Faccia a faccia con Arrivabene: "Ci credo, non firmerei per tre vittorie!"

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Faccia a faccia con Arrivabene: "Ci credo, non firmerei per tre vittorie!"
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21 giu 2016, 17:14

Intervista esclusiva di Motorsport.com con Maurizio Arrivabene che si racconta dopo un anno e mezzo da team principal Ferrari: "Dobbiamo alzare l’asticella delle ambizioni e guardare oltre. Fa parte del DNA della Ferrari e della sua gente”.

Maurizio Arrivabene, Ferrari Team Principal
Kimi Raikkonen, Ferrari SF16-H on the grid
Sebastian Vettel, Ferrari celebrates his second position on the podium
Sebastian Vettel, Ferrari SF16-H
Sergio Marchionne, Presidente Ferrari e CEO di Fiat Chrysler Automobiles e Maurizio Arrivabene, Ferrari Team Principal alla conferenza stampa
Sebastian Vettel, Ferrari SF16-H
Tifoso e bandiera Ferrari
(Da Sx a Dx): Pat Behar, FIA con Kimi Raikkonen, Ferrari nella sfilata dei piloti
Sebastian Vettel, Ferrari SF16-H
Sebastian Vettel, Ferrari SF16-H
Kimi Raikkonen, Scuderia Ferrari
Sebastian Vettel, Ferrari SF16-H runs wide
(Da sx a dx): Maurizio Arrivabene, Team Principal Ferrari con James Allison, Direttore Tecnico Veico
Ferrari SF16H, GP di Baku, l'ala posteriore
Sebastian Vettel, Ferrari SF16-H
Maurizio Arrivabene, Ferrari Team Principal
(L to R): Eddie Jordan, on the podium with second placed Sebastian Vettel, Ferrari
Sebastian Vettel, Ferrari SF16-H
Kimi Raikkonen, Scuderia Ferrari and team-mate Sebastian Vettel, Scuderia Ferrari
Sebastian Vettel, Ferrari festeggia il suo secondo posto sul podio
(Da Sx a Dx): Sebastian Vettel, Ferrari con Sergio Perez, Sahara Force India F1
Sebastian Vettel, Ferrari SF16-H and Kimi Raikkonen, Ferrari SF16-H
Sebastian Vettel, Ferrari SF16-H
Sebastian Vettel, Ferrari SF16-H
Sebastian Vettel, Ferrari SF16-H
(L to R): Sebastian Vettel, Ferrari with Maurizio Arrivabene, Ferrari Team Principal and Kimi Raikko
(L to R): Maurizio Arrivabene, Ferrari Team Principal with Toto Wolff, Mercedes AMG F1 Shareholder a
Maurizio Arrivabene, team principal Ferrari alla presentazione delle gomme larghe Pirelli
Maurizio Arrivabene, Ferrari Team Principal on the grid
Kimi Raikkonen, Ferrari SF16-H
Kimi Raikkonen, Ferrari SF16-H e Nico Hulkenberg, Sahara Force India F1 VJM09 lottano per la posizio
(Da sinistra a destra): Massimo Rivola, Direttore Sportivo Ferrari con Maurizio Arrivabene, Ferrari Team Principal
Charles Leclerc, ART Grand Prix and Antonio Fuoco, Trident
Antonio Fuoco, Ferrari SF16-H
Maurizio Arrivabene, Ferrari Team Principal
Bernie Ecclestone con Maurizio Arrivabene, Team Principal Ferrari

A Baku non ci sono le hospitality che seguono la Formula 1 nelle tappe europee, ma Maurizio Arrivabene (come tutti i team principal) ha un suo piccolo ufficio ricavato nella struttura a disposizione di ogni team di fronte ai box. Ci accoglie dietro una scrivania, ma si alza sedendosi su una delle due sedie dedicate agli ospiti: faccia a faccia.

Arrivabene, non ama i solisti, e crede nell’operato di gruppo più di ogni cosa. Il suo ruolo gli impone spesso di metterci la faccia, ma non è tra gli aspetti che preferisce di più, e quando lo fa mette subito i chiaro che dietro la sua presenza c’è un azienda che lavora e pieno ritmo, lontano dai riflettori e vicina col cuore al significato che attribuisce l’essere parte della Ferrari.

Dopo un anno e mezzo al timone della Scuderia, sulle spalle di Arrivabene ci sono diciotto mesi intensi e un presente che non è ancora in discesa. Ma al termine di una lunga chiacchierata con Motorsport.com, il messaggio che Maurizio trasmette in modo più chiaro, è che a Maranello ci credono, tutti.

A dispetto di una vittoria che nel 2016 non è ancora arrivata, c’è la convinzione che il meglio del progetto SF16-H debba ancora venire. E guardando alle tredici gare che restano nel calendario del Mondiale, ogni sogno a Maranello sembra ancora intatto. Difficile, certo, ma non impossibile.

Come è cambiata la tua vita nell’ultimo anno e mezzo?
“Non so da dove cominciare….. Per prima cosa dopo 25 anni sono tornato a lavorare in Italia. Il cambiamento, più che di vita, che era abbastanza stressata anche prima, è stato di tipologia di lavoro. Questo è un mondo dove ogni giorno apprendi qualcosa di nuovo, e ci vuole umiltà. Bisogna saper affrontare sfide puramente tecniche così come problematiche legate alle dinamiche di gruppo, perché alla fine una squadra è fatta di persone. Siamo un team prevalentemente italiano, a cui si aggiunge un corposo gruppo di professionisti che arriva dall’estero”.

Quando hai accettato questo incarico, la Ferrari non arrivava da un periodo vincente. Hai pensato alle difficoltà che avresti incontrato o hai accettato senza esitazioni?
“Ogni ciclo, ogni stagione, ha la sua storia. Guardare indietro non serve e non fa parte del mio modo di essere. Credo che in questo lavoro non si debbano isolare le proprie capacità, ma pensare a come utilizzare la propria esperienza all’interno di un gruppo. Quando parlo mi piace dire “noi”, non dico mai “io”. In questo sport un uomo solo non cambia le cose, ma può dare un contributo all’interno di una squadra al fine di raggiungere insieme i risultati”.

Ricoprire il ruolo di team principal della Ferrari vuol dire essere a Maranello a disposizione senza pause. Confermi?
“E’ un lavoro full-time per tutti coloro che lavorano alla Ferrari, in tutti i ruoli. Ci sono dei periodi a Maranello in cui si lavora su tre turni, ovvero ventiquattr’ore al giorno. Confermo che c’è uno zoccolo duro di professionisti che ha la Ferrari nel sangue. Per chi occupa il mio ruolo oggi la presenza fisica in azienda è meno necessaria, perché la tecnologia ti aiuta a confrontarti con tutti. Ma la disponibilità deve essere totale a qualsiasi ora. Sono sempre presente sui campi di gara, ma questo non vuol dire che a Maranello ci siano dei problemi legati alla mia assenza. La scorsa settimana ero in fabbrica e parlavo con le persone che lavorano ai torni, e percepivo la passione che questi professionisti hanno per il lavoro che fanno. Non sono solo dipendenti di un’azienda, tifano per la Ferrari”.

A volte ti vediamo al muretto-box vivere quasi… fisicamente la gara.
“Sono una persona abbastanza passionale, forse dovrei essere più freddo. Ma ci si sente il rappresentante di chi non è presente sul campo di gara, ma lavora a casa. A volte le reazioni sono di gioia, altre di rabbia. Credo che questo sia però indicativo di quello spirito che nel 2015 ci ha riportato a vincere e che quest’anno continua a spingerci a non mollare”.

Nel 2015 credevi nella possibilità di poter concludere il campionato con tre successi?
“Ripensando alla vigilia della scorsa stagione ricordo che nessuno credeva nella possibilità che potessimo recuperare così tanto terreno soprattutto sul fronte motoristico. Invece i tecnici, sia telaisti che motoristi, hanno stupito tutti. Credetemi, a Maranello sanno lavorare”.

Come nasce la storia tra Maurizio Arrivabene ed il Motorsport?
“Nasce da una Vespa truccata con un… tubo messo nel telaio per rinforzarla. A dirla tutta ero appassionato di Motocross, e i miei amici con maggiori possibilità economiche avevano tutti il Malaguti Roncobilaccio, una moto che per me era un sogno. Avevo a disposizione una Vespa usata, e la modificai nella speranza di poterla trasformare in una versione cross, ma al primo salto si aprì in due pezzi, e ho fatto un po’ il matto con le moto da strada”.

E le quattro ruote?
“Allora, vi racconto una storia. Da ragazzino mi piaceva disegnare le monoposto di Formula 1. Mi mettevo d’impegno e davo sfogo alla passione, chissà, forse avrei potuto diventare un designer. Era il periodo delle Formula 1 con le minigonne, e disegnavo per lo più la Lotus di Colin Chapman ma, ovviamente, anziché nera era rosso Ferrari…. Anni dopo ho avuto la possibilità di partecipare alla Parigi Dakar con Klus Seppi, ed è stata un’esperienza bellissima”.

Passiamo agli attuali piloti Ferrari. Il tuo approccio con loro è identico o cerchi di andare incontro a due personalità estremamente differenti?
“E’ un compromesso. Ho un rapporto molto diretto e sincero con loro, e viceversa. Ci confrontiamo in modo molto chiaro, senza giri di parole. Non c’è mai stato bisogno di imporre nulla, si arriva insieme a ciò che va fatto. Poi i caratteri sono diversi. Kimi è più introverso, ma in questo ultimo anno e mezzo ha dialogato sempre di più, ed è molto preciso quando fornisce delle indicazioni”.

“Sebastian è aperto, meticoloso, maniaco dei dettagli. Entrambi sono dei grandi professionisti, e lo si vede quando le cose non vanno bene. In certe situazioni verrebbe da demoralizzarsi, ma subito dopo si analizza l’accaduto e si riparte. E se ci si ritrova a cena, si scoprono ragazzi simpatici, intelligenti, persone cha lavorano in Formula 1 ma con cui puoi affrontare tanti temi, che leggono molto ed hanno occhi che vanno al di là del paddock”.

Quando la Ferrari ha un pilota in scadenza di contratto non può sottrarsi al gioco dei pronostici in vista della prossima stagione. Resterà Raikkonen o guardate oltre?
“Ho detto più volte che abbiamo due piloti campioni del Mondo. Sebastian ha voluto la Ferrari, era una sua aspirazione come lo è di tantissimi altri piloti. E’ concentrato sul suo lavoro e credo che voglia rimanere qui a lungo. Kimi sta dando il suo contributo anche per la classifica costruttori, e nelle prima parte del Mondiale 2016 sta andando bene. Quando la macchina è a posto, non credo che sia inferiore a nessuno. Ma è presto per dare risposte definitive in vista del prossimo anno, abbiamo quasi due terzi di campionato davanti a noi”.

Nel 2015 avete tirato fuori il massimo possibile dal pacchetto tecnico a disposizione, sfruttando ogni opportunità. Quest’anno per tanti e differenti motivi, l’impressione è che non sia così…
“La nostra monoposto 2016 è un grande passo avanti, figlia di un progetto completamente nuovo. Ma è anche una vettura molto sensibile, difficile da mettere a punto, che deve dare ancora tanto. Sono certo che con il lavoro stiamo facendo arriverà a dimostrare tutto il suo potenziale. E’ un purosangue, difficile da domare, che deve ancora scatenarsi, servono ancora piccole cose per essere al cento per cento”.

Lo scorso campionato avete mantenuto fino alla fine una gruppo di lavoro che definisti “la squadretta” concentrata sulla monoposto 2015 fino al termine della stagione. Farete così anche quest’anno o potrebbe arrivare la decisione di utilizzare tutte le forze sul progetto 2017?
“Dopo otto gare credo sia sbagliato pensare al prossimo anno lasciando da parte il presente. Ci stiamo avvicinando alla Mercedes, e non dobbiamo assolutamente perdere le chance che ci offre questo Mondiale”.

Questa Formula 1 sembra a volte chiusa in se stessa, con regole complesse a volte difficili da spiegare al grande pubblico...
“Il nostro Presidente, nonostante i tanti impegni, sta dedicando molte energie a questo problema, sia nello strategy-group che nella commissione F1. E fa sentire la sua voce in modo molto deciso. Il regolamento, sia tecnico che sportivo, è come in un circolo vizioso. Più fai modifiche e più le modifiche complicano le cose. Poi non tutte le regole sono perfette, così poi per correggerle ne fai altre. Più le monoposto sono complesse, più le regole diventano difficili da spiegare. Sono assolutamente d’accordo che ci sia bisogno di una semplificazione, sia per gli appassionati che per noi stessi”.

E’ una Formula 1 che gira intorno alle gomme?
“Ricordo che anche ai tempi in cui c’erano Bridgestone e Michelin si parlava praticamente solo di pneumatici. La gomma resta un elemento che può darti un grande vantaggio se riesci a sfruttarla perfettamente, e viceversa punirti severamente. Oggi abbiamo tante opzioni, che spesso finiscono per complicare un po’ le cose”.

Quando ti ferma per strada qualche tifoso ferrarista, cosa ti dice?
“Ci sono dei momenti in cui pensi alla possibilità che qualche tifoso ti voglia tirarti della frutta dopo quello che legge sui media. Invece, poi, proprio per strada accade esattamente il contrario. E resti stupito. Ci sono persone che ti danno pacche sulle spalle, ti incitano, ed è una cosa che fa piacere, che ti carica ancora di più. E’ nostro dovere mettercela tutta, soprattutto per loro”.

Ti immagini a lungo nel ruolo che occupi oggi?
“Comincio col dire che non mi piace la definizione team-principal. Preferivo team-manager, mi sembra più congruo. Alla fine lavoro per un’azienda, e sta a chi è al vertice decidere cosa è meglio. La Formula 1 viene vista dal grande pubblico nei weekend di gara, ma quando si spengono le telecamere delle televisioni c’è un’azienda con le sue problematiche quotidiane, e con le scelte che assomigliano a quelle di altre attività del mondo del lavoro. Non sta a me decidere per quanto tempo vestirò questo ruolo, ma sono i miei superiori che valuteranno quello che sto facendo e decideranno di conseguenza”.

In questo anno e mezzo in Ferrari hai maturato la convinzione che sia possibile condividere con altre squadre degli obiettivi a favore di tutta la Formula 1 o prevale sempre l’egoismo?
“E’ fondamentale rimanere con i piedi per terra e magari osservare altri contesti dove c’è una maggiore coesione anche tra avversari. Faccio un esempio: io e Toto Wolff durante i weekend di gara ci “odiamo”, siamo antagonisti. Ma quando termina l’attività in pista ci confrontiamo, su tante tematiche che riguardano la Formula 1 nel suo insieme. Quello che mi dispiace è l’aver constatato che quando si prova a far qualcosa in questa direzione c’è sempre qualcuno che alza la mano e parla di complotti. C’è chi ancora fa fatica a capire che si può essere avversari, ma lavorare insieme a favore del proprio sport. Confrontarsi non è sinonimo di cospirazione, ma a quanto pare è un concetto difficile da spiegare”.

Nel 2017 perderete la fornitura della power unit a Toro Rosso. Era una possibilità prevista?
“Lo scorso anno la Toro Rosso aveva assolutamente bisogno di una power unit trovandosi in una situazione molto difficile, e gli siamo andati incontro, aggiungendo all’ultimo momento un'altra fornitura clienti”.

Ma lo scorso anno con la Red Bull andò diversamente..
“Se non sbaglio la Red Bull chiese prima i motori a Mercedes, e la risposta fu no!”.

Hai ristrutturato il programma Ferrari Driver Academy. Se qualche giovane emergerà in modo ottimo dai campionati minori, siete pronti a dargli una mano per il grande salto?
“La volontà c’è. La collaborazione con Haas potrà darci una mano su questo fronte, e presto vedremo Charles Leclerc, uno dei nostri giovani, guidare per loro in qualche sessione del venerdì mattina. Tornando all’Academy, abbiamo concluso un accordo importante con il responsabile della Tony Kart, Roberto Robazzi, che ci aiuterà a completare una prima selezione di giovanissimi”.

“Oggi abbiamo Massimo Rivola al timone della Academy, che si sta impegnando tantissimo in questo ruolo seguendo da vicino i nostri ragazzi. Mi fa piacere che anche Antonio Fuoco stia emergendo molto bene, così come stanno crescendo Giuliano Alesi e il cinese Guan Yu Zhou che contribuiscono all’internazionalità del progetto”.

La Formula 1 è arrivata a 21 gare, ma ci sono sempre meno test…
“Un compromesso sarebbe meglio per tutti. Qualche test in più servirebbe a sviluppare le gomme e magari organizzare iniziative promozionali per il pubblico che non possono essere pianificate nei weekend di gara. Mi piace la soluzione della MotoGP, che spesso dopo la gara resta in pista il lunedì ed il martedì per due giornate di prove. E’ una soluzione più economica per i team, e offre agli appassionati che per tanti motivi non sono potuti venire in pista ad assistere al Gran Premio, l’opportunità di vedere comunque la Formula 1”.

In questo anno e mezzo c’è stata qualche critica che pensi di non aver meritato?
“Si, ma anche qualche complimento eccessivo. Diciamo che le due cose si bilanciano, ma se fai questo lavoro sono aspetti che metti in conto”.

Firmeresti oggi per una stagione con tre vittorie?
“No, assolutamente no. Conosco il potenziale che abbiamo, e conosco ovviamente anche il grande lavoro che sta facendo la Mercedes. Ma oggi in certe piste il divario ha iniziato ad essere più piccolo, dobbiamo alzare l’asticella delle ambizioni e guardare oltre. Se rispondessi si, non rappresenterei lo spirito che c’è nella Ferrari e nel DNA della sua gente”.

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