Guerra motori F1: serve la quinta unità fra potenza e affidabilità?

Il mondiale di F1 non è solo una sfida fra Verstappen e Hamilton, ma è anche una battaglia tecnica fra Mercedes e Red Bull che si giocano una partita dei motori. La Stella ha alzato la soglia dello sfruttamento della power unit con mappe più tirate per costringere la Honda a inseguire e magari rompere. Nella partita a scacchi iridata cresce la possibilità che si debba fare ricorso a un quinto motore. Scopriamo perché e chi ci pensa...

Guerra motori F1: serve la quinta unità fra potenza e affidabilità?

Basterà il quarto motore nella sfida iridata o da qui alla fine della stagione vedremo l’omologazione di altri propulsori? Lewis Hamilton ha smarcato l’unità nuova in Turchia che gli è costata la penalizzazione di dieci posizioni nello schieramento (ha sostituito solo il motore endotermico), mentre Max Verstappen lo aveva preceduto in Russia sostituendo l’intera power unit.

L’olandese, come si ricorderà, era partito in coda alla griglia per risalire fino a un miracoloso secondo posto grazie a una perfetta gestione della corsa quando ha cominciato a piovere, mentre l’epta campione domenica scorsa non è andato oltre un quinto posto all’Istanbul Park per aver sbagliato i tempi della gestione del pit stop con le intermedie.

Lewis Hamilton, Mercedes W12

Lewis Hamilton, Mercedes W12

Photo by: Steve Etherington / Motorsport Images

La sensazione è che sarà un mondiale giocato fra la qualità dei piloti e la durata delle power unit in un cammino che è ancora molto lungo perché propone ancora sei appuntamenti in calendario. Molto probabilmente la spunterà non tanto chi riuscirà a mostrare una netta superiorità sull’avversario, quanto chi commetterà meno errori.

Di guida di Lewis e Max, nelle scelte tecniche delle due squadre che diventano anche strategiche. L’equilibrio raggiunto per chi guarda questa splendida battaglia da fuori è incredibile: anche piccoli dettagli possono far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra.

Del resto nelle ultime gare quelle che erano previsioni e pronostici sono andati a pallino, perché nelle piste dove doveva vincere uno si è imposto quell’altro e viceversa. Dunque, nulla può essere lasciato al caso e la cura del particolare può avere un influsso sul risultato finale.

Max Verstappen, Red Bull Racing in conferenza stampa

Max Verstappen, Red Bull Racing in conferenza stampa

Photo by: FIA Pool

Max Verstappen nel taschino ha messo sei punti di vantaggio nel mondiale piloti, mentre la Mercedes dispone di 36 lunghezze sulla Red Bull, un bottino che dovrebbe essere più facile gestire e difendere. Ma a Brackley non sono affatto disposti alla spartizione dei titoli iridati e, anzi, stanno spingendo al massimo per portare a casa l’ottavo mondiale di Lewis.

Christian Horner, team principal Red Bull, ha messo in evidenza la crescita della power unit Mercedes: “Non riusciamo più a reggere il passo delle frecce nere pur disponendo di ali più piccole. La Mercedes riesce a raggiungere velocità massime elevate nonostante profili alari nettamente più grandi, segno che hanno trovato qualcosa nel motore”.

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Quella del manager di Milton Keynes è più una constatazione che un’accusa. La Mercedes non avendo più sviluppi di aerodinamica da introdurre sulle W12 cerca di fare la differenza con la power unit, unanimemente considerata la più potente del lotto. Ma, fintanto che la lotta per il mondiale era una questione in famiglia fra i piloti di Brackley, non era necessario alzare la soglia dell’overboost fino alla soglia di sicurezza.

Ora che la Red Bull ha sfornato una RB16B che aerodinamicamente sembra essere superiore e il motore Honda ha ridotto le distanze dall’M12, è scomparsa la confort zone. A ogni gara bisogna esprimere il massimo potenziale disponibile.

E nella sfida dei motori si intrecciano aspetti molto diversi: prima delle qualifiche ogni Costruttore delibera la mappatura unica che deve essere mantenuta per tutto il weekend. Ci sono appuntamenti dove ci si può avvicinare di più al limite e altri nei quali è meglio essere cautelativi, perché la vita del quarto motore dei due contendenti dovrà essere di sette gare per Hamilton e di otto per Verstappen.

È vero che ci sono ancora dell’unità di “rotazione” usate nelle prove libere che potrebbero coprire la gara meno impegnativa, ma bisogna fare i conti con la perdita di potenza che le power unit accusano con l’avanzare dell’età.

Si parla di una quarantina di cavalli a fine ciclo (per Honda e Renault): sono troppi da concedere alla concorrenza, specie se è vero che la Mercedes ha introdotto il motore 4 dopo aver constatato sulla PU3 di Lewis un “invecchiamento” che costava 22 cavalli.

La partita, quindi, è delicatissima: la ricerca della maggiore potenza disponibile, cozza con la necessità di preservare la durata dei motori senza arrivare all’omologazione della quinta unità. Se questo scenario può essere percorribile dalla Mercedes, c’è qualche dubbio che possa essere sottoscritto anche dalla Red Bull proprio per la maggiore usura del 6 cilindri RA621H.

Quelli di Milton Keynes devono difendersi ad Austin, pista sulla carta favorevole a Hamilton, perché poi dovrebbero contare su due appuntamenti in altura (Messico e Brasile) favorevoli alla RB16B. E, allora, se Max dovesse uscire dal trittico americano ancora in vantaggio non è da escludere affatto l’impiego del quinto motore. E la sostituzione non potrà certo avvenire ad Abu Dhabi, gara conclusiva, per cui dovrà essere giocata strategicamente.

Sarà un confronto bellissimo che andrà a mettere in risalto pregi e difetti di pilota, monoposto e squadra in un gioco per niente prevedibile. La speranza dei contendenti è di rompere l’equilibrio, ma è più facile pensare a un duello che arriverà fino alla notte decisiva di Yas Marina…

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