qualcosa di cui spesso discuto con gli ingegneri per valutare cosa fare. Quando finisco la procedura (nel giro di formazione) lui sa già se ci sarà una brutta partenza o meno”.

Ti avrebbe aiutato poter disporre ancora dell’uso della radio?
“No, in realtà è qualcosa di più tecnico, legato alla temperatura della frizione, a volte è corretta a volte no. Si vede anche in Ferrari, a volte c’è una vettura che parte al meglio e l’altra più indietro. E’ la dimostrazione di come le cose possano andare velocemente da un verso all’altro. Stiamo facendo in modo, se proprio non di avere il meglio, di avere almeno qualcosa di stabile”.

Cosa pensi dell’inizio della carriera in Formula 1 di Verstappen in confrontato al tuo? Ti fa sentire già vecchio?
“C’è da dire che sta guidando molto bene… però io mi sento ancora molto giovane: avete mai sentito l’espressione ‘black don’t crack’? (i neri non si spezzano)”

Quant’è importante il fattore psicologico nella tua sfida con Nico?
“L’aspetto psicologico è parte del lavoro, ma non lo noto molto. Sia io che Nico siamo al punto più alto forse in termini di maturità e nel gestire la pressione attorno a noi. Parlo di come affrontiamo i media, del modo in cui gestiamo le cose, e dell’energia che portiamo all’interno del team. Alla fine, entrambi abbiamo l’obiettivo ultimo di batterci l’un l’altro, e a volte è più doloroso di altre, ma il livello di rispetto non è mai stato così alto. E’ una sfida che affronto ad ogni gara, alla fine sono qui per battere tutti gli altri piloti”.

Cosa ne pensi delle regole 2017? Sei preoccupato da qualcosa?
“Non mi piace molto il cambiamento di regole. Non è un segreto che secondo me è una decisione sbagliata, ma spero di essere smentito. Da quello che ho visto in galleria del vento, la vettura è più bella, larga e con gomme più grosse, ma sarà anche molto più pesante: un camion da fermare. In termini di stile di guida, sono in grado di guidare qualunque cosa. Ho iniziato con quello che mio padre chiamava un letto a baldacchino, il mio primo go-kart, e poi siamo tutti nella stessa barca. Ci sono le regole, le prendi e ti ci adatti andando più forte possibile. Tutti sappiamo guidare ogni vettura, è quello che ci rende piloti”.

Non sei preoccupato per la sicurezza con vetture di tre secondi più veloce?
“No, non ho quasi mai preoccupazioni per la sicurezza in generale. Sono più preoccupato per la qualità delle gare, ovvero quando non si può stare dietro alle altre vetture e non si fa nulla per rimediare. E’ un peccato. Magari con gomme ancora più grandi, con più grip meccanico la situazione migliorerà, ma non credo che le gomme dell’anno prossimo non ci daranno il grip meccanico di cui abbiamo bisogno. Sarà un “imprint” di quello che abbiamo ora, solo con una macchina più veloce e tante difficoltà nello stare dietro gli uni agli altri, indipendentemente dai secondi in meno. Penso che sarà più come nel 2004 o nel 2005, quando le vetture potenzialmente erano più veloci, con gomme più performanti ma sempre difficoltà di sorpasso”.

Pensi che sarà più impegnativo fisicamente?
“Abbassare i tempi di tre secondi al giro, sarà sicuramente più impegnativo fisicamente, ed è una cosa positiva. In questo sport, quando si termina una gara, dovremmo essere esausti. A Montreal invece ne avrei potuta fare un’altra. Mi alleno al livello in cui dovevo essere nel 2007, quando le vetture erano più fisiche, e ora potrei fare molto di più. Ma mentalmente è sempre una grande sfida. Anzi, ora è una sfida più grande mentalmente, perché abbiamo molte più cose da fare sul volante. E’ perfino troppo tecnico, ci sono troppi parametri. Provo a spiegarlo ai miei amici, ma non riescono a capire quello che dico, ci sono troppe informazioni. Ma è quello che è, e ci dobbiamo adattare…

A Baku ci saranno 23 secondi flat out. A cosa penserai in tutto quel tempo?
“Non ho ancora guidato qui, ma accade tutto molto, molto in fretta. Sei col gas spalancato, e guardi molto molto avanti pensando al tuo punto di staccata, come posso mantenere quel decimo che ho guadagnato e prendere altri centesimi o mezzo decimo all’uscita della curva. Dove posizionare la vettura, i segni sul muretto, il punto di corda, come tornare sull’acceleratore, non portare troppa velocità in curva, trovare il giusto bilanciamento entrando o uscendo dalla curva senza essere ingordo. C’è tanto a cui pensare”.

Cosa pensi del momento che il nostro mondo attraversa, con tutta la violenza che c’è, dalle sparatorie, all’ISIS, agli attentati…
“I posti in cui andiamo e che vediamo ci tengono isolati da tutto ciò che succede al mondo, e il mondo non è in un buono stato in molte aree. Domenica per me è stata fantastica, mi sono allenato lunedì mattina ed ero in forma splendida, ero sorridente, poi ho preso in mano il giornale e ho letto delle 50 persone uccise e tutto è stato rovinato. E’ una violenza di cui non abbiamo bisogno. In America, posso andare al negozio di articoli sportivi a 10 minuti da casa e comprare tutte le armi che voglio, e ciò mostra che in molti posti il sistema non è corretto. Non ho una risposta, ma penso sia veramente triste perché sarebbe potuto toccare a chiunque di noi o a qualcuno che conosciamo. Non ho una risposta, ma lo trovo devastante”.

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A proposito di questo articolo
Campionati Formula 1
Evento GP d'Europa
Sub-evento Giovedì
Circuito Streets of Baku
Piloti Lewis Hamilton
Team Mercedes
Articolo di tipo Intervista