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Ferrari: il mondiale è stato regalato dal muretto dei box

Gravissimo l'errore tattico di anticipare il pit stop che costa ad Alonso un titolo possibile

Onore al merito: Sebastian Vettel è il più giovane campione del mondo della storia della Formula 1. Il tedesco è riuscito nell'impresa che alla vigilia della gara sembrava quasi impossibile: passare in testa alla classifica iridata proprio nell'ultima e decisiva gara della stagione. Il ragazzo merita questo titolo perchè ci ha creduto fino alla fine: doveva vincere e ha fatto appieno il suo lavoro con la freddezza di un veterano. Solo sul podio, quando Seb ha potuto cedere alla gioa, si è visto il pianto di un ragazzo ancora con il volto di un bambino. La genealogia di Kerpen continua: i tedeschi possono esultare, perché Vettel allunga la sequenza dei titoli mondiali di Michael Schumacher, visto che è cresciuto nello stesso paese del 7 volte campione. Si è detto quasi da subito che sembrava un pilota pre-destinato al successo, ma Sebastian ha mantenuto le promesse, anche prima del previsto. La Red Bull sublima una stagione indimenticabile aggiungendo il mondiale Piloti a quello Costruttori, infliggendo una pesante lezione alle squadre “storiche” del Circus. L'anno scorso lo schiaffo era arrivato dalla Brawn Gp, adesso dalla Red Bull. È il segno di un mondo che cambia e molto in fretta. La grande battuta è la Ferrari. Fernando Alonso, questa volta, è stato vittima delle scelte scellerate del muretto box. Ci siamo illusi tutti che l'uomo, il pilota, potesse ancora avere la meglio sulla macchina. Lo spagnolo ci ha provato, bisogna riconoscerglielo. Ci ha tenuti con il fiato sospeso, pur guidando una F10 meno competitiva della impredibile Rb6, ma questa volta l'asturiano è stato... tradito dalla squadra. Il team diretto da Stefano Domenicali ha abboccato all'amo della Red Bull: i tattici del Cavallino hanno “marcato” la gara di Webber, seguendo le scelte strategiche che il muretto di Milton Keynes aveva preparato per l'australiano. Mark aveva pelato il rail con la ruota posteriore destra e i tecnici via radio gli hanno consigliato di fermarsi ai box per anticipare il pit stop. Una scelta forse obbligata per Webber, ma che ha permesso di fare un tiro mancino alla Ferrari: la squadra del Cavallino doveva fare la sua corsa, puntando magari ad un quarto posto che nessuno avrebbe messo in discussione. I tecnici del muretto, invece, hanno voluto proteggersi, come se in pista ci fosse solo e soltanto Mark. Se era l'australiano che si temeva, si poteva sacrificare Massa, ma non assolutamente Alonso. Il team di Maranello, purtroppo, ha regalato malamente un mondiale che poteva vincere. Tutti quelli che hanno anticipato il pit stop hanno perso molte posizioni in classifica, mentre chi è rimasto in pista più a lungo ne ha beneficiato. Il muretto della Ferrari non ha tenuto minimamente in conto che in regime di safety car c'era state diverse monoposto che si erano fermate per il pit stop, annullando il tempo del cambio gomme. Una ingenuità grave che confidava probabilemente sulla competitività della F10 che invece è scomparsa quando la Rossa è finita inesorabilmente nel traffico. Petrov non è Alonso, eppure il russo ha saputo tenere testa al due volte campione del mondo, facendo venire la lingua lunga allo spagnolo. Su una pista dove non si sorpassa, decidere un pit stop anticipato è stato come mettere la testa dentro ad un cappio. È stato un suicidio perfetto, dopo che in qualifica Fernando aveva fatto un miracolo per tenere accesa la speranza. Luca di Montezemolo si è reso conto di persona che la Ferrari non aveva né la macchina, né la squadra in grado di lottare per il mondiale. Disporre del migliore pilota del momento non è bastato. È vero che dagli errori si può imparare, ma Stefano Domenicali ha lasciato intendere che la mazzata di Abu Dhabi dovrà essere analizzata a freddo. Segno che ci saranno dei provvedimenti inevitabili. Questa Ferrari, così fatta è una squadra perdente, destinata a cambiare. A livello tecnico come al muretto. I difetti si sono nascosti dietro alla grandezza di Alonso, ma non ci si può aggrappare ai miracoli, per il futuro bisogna programmare una nuova fase...
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