Ferrari: viaggio nella crisi, ma attenzione non c'è molto da buttare via

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Ferrari: viaggio nella crisi, ma attenzione non c'è molto da buttare via
Di: Franco Nugnes
08 ott 2018, 17:30

La SF71H che ha corso a Suzuka ha rinunciato a soluzioni apparse a Sochi che non hanno funzionato, tornando a concetti visti a Silverstone che hanno permesso di bilanciare la Rossa. Il nervosismo del team e l'errore di Vettel non hanno permesso di scoprirne il vero potenziale

Cosa sta succedendo alla Ferrari? All’improvviso quella che sembrava una macchina da guerra in grado di rompere l’egemonia della Mercedes in questa F1 ibrida, si sta dimostrando una squadra alla soglia di una crisi di nervi.

Il team principal Maurizio Arrivabene sabato dopo le qualifiche del GP del Giappone è sbottato, mentre di solito ha sempre calamitato su di sé tutte le responsabilità del team del Cavallino. Vedere uscire in Q3 solo le Rosse con le gomme intermedie, prima che iniziasse a piovere, davvero ha fatto sorridere più d’uno in pit lane.

Sebastian Vettel, Ferrari SF71H

Sebastian Vettel, Ferrari SF71H

Photo by: Mark Sutton / Sutton Images

“A differenza di altre occasioni, era facile capire cosa stava accadendo in pista, visto che tutti i nostri avversari sono usciti dai box con le slick. A volte è più utile togliere gli occhi dai computer e guardare la pista, usando il buon senso. È vero che siamo una squadra giovane, e probabilmente ci manca il ‘pistaiolo’, una persona d’esperienza capace di leggere le situazioni in modo corretto ed in tempi brevi”.

A chi si riferiva il manager bresciano? Forse a Jock Clear, l’esperto capo degli ingegneri di pista, che l’anno prossimo lascerà l’attuale ruolo per seguire come tecnico di pista il debuttante Charles Leclerc. O a Mattia Binotto, il bravo direttore tecnico che fra le sue competenze ha anche la gestione della pista?

Jock Clear, responsabile degli ingegneri della Ferrari

Jock Clear, responsabile degli ingegneri della Ferrari

Photo by: Sam Bloxham / LAT Images

La risposta la riceverà certamente Louis Camilleri nel de-briefing che si terrà a Maranello dopo la quarta gara persa (l’ultima è stata il GP del Belgio a fine agosto), ma la sensazione è che la Ferrari a Suzuka abbia mostrato delle… crepe che non riguardano solo il muretto.

Mattia Binotto, direttore tecnico Ferrari

Mattia Binotto, direttore tecnico Ferrari

Photo by: Mark Sutton / Sutton Images

La partenza a razzo di Sebastian Vettel che, scattato ottavo dopo il caos delle qualifiche, è riuscito a mettersi nella scia di Max Verstappen, terzo, nell’arco di un giro ha lasciato intendere che la Rossa, forse, non era nella condizione di riacciuffare le Mercedes, ma almeno di tenerle nel proprio mirino.

Il tedesco, dopo il contatto con Verstappen che lo ha cacciato in fondo al gruppo dopo la ripartenza dallasafety car, ha dimostrato a fine gara di saper tirare fuori il giro più veloce in 1’32”318 con un'aerodinamica distrutta sul lato destro con il deviatore di flusso che è stato strappato via insieme a una parte del barge board, ma nonostante tutto ha fatto meglio di quattro decimi sulla Mercedes di Hamilton che nel finale stava ormai controllando la corsa.

Sebastian Vettel, con la Ferrari SF71H menomata dopo l'urto con Verstappen

Sebastian Vettel, con la Ferrari SF71H menomata dopo l'urto con Verstappen

Photo by: Jerry Andre / Sutton Images

Ma proprio Sebastian è stato capace di raggiungere la velocità massima di 330,7 km/h nel T2: Vettel questo picco lo ha toccato grazie a una scia, visto che Kimi Raikkonen, autore del secondo rilievo, non è andato oltre 325,8 km/h dopo una gara in solitario. Però non deve stupire che terzo si sia arrampicato Marcus Ericsson con una più modesta Sauber C37 capace di 321,2 km/h grazie alla power unit Ferrari.

A giudicare dai numeri del Giappone, la SF71H ha mostrato un motore 3 in perfetta forma, visto che Lewis Hamilton non è andato oltre una velocità massima di 320,5 km/h. La differenza è stata netta anche alla Speed trap dove a svettare è stato Iceman con 318,5 km/h (Vettel è arrivato a 316,1 km/h) mentre Hamilton non è andato oltre 309,8 infilandosi al 13esimo posto dietro a Carlos Sainz con l’asfittico motore Renault.

Il motore 3 della Ferrari

Il motore 3 della Ferrari

Photo by: Giorgio Piola

Suzuka, quindi, avrebbe dimostrato che la power unit Ferrari curata da Corrado Iotti non si è vista “strozzare” i presunti cavalli in libera uscita dalla batteria con l’adozione del secondo sensore che controlla la portata elettrica anche nella seconda cella dell’accumulatore ibrido del Cavallino, anche se chi ha effettuato le prove fonometriche in Giappone avrebbe rilevato che la power unit Mercedes avrebbe riagguantato la leadership di motore per una decina di cavalli.

A Maranello avrebbero limitato leggermente la potenza, ma solo per garantirsi la durata visto che vorrebbero provare ad andare in fondo alla stagione senza ricorrere al quarto propulsore, come sta pensando di fare la Stella non appena avrà messo in cassaforte il quinto titolo mondiale.

Ferrari SF71H, la nuova brake duct che è apparsa a Suzuka

Ferrari SF71H, la nuova brake duct che è apparsa a Suzuka

Photo by: Giorgio Piola

Ferrari SF71H, la vecchia brake duct a confronto

Ferrari SF71H, la vecchia brake duct a confronto

Photo by: Giorgio Piola

La Ferrari in Giappone ha portato diverse novità: fondo diverso e presa dei freni anteriore che sono andate a completare un pacchetto già visto a Sochi che comprendeva un’ala anteriore, turning vanes sotto alla scocca e paratie dell’ala posteriore con le frange in stile McLaren, oltre alla sospensione posteriore a controllo idraulico che era stata provata nei test ungheresi in estate.

Ferrari SF71H: bocciata la sospensione posteriore a controllo idraulico

Ferrari SF71H: bocciata la sospensione posteriore a controllo idraulico

Photo by: Andy Hone / LAT Images

Qualche soluzione ha funzionato, altre no. E questa è una novità, perché finora tutto quello che andava in macchina dava dei vantaggi.

Ferrari SF71H, la nuova ala anteriore apparsa a Sochi e confermata a Suzuka

Ferrari SF71H, la nuova ala anteriore apparsa a Sochi e confermata a Suzuka

Photo by: Giorgio Piola

Ferrari SF71H, il nuovo turning vanes promosso da Sochi

Ferrari SF71H, il nuovo turning vanes promosso da Sochi

Photo by: Giorgio Piola

È stata promossa la parte anteriore della Rossa: ala anteriore, turning vanes, e brake duct. Bocciato, invece, il retrotreno: niente sospensione posteriore idraulica, né l’ala che è tornata alla configurazione di Silverstone con le paratie laterali prive dei soffiaggi e, soprattutto, niente fondo con il lungo slot trasversale davanti alla ruota dietro che raccoglieva tutti i murble di gomma, ostruendo in modo massivo quel passaggio d’aria che avrebbe dovuto “uccidere” le turbolenze generata dalla gomma, migliorando l’efficienza del diffusore.

Ferrari SF71H, dettaglio del fondo con lo slot ostruito dai murble delle gomme

Ferrari SF71H, dettaglio del fondo con lo slot ostruito dai murble delle gomme

Photo by: Giorgio Piola

Insomma, nel posteriore si generava drag, aumentando la resistenza all’avanzamento e, quindi, perdendo in velocità di punta. È bastato fare un passo indietro per ritrovare quell’equilibrio che sembrava perduto.

Ferrari SF71H, il fondo usato a Suzuka che aveva debuttato a Silverstone

Ferrari SF71H, il fondo usato a Suzuka che aveva debuttato a Silverstone

Photo by: Giorgio Piola

Ferrari SF71H, il fondo con lo slot allungato che è stato bocciato a Suzuka

Ferrari SF71H, il fondo con lo slot allungato che è stato bocciato a Suzuka

Photo by: Giorgio Piola

Non sappiamo cosa sarebbe stata capace di fare la SF71H in versione “gambero”, perché la scellerata scelta di gomme del muretto in Q3, insieme agli errori di Vettel, non hanno permesso di valutare quale sarebbe stato il vero potenziale della Rossa.

Ferrari SF71H: a Suzuka si è rivista la paratia laterale di Silverstone

Ferrari SF71H: a Suzuka si è rivista la paratia laterale di Silverstone

Photo by: Giorgio Piola

Ferrari SF71H: ecco la paratia laterale con le frange che è stata bocciata

Ferrari SF71H: ecco la paratia laterale con le frange che è stata bocciata

Photo by: Giorgio Piola

Era forse quello della FP3 quando i due ferraristi si erano inseriti a cuneo fra le Mercedes e Sebastian era a solo 118 millesimi da Hamilton? Se così fosse il tedesco ha sbagliato ad attaccare Verstappen alla Spoon, come se non ci fosse poi un rettilineo per infilarlo subito dopo.

Vettel è indiscutibilmente veloce, ma non eccelle certo nella “visione” della corsa, cercando il tutto e subito, anziché capitalizzare il potenziale a sua disposizione. Il “rosario” degli errori grandi e piccoli è lungo: Paul Ricard, Hockenheim, Monza e, ora, Suzuka.

Sebastian Vettel, Ferrari

Sebastian Vettel, Ferrari

Photo by: Andy Hone / LAT Images

La sensazione è che il pilota senta molto la pressione e non ci sia nessuno che riesca a ridurgliela (Maurizio non è difendendolo a spada tratta che si ritroverà un Vettel meno “meridionale”, come lo aveva ben definito Sergio Marchionne).

Il bottino della Rossa è molto meno pingue di quello che poteva e doveva essere, e a questo clima agitato del pilota si è aggiunto il passo indietro della SF71H che ha acuito l’inevitabile tensione. Se la macchina rivelerà ad Austin di ritrovare la via della competitività grazie al passo indietro di Suzuka, allora ci vorrà un successo di Sebastian che riesca a spazzare le nubi che si addensano su Maranello.

Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H

Kimi Raikkonen, Ferrari SF71H

Photo by: Mark Sutton / Sutton Images

Una vittoria salutare scaccia crisi e che permetta di ri-cementare un gruppo che ha dimostrato di saper lavorare molto bene, proponendo idee che hanno fatto scuola e sono state copiate un po’ da tutti. Ma, forse, varrebbe la pena che qualcuno valutasse con più attenzione la crescita Mercedes che ha risolto i problemi di surriscaldamento delle gomme posteriori nel momento decisivo del campionato. Non è che gridando al lupo, al lupo sulle soluzioni di Maranello abbiano spostato l’attenzione della FIA solo sulla Rossa…

 

 

 

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