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Hamilton: nessun giochetto sporco, ma deve saper perdere!

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Hamilton: nessun giochetto sporco, ma deve saper perdere!
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28 nov 2016, 18:25

Il comportamento di Hamilton negli ultimi giri ad Abu Dhabi ha spaccato i due gli appassionati di F.1 fra chi lo critica pesantemente e chi lo giustifica perché lottava per il titolo piloti visto che quello Costruttori era già della Mercedes. Lewis ha scoperto di essere solo...

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Bisogna saper perdere: a Lewis Hamilton bisognerebbe inserire la cover dei Rokes nella playlist del pilota inglese, vale a dire la canzone che il gruppo ha interpretato al Festival di Sanremo nel 1967, insieme a Lucio Dalla. Perché il tre volte campione del mondo non è capace di perdere. Come molti campioni che mettono il proprio ego davanti a tutto e a tutti. L’inglese non accetta di essere stato battuto dal compagno di squadra Nico Rosberg, perché dentro di sé si sente superiore al tedesco.

L’ha strapazzato per due anni di seguito, ma al terzo tentativo ha dovuto chinare la testa. La caparbietà di Rosberg è stata superiore al talento naturale del tre volte iridato. Toto Wolff, team principal della Mercedes, per magnificare il titolo di Nico ha detto che il figlio di Keke deve essere orgoglioso di aver avuto la meglio sul pilota più veloce che c’è in circolazione. Un’ammissione sincera, genuina.

E lo stesso Nico, che con gli amici italiani ha cantato a squarciagola nel box della Stella “siamo campioni del mondo”, è consapevole di aver messo a segno un’impresa usando la testa, mantenendo il controllo dei nervi, evitando accuratamente le provocazioni. Il biondino ha sentito la pressione nel weekend risolutivo, ma ha saputo governarla con freddezza. È stato al gioco e ha vinto. Meritatamente.

Hamilton è parso un pugile messo all’angolo del ring quando a tre giri dalla conclusione ha detto via radio: “Ho perso il mondiale, posso perdere anche questa gara”. Una frase infelice che ha rimpicciolito l’uomo Lewis, perché lo ha fatto scivolare nel meschino. E non è certo il tipo che ha bisogno di queste cadute di stile, visto che appena sceso dalla macchina ha abbracciato Nico, a dispetto di quanto vanno dicendo in molti critici, pronti a mettere sul rogo il britannico ora che è stato battuto.

Sebastian Vettel, dall’alto dei suoi quattro titoli mondiali di fila, ha bollato la tattica di gara dell’inglese come dei… giochetti sporchi. Il tedesco, a dire la verità, sembra essersi placato quando è arrivato in coda alle frecce d’argento e non si è infilato fra le due W07 Hybrid con la stessa veemenza con cui ha voluto togliersi il gusto di infilzare Max Verstappen per arrivare a quel terzo posto che gli è stato negato a Città del Messico. Quando ha messo il piede sul podio non ha voluto diventare “arbitro” del mondiale. Ha portato la Rossa ad azzannare l’alettone di Nico, ma si è tenuto fuori dalla partita iridata. Qualcuno può sempre dire che ormai le gomme Supersoft avevano fatto la loro parte…

E così il tentativo di Lewis di far avvicinare gli avversari alzando progressivamente il proprio passo è rimasto infruttuoso. Ha messo l’amo, ma nessuno ha abboccato. Se non il muretto Mercedes che ha temuto un finale thrilling che avrebbe costretto l’intero team a svestire le magliette celebrative di Rosberg per indossare quelle di Lewis (che erano state ovviamente preparate). Prima l’ingegnere di pista, poi Paddy Lowe hanno dato delle istruzioni a Hamilton che non erano dei consigli, ma degli ordini. Che il colored ha disatteso, facendo crescere la tensione di una gara che fino al gran finale non aveva regalato grandi palpiti.

Il “tappo” di Hamilton ha fatto avvicinare il pilota sbagliato. Se al posto di Vettel ci fosse stato l’irriverente Max Verstappen, forse, avremmo visto un altro finale. Il ragazzino, infatti, mai avrebbe tirato una ruotata a Rosberg, ma gli avrebbe tirato una staccata per conquistare la seconda piazza che Nico, probabilmente, gli avrebbe concesso (al tedesco bastava il terzo posto per alzare la coppa iridata). In quel caso Vettel, oggi quarto nel mondiale, si sarebbe visto scavalcare nella classifica iridata proprio da Verstappen e sarebbe stato costretto a dare la caccia a Rosberg, diventando “complice” obbligato del piano diabolico di Lewis.

Hamilton se n’è infischiato del "librone" di regole che Toto Wolff e Niki Lauda hanno scritto in questi tre anni per tenere alla pari il duello in famiglia. Nessuno meglio dei due austriaci ha saputo gestire la sfida iridata con il bilancino, ma il direttore di Mercedes Motorsport si è domandato se Lewis, con il suo finale, fosse un pilota agli ordini di Christian Horner, che aveva profetizzato proprio il rallentamento del britannico per mettere Rosberg nella morsa degli altri avversari.

Tutte pippe! Hamilton stava solo facendo il suo gioco, contro l’interesse della squadra. Ricordandosi che era in lotta per il titolo piloti, visto che quello Costruttori la Mercedes l'aveva gà messo in cassaforte. Ha messo sul tavolo l’ultima carta che aveva nel mazzo. Non ha commesso irregolarità, né scorrettezze. Ha provato a far saltare i nervi del rivale che, invece, ha difeso sapientemente il secondo posto (non ha mai attaccato Lewis, ma non ha mai aperto la porta a chi arrivava da dietro). Chi dà la patente di antisportivo ad Hamilton forse non ha visto altri finali di mondiale che si sono conclusi con le ruotate. Quelle vere! E nella lista finiscono nomi illustri come Michael Schumacher, Ayrton Senna e Alain Prost, tanto per citare i tre più famosi.

Niki Lauda dovrebbe anche ricordare cosa successe nel 1976 quando il compagno Clay Regazzoni “rallentò” nel finale del GP del Giappone al Fuji per cedere il passo a James Hunt che poi vinse il titolo ai danni del compagno di squadra che si era ritirato. Basta chiedere a Daniele Audetto, direttore sportivo Ferrari, qual era stato l’epilogo che, almeno in parte, aveva quanto meno favorito il titolo del biondo pilota McLaren.

Hamilton ha seguito l’istinto del campione che non ha accettato l’idea di abbassare il capo al… Capo, non capendo che Nico sarebbe stare nella sua ombra fino alla bandiera a scacchi per poi prendersi tutta la luce dei riflettori. Insomma, non c’è stata partita. Il successo numero 53 di Lewis è stato amaro come quello di Felipe Massa al GP del Brasile del 2008. Un calice amaro da trangugiare perché il risultato non dipendeva da lui, ma da quel maledetto motore andato arrosto a Sepang.

L’inglese all’improvviso si è sentito solo contro tutti. Il pilota con la vita da rock star ha scoperto il rovescio della medaglia. E magari certi atteggiamenti divistici che sono stati tollerati dai vertici di Brackley (e di… Stoccarda), ora saranno visti con un altro occhio. Proprio come il cane Roscoe che scorrazza nel motorhome ed è seguito dalla dog sitter in divisa Mercedes. Insomma, il mondiale 2016 non sembra ancora finito...

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