Giovinazzi esclusivo: "Ho parlato di più con Kimi negli ultimi mesi che nei due anni in Ferrari"

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Giovinazzi esclusivo:
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08 feb 2019, 16:04

Ecco la seconda parte dell'intervista esclusiva che il nuovo pilota dell'Alfa Romeo ha concesso a Motorsport.com, nella quale racconta le aspettative per questa grande chance che lo ha reso il primo italiano a tornare in Formula 1 a tempo pieno dopo 7 anni.

Antonio Giovinazzi, Sauber C37
Antonio Giovinazzi, Sauber C37
Antonio Giovinazzi, Sauber C37
Antonio Giovinazzi, Sauber C37
Antonio Giovinazzi, Sauber
Antonio Giovinazzi, Sauber C37
Antonio Giovinazzi, Sauber C37
Antonio Giovinazzi, Sauber
Antonio Giovinazzi, Sauber C37
Antonio Giovinazzi, Sauber C37
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Antonio Giovinazzi, Sauber
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Antonio Giovinazzi, Sauber C37
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Antonio Giovinazzi, Sauber
Antonio Giovinazzi, Sauber C37
Antonio Giovinazzi, Sauber C37
Antonio Giovinazzi, Sauber

Il racconto/intervista di Antonio Giovinazzi, la cui prima parte è stata pubblicata ieri, prosegue con l’inizio della frequentazione del paddock di Formula 1. Dopo la chiamata a sorpresa per disputare i primi due Gran Premi del 2017, il periodo di attesa di Giovinazzi si è prolungato oltre il previsto. Un anno e mezzo in panchina possono fiaccare speranze e motivazioni, ma Antonio ha tenuto duro, credendoci anche quando a crederci erano rimasti in pochi. La sua convinzione ha pagato, il sogno del volante da titolare si è avverato, ed ora davanti c’è un Mondiale di Formula 1 che servirà a godersi il presente ma anche, se non soprattutto, a costruirsi il futuro.

Dopo ben sette anni un pilota italiano torna ad essere titolare in Formula 1. Ti aspettavi di essere tu ad interrompere questo digiuno?
"Sono felice di essere io, sarei bugiardo se dicessi il contrario. Dopo la stagione 2016, che ho terminato al secondo posto nella GP2 Series, ho iniziato a farci un pensierino. A fine anno era arrivato l’accordo con la Ferrari, poi a inizio 2017 ho partecipato a due Gran Premi con la Sauber sostituendo l’indisponibile Pascal Wehrlein, e dopo quell’esperienza ho proseguito nel ruolo di terzo pilota per un altro anno e mezzo. È stato un periodo non sempre facile, ogni tanto ho sofferto un po' per essere lì ad un passo, ma senza riuscire a fare proprio quell’ultimo passo. Ma adesso è tutto a posto: farò parte dei ‘magnifici 20’, e riportare la bandiera italiana sullo schieramento di partenza della Formula 1 mi rende molto orgoglioso e felice, anche per chi crede nella nostra scuola nazionale".

Per un giovane pilota è decisamente difficile avere una chance per esordire in Formula 1, ma molti addetti ai lavori sostengono che lo sia ancora di più avere una seconda opportunità. Hai avuto paura che le due gare del 2017 potessero diventare le tue uniche in Formula 1?
"Un po' si, sono pensieri che in certi momenti girano per la testa. Ma quella del 2017 non è stata una vera e propria opportunità. Ho esordito a Melbourne dopo essere stato convocato sabato mattina, senza conoscere la pista e senza la consueta preparazione al weekend. È stata una sensazione strana, non conoscevo la monoposto così come il gruppo di lavoro. Mi sono ritrovato tra briefing tecnici e sessioni media, un mondo lontanissimo dal format a cui ero abituato in GP2. Tutto nuovo, ma sotto la bandiera a scacchi ero contentissimo di aver fatto un buon lavoro".

Sei uno dei piloti che ha lavorato di più al simulatore. Credi che il mondo virtuale sia una reale opportunità per un giovane?
"All’inizio è un’esperienza molto piacevole, perché lavori con grandi professionisti e con grandi piloti, nel mio caso Vettel e Kimi. Poi col tempo può diventare un’attività di routine, ma da parte mia l’ho sempre vista come una chance, era quella la strada per convincere di meritare una chance e ho dato il massimo possibile per rendermi utile".

Hai mai avuto la tentazione di lasciar perdere le monoposto è puntare sulle ruote coperte?
"No. Ho apprezzato l’esperienza a Le Mans, così come quella nel DTM. Due categorie diverse che mi sono piaciute, ma la mia testa finora è sempre stata in una direzione: monoposto".

Dopo aver avuto la conferma della promozione a pilota titolare Alfa Romeo, qual è stato il messaggio che ti ha fatto più piacere ricevere?
"Subito dopo aver firmato il contratto ho chiamato mio padre, che in quel momento era insieme a tutta la famiglia. Ho detto ‘papà, ce l’abbiamo fatta’, ed è scoppiato in lacrime. A quel punto mia madre ha preso il telefono e con la voce rotta dall’emozione mi ha detto ‘richiamaci dopo per parlare con calma!’. È un momento che ricorderò tutta la vita. Poi ricordo bene la chiamata di Maurizio Arrivabene, il messaggio di Mattia Binotto e tanti attestati di stima da parte di persone con cui avevo lavorato in Ferrari negli ultimi due anni".

Colleghi?
"Gasly, subito. Dopo il 2016 siamo sempre rimasti in contatto, ci stimiamo molto reciprocamente. Mi ero congratulato con lui per il passaggio in Red Bull, e lo stesso ha fatto lui appena ha saputo del mio accordo con l’Alfa Romeo. Ma non molti altri a parte Pierre…".

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Si possono avere amici in pista?
"Non ho mai creduto all’amicizia tra piloti, sin dai tempi del karting. Ci sono delle eccezioni, ovviamente, ma nel mio caso sono poche, ed una di queste è Gasly. Ho imparato molto nell’anno che abbiamo trascorso insieme, mi ha aiutato studiare la sua performance in qualifica, dove è molto forte. Ci siamo sempre rispettati, anche quando ci siamo contesi il titolo, e non credo sia proprio una storia comune che due compagni di squadra mantengano un ottimo rapporto mentre si giocano un campionato".

Ti sei fatto un’idea sui motivi che hanno portato la scuola piloti italiana ad attraversare un periodo così difficile? Crisi economica o di talenti?
"È un’analisi complessa. Credo che già nel kart ci sia una selezione che penalizza chi non ha a disposizione grandi risorse economiche. Nella Mini-kart ci sono tanti ragazzini italiani che sembrano aver il talento per andare avanti, ma passare alle serie maggiori e agli eventi internazionali costa parecchio, e non tutti hanno questa possibilità. Ma quando emergi in modo chiaro capita ancora che arrivino delle chance, come è accaduto ad Andrea Antonelli e Gabriele Mini, a cui faccio un grande in bocca al lupo per il loro futuro".

Per essere contento a fine 2019 quali obiettivi ti sei posto?
"Manca ancora il dato relativo al potenziale della nuova monoposto, ma al di là di questo per me sarà importante confermare una crescita gara dopo gara. Ho la fortuna di avere Kimi come compagno di squadra, e sarà un ottimo termine di paragone".

Hai parlato con Kimi?
"Più in questi ultimi mesi che nei precedenti due anni in Ferrari! È simpatico e trasparente, credo che sia una grande opportunità poter lavorare con lui".

Nei giorni scorsi è arrivato l’annuncio del cambio del nome del tuo team da Sauber ad Alfa Romeo...
"Parliamo di un nome con una tradizione enorme. Sono orgoglioso di essere un rappresentante di un marchio di questa caratura, girando per il mondo ci sono ovunque alfisti! Ho incontrato appassionati in nazioni lontanissime che mi hanno mostrato tatuaggi col Biscione!".

Lo scorso anno avevi preso parte ai test pre-campionato di Barcellona nelle vesti di terzo pilota. Quanto sarà diverso calarsi nella monoposto da titolare?
"Negli ultimi due anni il lavoro che ho svolto è stato ovviamente programmato per le esigenze del team e dei piloti titolari. È giusto che sia così, ma già dopo l’annuncio che ha ufficializzato il mio passaggio a pilota titolare, nella prima occasione che ho avuto per scendere in pista (la sessione FP1 a Sochi) ho iniziato a lavorare anche per me stesso, sugli aspetti da migliorare. A Barcellona tra dieci giorni sarà ovviamente così".

Nel paddock si sente dire spesso che nei giorni di test ai giovani non è chiesto di spingere al massimo, poi però alla fine della giornata si commenta la classifica dei tempi. Come la vedi?
"Tutti dicono che non si è sotto esame, ma alla fine credo che sia una mezza verità. Sai che sei osservato, lavori per il team e non devi fare errori, ma credo che se riesci a piazzare una zampata è sempre meglio".

Hamilton dopo il grande successo ottenuto ha progressivamente cambiato il suo stile di vita, mente Vettel è rimasto legato a quelle che erano le sue passioni di sempre. Se la tua carriera e la tua vita ti porteranno a poter scegliere, come ti immagini? Più vicino a Lewis o a Seb?
"Con gli anni non ho mai scordato, neanche per un secondo, da dove provengo e quali sono le mie radici. Ognuno di noi vede le cose giustamente nel proprio modo, e credo che ogni scelta vada assolutamente rispettata, ma personalmente io mi vedo più vicino alla scelta di Seb".

Passi anche per essere una persona molto riservata...
"Sono un pilota professionista. La pista, sotto molti aspetti, è il mio ufficio e non credo che una persona normalmente porti sul luogo di lavoro la compagna o la moglie. Mi piace condividere il tempo libero con le persone a cui tengo, ma altrove, non sui circuiti, perché quando sono in pista voglio essere concentrato sul lavoro. Ho lottato tanto per riuscire a fare il…lavoro più bello del mondo, è ciò che ho sempre sognato di fare".

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Serie Formula 1
Piloti Antonio Giovinazzi
Team Sauber
Autore Roberto Chinchero