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Ford in F1: una storia costellata di tanti successi e poche ombre

Nel giorno dell'annuncio della partnership tra Ford e Red Bull Racing, ripercorriamo le tappe principali della Casa dell'ovale blu in Formula 1. Una storia fatta di grandi successi, ma anche di qualche ombra.

Michael Schumacher, Benetton B194 Ford

Il presente è oggi, con l'annuncio della partnership tra Ford e Red Bull Racing svelato nel prestigioso palcoscenico di New York. Il futuro è dopodomani, nel 2026, quando il marchio dell'ovale blu tornerà ufficialmente in Formula 1 sulle carene del team di Milton Keynes e AlphaTauri. Una pagina bianca tutta da scrivere, ma il passato di Ford, quello, è già stato vergato in maniera indelebile portando innovazione, prestigio e titoli iridati, separati a volte da qualche passaggio a vuoto, ma risibile se confrontato alla grandezza dei risultati ottenuti.

13 Mondiali Piloti e 10 Mondiali Costruttori da motorista. Basterebbe questo palmarés per spiegare cosa sia stata la storia di Ford in Formula 1. Invece, nel giorno del rientro ufficiale, è bene andare più a fondo, andare oltre ai numeri, per provare a capire il pedigree di un marchio che è mancato nel Circus iridato per 20 anni, ma che quando poi è presente con forza in una categoria, raramente inciampa.

Ford con Cosworth e la nascita del leggendario DFV

 

Per iniziare a raccontare i successi di Ford in F1 non è possibile esimersi dal citare un altro nome che con il marchio ovale ha fatto la storia. Stiamo parlando di Cosworth. La creatura fondata da Mike Costin e Keith Duckworth nel 1958.

Il rapporti tra i due e la Ford erano ottimi, tanto che quest'ultima finanziava i progetti Cosworth apponendo poi il proprio marchio. Il primo, vero colpo a livello tecnico che risultò una svolta epocale ebbe un nome e una sigla ben precisa: Ford Cosworth DFV, dove DFV stava per Double Four Valves, doppio quattro valvole. Un motore voluto da Ford e da Colin Champman, proprietario della Lotus.

Nel 1966 Cosworth realizzò il DFV unendo due motori 4 cilindri FVA in un unico V8. Da qui e dal suo impiego in Formula 1 nacque la leggenda. Si trattava di un propulsore 8 cilindri a V di 90°, 3000 centimetri cubi, valvole in testa inclinate di 32° e potenza di oltre 400 cavalli, almeno nella sua forma iniziale, a 9000 giri/minuto.

Un motore che fece subito scalpore vincendo alla sua prima uscita, il Gran Premio d'Olanda 1967, equipaggiando la splendida Lotus 49 di uno dei migliori piloti che la Formula 1 abbia mai annoverato, Jim Clark. Dall'anno successivo fu a disposizione di tutti i team che intendevano acquistarlo e i risultati, in questo caso sì, dicono tutto anche riassumendoli in semplici numeri: 155 vittorie in Formula 1, 131 pole position, 137 giri più veloci in 326 GP disputati dal 1967 al 1983.

 

Nel corso degli anni il motore DFV è stato pietra miliare per numerose declinazioni che hanno corso in F1 e anche in altre categoria del motorsport. Di queste, l'unica che riuscì a vincere un GP fu il modello DFY, a Detroit, montato sulla Tyrrell di Michele Alboreto nel 1983.

Successivamente, dal 1987, Ford Cosworth realizzò la versione aspirata DFZ che venne utilizzata fino al 1992, ma senza acuti perché scelta da team minori e con possibilità di vincere gp quasi nulle.

Zetec-R, l'ultimo propulsore iridato di Ford

 

Il 1994 è un anno che, in Formula 1, è ricordato per due circostanze tragiche, ovvero la scomparsa di Roland Ratzenberger e Ayrton Senna nel fine settimana del Gran Premio di San Marino a Imola, ma anche per il primo dei 7 titoli iridati conquistati da Michael Schumacher.

Quell'anno il tedesco era in forza alla Benetton e la B194 - progettata dal trio delle meraviglie formato da Rory Byrne, Ross Brawn e Nicholas Tombazis, i quali avrebbero poi fatto le fortune della Scuderia Ferrari dal 2000 in poi - era spinta proprio dallo Zetec-R, propulsore derivato da una serie di motori Ford, anche se non collegati dal punto di vista tecologico.

Il risultato fu strepitoso: Schumacher colse il suo primo titolo mondiale, mentre la Benetton dovette accontentarsi del secondo posto nel Mondiale Costruttori. Quello fu l'ultimo sussulto a livello di titoli mondiali da parte del binomio Ford-Cosworth.

Il propulsore venne ancora impiegato da altri team, come Tyrrell e Minardo (che però lo rinominerà Fondmetal, nome dello sponsor principale di quegli anni).

Zetec-CR, gli ultimi sussulti e l'avventura deludente di Jaguar

 

Come dicevamo, per il marchio ovale i tempi sarebbero diventati più difficili di lì a poco, in termini di risultati. Nel 1999 debuttò la versione CR del motore Zetec, un V10 dai 3000 cc sempre marchiato Ford, che grazie alla Stewart SF3 e a Johnny Herbert riuscì a cogliere un'insperata vittoria al Gran Premio d'Europa che quell'anno si svolse al Nurburgring, in Germania.

Per quanto riguarda i successi di GP in Formula 1, l'ultimo - anche questo rocambolesco - arrivò al Gran Premio del Brasile 20 anni fa grazie a uno stoico Giancarlo Fisichella e alla sua Jordan. Il team di Silverstone era già in declino da diverso tempo, ma quel sussulto fu l'ultimo respiro prima di un'agonia che l'avrebbe portata a un'ulteriore discesa verso il baratro e alla cessione del team da parte di Eddie Jordan tre anni più tardi.

 

Dal 2000 il team Stewart diventò Jaguar Racing, team sotto il diretto controllo della Ford. Per la prima volta nella sua storia la Casa americana si trovava direttamente coinvolta in Formula 1 con un team ufficiale. L'avventura del Giaguaro andò male, ben al di sotto delle aspettative, tanto che il team venne venduto.

Oggi, però, quel team c'è ancora e corre proprio in Formula 1. Si chiama Red Bull Racing e, proprio oggi, ha appena annunciato la propria partnership con Ford. Una storia partita 20 anni fa e, dopo un giro immenso, ecco tornata a combaciare con il proprio punto di partenza. Red Bull-Ford ci riproveranno. Lo faranno con nomi diversi rispetto a 20 anni fa, ma con ambizioni molto più alte. Le più alte possibili.

 

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