Hamilton, l'asso che sa domare la Mercedes con carichi da record!

Lewis a Suzuka ha battuto la pole 2016 di 3"3. Ha percorso la curva 130R a 307 km/h con un carico laterale di oltre 1.500 kg sulle gomme anteriori, 400 kg in più dello scorso anno. L'inglese è un asso che merita più considerazione nella storia.

La pole position di Suzuka siglata da Lewis Hamilton ha disintegrato il record assoluto dell’impegnativa pista giapponese che apparteneva a Michael Schumacher: il tedesco nelle 2. Qualifiche del 2006 con la Ferrari 248 F1 aveva girato in 1’28”954.

Una prestazione che sembrava destinata a restare scolpita nella storia, mentre l’inglese con la Mercedes W08 in Q3 è arrivato a un tempo di 1’27”319 che non era nemmeno stimato nelle simulazioni delle squadre. Hamilton ha firmato la sua 71esima partenza al palo della sua carriera facendo squagliare di 1”646 un primato che durava da 11 anni.

Il dato è eclatante perché di solito i record vengono ritoccati e non dissolti come ha fatto Lewis. Se limitiamo il confronto alla pole dello scorso anno i numeri diventano addirittura impressionanti perché le prestazioni delle monoposto sono cresciute di 3’328”.

Nel 2016 la pole position era stata conseguita da Nico Rosberg con la Mercedes W07 Hybrid in 1’30”647, segno che i nuovi regolamenti hanno centrato l’obiettivo di dare un forte impulso alle performance delle Formula 1 che sono tornate a essere macchine difficili da guidare e impegnative dal punto di vista fisico.

L’escalation di Hamilton in qualifica merita di essere scolpita nella storia del GP del Giappone: ogni volta che il britannico è sceso in pista dalla Q1 alla Q3 ha sempre ritoccato la sua prestazione, consapevole che era possibile migliorare il tempo precedente che già di suo aveva lasciato a bocca aperta.

Sebastian Vettel l’ha ammesso sinceramente che oggi non c’era niente da fare con la superiorità del pilota leader del mondiale: se non avesse sbagliato all’ultima chicane, dove ha perso un paio di decimi, avrebbe potuto migliorare il suo tempo di altrettanto, strappando magari il secondo tempo assoluto a Valtteri Bottas, ma non sarebbe stato in grado di andare oltre.

L’inglese che si comporta sempre più da rock star quando è nel paddock, rivela di essere uno dei più grandi campioni dell’automobilismo quando indossa il suo casco integrale: è un cecchino capace di sfruttare il pieno potenziale della sua monoposto nel giro secco.

Anche Vettel è un maestro in qualifica, ma il tedesco sa trarre il massimo dal materiale che gli viene messo a disposizione, mentre Lewis è in grado di aggiungere qualcosa di suo per spostare un’asticella che solo i fuoriclasse sanno alzare.

Chi non vuole riconoscere a Lewis le stimmate dei grandi, racconta che le imprese di Ayrton Senna, Jim Clark e Juan Manuel Fangio erano altra cosa. Ognuno può pensarla come crede, ma quando queste pagine di cronaca diventeranno storia, anche gli scettici dovranno riconoscere al moretto (e non solo a lui) un posto di rilievo all’apice dell’automobilismo sportivo, perché nessuno pilota prima di quelli di questa generazione aveva domato monoposto con un carico laterale di 1.500 kg sulle gomme anteriori a 300 km/h, un valore che è di 400 kg in più solo rispetto alla scorso anno!

E non siamo parlando di dati di simulazione, ma di valori registrati nei punti strategici dei tracciati più tosti e impegnativi. Se si considera che la curva 130R è stata affrontata a 307 km/h abbiamo un chiaro esempio di cosa stiamo dicendo, perché sono velocità da rettilineo a cui si aggiungono 3,5G di forza laterale.

Le gomme Pirelli a mescola Supersoft anche a Suzuka hanno dovuto reggere una spinta laterale impressionante, un valore che si aggunge alla downforce totale che è arrivata a superare i 2.700 kg a 300 km/h. Altro che wing car degli Anni ’80!

Valtteri Bottas, Kimi Raikkonen, Carlos Sainz e Romain Grosjean hanno provato l’impatto contro le barriere di Suzuka, pista che non perdona gli errori, con vie di fuga corte e non asfaltate: insomma siamo tornati a sollecitazioni da autentici “cavalieri del rischio”.

Il fatto che le monoposto siano sempre più sicure e gli incidenti, per quanto spettacolari, abbiano tolto un po’ della paura che accompagna da sempre chi guarda la F.1 perché i piloti escono dagli abitacoli incolumi, ciò non toglie che essi rimangano degli eroi moderni (sono solo tre anni che proprio a Suzuka si è schiantato Jules Bianchi...).

È bastato guardare lo sguardo di ammirazione di Nico Rosberg, campione in carica presenza in Giappone come commentatore di Sky, nei confronti della pole di Lewis per capire quanto sia cambiato il Circus in pochi mesi. È lecito domandarsi allora dove si stia andando nella ricerca delle prestazioni.

Nel 2018 il regolamento tecnico delle monoposto resterà stabile (le macchine in materia di sicurezza adotteranno l’Halo e i motori disponibili per una stagione saranno solo 3 anziché 4 allungando la vita delle power unit a 7 GP!), ma non ci saranno importanti vincoli aerodinamici (spariranno la T-wing e il Monkey seat) per cui è pensabile che le velocità in curva saranno destinate a crescere ancora in parallelo a quelle sui rettilinei che, invece quest’anno erano leggermente calate per la maggiore resistenza aerodinamica delle gomme più larghe.

E la Pirelli per soddisfare le richieste dei team e della FOM sta spingendo lo sviluppo degli pneumatici in direzione delle mescole più morbide per cui il rientrante GP di Francia l’anno prossimo potrebbe proporre il passaggio dalla curva di Signes a oltre 340 km/h!

Le gomme dovranno fare la loro parte, ma è indubbio che i campioni di oggi e Lewis Hamilton è oggi forse il diamante più lucente, si meritano una considerazione maggiore di quella che gli viene riconosciuta. Ai posteri l’ardua sentenza…

 

 

 

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A proposito di questo articolo
Campionati Formula 1
Evento GP del Giappone
Sub-evento Sabato, qualifiche
Circuito Suzuka
Piloti Lewis Hamilton
Team Mercedes
Articolo di tipo Analisi