Ferrari: ecco perché il campionato alternativo non è solo una minaccia

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Ferrari: ecco perché il campionato alternativo non è solo una minaccia
Franco Nugnes
Di: Franco Nugnes
19 dic 2017, 07:49

Marchionne ha lasciato intendere che la Mercedes sarebbe disposta a seguire la squadra del Cavallino se ci fosse una F.1 che si dovesse trasformare nella NASCAR. Il contraente, però, non è Liberty Media, ma la FIA che per ora tace...

Addobbi natalizi all'esterno della fabbrica della Scuderia Ferrari
Arrivabene, Marchionne e Binotto al pranzo di Natale Ferrari
Logo della Scuderia Ferrari sulla carrozzeria della Ferrari SF70H
Ferrari SF70H
Targhetta
Galleria del vento della Scuderia Ferrari
Abitacolo Ferrari SF70H
Sebastian Vettel, Ferrari SF70H

Sergio Marchionne non sta bluffando come vanno sostenendo gli inglesi. Ha un’idea chiara di quella che dovrebbe essere la Formula 1 e se il futuro che verrà tracciato da Liberty Media non sarà in linea con le aspettative del Cavallino, la Ferrari uscirà dai GP.

Per andare dove? Finora le risposte erano state evasive e le opzioni poco credibili, perché non esiste un’alternativa credibile alla Formula 1. L’idea, però, non è andare a correre in un’altra categoria della FIA, ma di creare un campionato alternativo…
“Spero di non arrivare al divorzio, ma sappiano che non stiamo bluffando quando diciamo che potremmo andare via. Se lo fanno scherzano con il fuoco”.

Marchionne, quindi, fa sul serio ed è convinto di attrarre altri sulla sua strada…
“Uno dei grandissimi vantaggi attuali è che il Patto della Concordia è molto diverso da quello che c'era in passato, perché garantisce una maggiore libertà contrattuale, anche nell'ambito dell'accordo in essere con Liberty Media. L’accordo precedente bloccava le squadre, impedendogli di prendere in considerazione delle alternative al Circus. Adesso possiamo analizzare la possibilità di creare qualcosa di simile alla Formula 1 in termini di spettacolo sia possibile farlo”.

E indica anche la via che potrebbe attrarre altri Costruttori e team…
“Se guardiamo al discorso economico di quest’affare, considerando come vengono distribuiti i guadagni, con due terzi che vanno alle squadre e un terzo a Liberty potremmo recuperare delle risorse. Se uno dovesse rimpiazzare il promotore con un impegno da parte nostra e delle altre squadre, sarebbe possibile farlo e magari in una maniera più interessante”.

Riecheggia lo spettro della GP1 che in passato Bernie Ecclestone voleva costruire in opposizione alla FIA, o l’idea della FOTA (l’associazione dei team di F.1) spinta da Luca di Montezemolo che poi è miseramente naufragata per la differenza di interessi fra i Costruttori al tavolo.

L’aspetto curioso è che Marchionne ha identificato un… nemico. Non tanto gli americani di Liberty Media che stanno scoprendo quanto sia difficile e complessa la Formula 1, quanto Ross Brawn che il Circus lo conosce come le sue tasche…
“Ho un buon rapporto con Chase Carey: l'ho visto anche dieci giorni fa e continuiamo il dialogo in una maniera molto aperta. Quello che non mi va è Ross Brawn che va alla BBC e dice che le donne devono sparire dalla grigloa, ma anche come devono essere i motori e i telai. Si comporta come Mosè che legge i 10 comandamenti. E allora quando torno a casa mi tocca a chiamare il capo di Mosè, che mi dice: quella è una sua opinione personale. Io non voglio fare questo discorso, preferisco sedermi ad un tavolo e discuterne, perché coinvolgere i media in questo dibattito non ci aiuta”.

È duro il Presidente con l’ex ferrarista…
“La cosa che mi dà più fastidio è che lì ci sia un uomo d’esperienza come Ross Brawn che sta cercando strade contro il Dna della F1. Fare auto tutte uguali e motori semplici ed economici è come la Nascar e a noi non interessa. Credo che la Ferrari abbia la forza per trascinare anche altri in un campionato alternativo. Ma preferirei non arrivarci…”.

La sensazione è che ci sia una “saldatura” su questi temi con la Mercedes: la Stella potrebbe seguire la Ferrari se si dovesse arrivare a una rottura, magari trainando i team clienti ai quali vengono fornite le rispettive power unit.

E allora la sponsorizzazione della Sauber da parte dell’Alfa Romeo non è solo un’operazione di marketing nel rilancio di un marchio, ma evidenzia un aspetto politico che mostra una certa strategia, tanto più che proprio la Sauber (nella gestione di Monisha Kaltenborn) e la Force India erano le squadre più accese nel volere una ridistribuzione degli introiti a favore delle piccole squadre.

L’ossessione della riduzione dei costi (che va perseguita) è diventata un alibi dietro al quale succedono le cose più strane e si uccide lo show: per produrre tre motori a stagione per pilota, ci sono i banchi prova che girano senza soste in test molto onerosi.

Nella visione di Marchionne non bisognerebbe aspettare il 2021 per cambiare la Formula 1, ma si dovrebbe lavorare per trovare un accordo serio in anticipo: bisognerebbe buttare a mare tutte le regole scritte finora e tornare alla massima libertà per avere monoposto più creative intorno alla misura delle gomme e alle power unit…

“Abbiamo un gruppo di lavoro che pensa tutte le possibili interpretazioni regolamentari per fare andare la macchina più veloce stando al limite delle norme. Sarebbe meglio liberare le energie e le idee per produrre macchine diverse”.

Adesso sarà interessante capire quale sarà la reazione di Jean Todt, il presidente della FIA eletto per la terza volta al vertice della Federazione Internazionale. Perché fino a prova contraria la scrittura delle regole non le fa Mosé, né il promotore, visto che il legislatore è la FIA…

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Serie Formula 1
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Autore Franco Nugnes
Tipo di articolo Analisi