Hamilton: "Non è solo una battaglia tecnica, ma anche una guerra psicologica"

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Roberto Chinchero
Di: Roberto Chinchero
08 ott 2018, 07:16

Lewis Hamilton si prende dei meriti nella sfida che sta vincendo con Sebastian Vettel, sottolineando come stia vincendo il confronto con il pilota della Ferrari, potendo contare sul pieno apporto dei tecnici Mercedes.

Lewis Hamilton, Mercedes-AMG F1 W09
Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1, festeggia sul podio, con il trofeo
Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1, festeggia nel parco chiuso
Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1 e Max Verstappen, Red Bull Racing RB14, festeggiano sul podio
Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1 W09 EQ Power+

Vietato festeggiare, almeno formalmente. In casa Mercedes tutte le celebrazioni per i titoli Mondiali in arrivo sono rimandate alle prossime gare, ma da qualche commento si inizia a intravedere quella soddisfazione che tre mesi fa non era proprio di casa nel box campione del Mondo.

Uno dei meriti che Hamilton ha attribuito ieri al suo team, è quello di aver saputo mettere sotto pressione la Ferrari in una guerra psicologica che in una stagione così tirata ha avuto il suo ruolo.

“Tutti noi della Mercedes possiamo rivendicare il merito di aver messo sotto pressione i nostri avversari – ha spiegato Hamilton - è quello che succede sempre in un confronto duro tra due grandi competitor. Anche se stanno ancora andando molto bene, credo che siamo riusciti a fare un buon passo avanti. Non è solo una battaglia tecnica, ma anche una guerra psicologica in cui siamo stati coinvolti tutti”.

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Hamilton non ha mai menzionato Vettel, ma l’impressione è ovviamente quella di rivendicare il merito di aver portato l’avversario a commettere degli errori.

“Mi sento molto, molto orgoglioso delle nostre prestazioni – ha proseguito Lewis - siamo rimasti fedeli al nostro piano e continuiamo a dare il massimo come facciamo già da molto tempo. Ho detto agli ingegneri: Avete fatto un lavoro fantastico, spero ne siate coscienti. Credo serva anche prendersi un attimo per pensare a quanto fatto, ed esserne orgogliosi".

"Sembra scontato, ma invece corriamo da un briefing all’altro, poi di corsa in sede a preparare la prossima gara, sempre a ritmi vertiginosi, e alla fine non si dedica un po' di tempo a riconoscersi quanto fatto, sia in termini di lavoro di gruppo che individuale. Una stagione così intensa è come una maratona, e quest’anno credo che abbiamo dimostrato di avere più resistenza di tutti”.

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