Ferrari: la valvola rotta di Vettel un effetto e non la causa

Le analisi svolte dai tecnici della Ferrari sul motore di Vettel che ha ceduto nel giro di formazione del GP del Bahrain dimostrano che sarebbe stata determinata da un'avaria elettronica che avrebbe innescato il ko della valvola.

Per la Ferrari il cedimento della valvola di scarico non è stata causata da un problema struttural, ma da una serie di circostanze negative. È questo il risultato emerso delle analisi effettuato a Maranello sulla power unit che ha bloccato Sebastian Vettel nel giro di formazione del Gran Premio del Bahrain, confermando le anticipazioni di Motorsport.com.

La sorpresa dei tecnici Ferrari dopo lo stop del pilota tedesco era giustificata, visto che all’accensione del motore prima dell’uscita dai box tutti i parametri del motore erano nella norma. E se così non fosse stato, hanno precisato a Maranello, Vettel non sarebbe stato fatto uscire dalla pit-lane.

Come si è visto nella camera on-board della SF16-H, Sebastian stava coprendo il giro di formazione girando su marce alte e con un regime di rotazione basso (nella norma in quella circostanza) quando il motore ha improvvisamente ceduto.

Dai controlli effettuati al Reparto Corse sarebbe emerso che la rottura della valvola di scarico sarebbe stata dovuta da una somma di circostanze che ha determinato dei parametri errati di funzionamento del motore.

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È ipotizzabile che ai bassi regimi possa essere andata in avaria qualche regolazione elettronica, creando una condizione che ha innescato la rottura. A Maranello sostengono che si siano registrate delle  condizioni eccezionali che hanno messo in crisi la valvola, che passa così ed essere da causa del cedimento ad effetto.

La power unit numero 1 non è recuperabile, ed a Shanghai debutterà il secondo esemplare che sarà identico a quella utilizzata a Melbourne e Al Sakhir. Una rogna per la gestione della rotazione stagionale, ma almeno in Ferrari hanno allontanato i fantasmi di un problema strutturale che sarebbe stato motivo di ansia sui lunghi rettilinei del tracciato cinese.

L’analisi ha anche confermato l’assenza di elementi in comune con la rottura che ha bloccato il turbo di Kimi Raikkonen in Australia.

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