F1 | Vetture 2026 più rapide del previsto: in Bahrain saranno già vicine ai tempi del 2025?
Le prime indicazioni sulle performance F1 2026 sono positive: le nuove monoposto, pur con meno carico e gomme più piccole, mostrano prestazioni anche migliori di quelle che si attendeva la FIA. Le simulazioni inviate dai team per il Bahrain mostrano come i tempi attesi dovrebbero essere addirittura quasi in linea con quelli delle vetture 2025.
C’è grande curiosità attorno alle vetture 2026, non solo perché sia in Spagna che in Bahrain sono emerse soluzioni molto diverse tra loro, alcune delle quali decisamente innovative e persino fantasiose, ma anche per capire quale sarà il reale valore di queste monoposto sul fronte prestazionale rispetto alle generazioni precedenti.
Dopo che nel 2025 le vetture a effetto suolo, ormai giunte al termine del loro ciclo regolamentare, hanno riscritto diversi record, ora tocca alle nuove monoposto dimostrare il proprio valore. E, a giudicare dai riscontri raccolti finora, le indicazioni sono decisamente positive: nessun distacco abissale né prestazioni vicine alla F2, come qualcuno temeva al momento della pubblicazione del regolamento. Anzi.
Nelle simulazioni della FIA, infatti, le performance delle vetture 2026 dovrebbero avvicinarsi a quelle dell’ultima generazione a effetto suolo. I riscontri di Barcellona hanno confermato questa tendenza, per quanto sia ancora presto per tracciare un bilancio definitivo: in Spagna le temperature erano molto basse, in alcuni momenti persino sotto i 10 °C, e le squadre hanno privilegiato la ricerca dell’affidabilità più che la prestazione.
Gabriel Bortoleto, Audi F1 Team
Foto di: Audi
Ci saranno oscillazioni da pista a pista
Non va dimenticato un altro aspetto: sia a Barcellona che in Bahrain i team hanno utilizzato sensori aggiuntivi per la raccolta dati, componenti che non vengono montati in qualifica o in gara perché comportano diversi chili di peso extra. Tuttavia, in un contesto di test, la priorità non è la ricerca della prestazione, ma massimizare la raccolta dati.
“È presto per dirlo, i team ad esempio hanno tanti strumenti [di raccolta dati] sulle vetture. Non stanno girando al peso che potrebbero raggiungere. Non sappiamo quanto carburante stiano utilizzando, ma la sensazione generale è che le vetture siano dove ce le attendavamo, magari anche meglio delle nostre previsioni”, ha aggiunto Jan Monchaux, Single Seater Technical Director della FIA, a cui ha fatto eco anche Nikolas Tombazis, spiegando che le nuove vetture dovrebbero essere vicine a quelle del 2025.
Nella prima parte della stagione, però, dovremo aspettarci qualche fluttuazione, perché i valori varieranno in base alle caratteristiche dei circuiti, come alle opportunità di ricarica oppure a seconda di quanto e come si potrà utilizzare l'aerodinamica attiva, che quest'anno non sarà più solamente un ausilio per i sorpassi e potrà essere utilizzata liberamente sui rettilinei.
Alpine A526, ala posteriore
Foto di: TWJB Photography
Ci saranno invece circuiti in cui emergerà con più evidenza la riduzione di carico rispetto alle vetture 2025 o che saranno critiche sul fronte della gestione energetica, con una forbice dai tempi del 2025 che si aprirà di qualche secondo. Va però ricordato che le vetture dello scorso anno erano al termine di un ciclo regolamentare con quattro anni di sviluppo alle spalle, mentre quelle 2026 sono solo all’inizio del loro percorso: i prossimi pacchetti evolutivi permetteranno di incrementare il carico e avvicinare ulteriormente le prestazioni ai valori della generazione precedente.
“Penso dipenderà molto dalla pista, ma su alcuni tracciati all’inizio della stagione le macchine saranno su un passo gara simile a quello che avevano nel 2025. Su altre potrebbero essere indietro di qualche secondo, oscillerà. Ma i team stanno già preparando degli aggiornamenti. Quindi non ho dubbi che in qualche mese le squadre avranno già recuperato quel margine rispetto al 2025”, ha aggiunto Monchaux.
In Bahrain i tempi saranno già vicini al 2025?
Ci saranno quindi piste in cui i tempi, soprattutto sul passo gara, risulteranno molto vicini a quelli dello scorso anno, e tra queste sembra rientrare il Bahrain, come ha anticipato Mario Isola, direttore di Pirelli Motorsport, in un’intervista a Motorsport.com: il costruttore milanese riceve infatti dai team le simulazioni con valori di carico e tempi stimati, così da avere riferimenti più precisi per definire le prescrizioni minime degli pneumatici.
Oscar Piastri, McLaren
Foto di: Alastair Staley / LAT Images via Getty Images
Secondo le simulazioni delle squadre indicate a Pirelli, i tempi attesi in Bahrain, più per il secondo test che per il primo quando si inizierà a cercare più il limite, dovrebbero essere quasi in linea con quelli del 2025 e questo testimonia il lavoro fatto dai team: “Qualcuno ha detto che le F1 2026 saranno molto più lente, andranno piano. Io non sono dell’idea che andranno piano. Lo abbiamo visto a Barcellona, hanno girato circa due secondi e mezzo più lenti di come hanno girato l’anno scorso in gara, quindi non siamo molto distante”, spiega Isola.
“Considerate che nessuno ha spinto a Barcellona, nessuno ha provato la vera e propria prestazione di gara a Barcellona. Oltretutto, nel momento in cui ci sono dei nuovi regolamenti, c’è una curva di sviluppo inziale importante. Noi abbiamo ricevuto le simulazioni del Bahrain che ci dicono che non saranno lontani… Anzi, saranno di fatto sostanzialmente in linea con i tempi che abbiamo visto l’anno scorso. E questo è già abbastanza sorprendente con una vettura così nuova”.
“Poi, magari, nel primo test del Bahrain non spingeranno al limite e vedremo dei tempi sul giro non così allineati, ma il fatto che già nelle simulazioni [i team] ci stanno dicendo che la prestazione è in linea con quella dell’anno scorso, non avremo una F1 lenta. Abbiamo fatto un test al freddo in Spagna, con la pista che non era nelle condizioni migliori, ed eravamo a 2/3 secondi dai tempi dell’anno scorso”.
In Bahrain l'ala mobile attiva su 4 rettilinei
Test Bahrain, mappa per l'utilizzo dell'aerodinamica attiva
Foto di: Gianluca D'Alessandro
Ciò che è interessante è capire perché, proprio in Bahrain, i tempi, soprattutto sul passo gara, dovrebbero avvicinarsi a quelli del passato più di altre piste. Sakhir è infatti uno dei circuiti con le maggiori opportunità di recupero dell’energia: non solo presenta numerose staccate, ma si spende anche molto tempo in frenata, permettendo di ricaricare la batteria in modo efficace, nonostante ci siano tanti rettilinei.
L’altro elemento è che in Bahrain ci sono poche zone o curvoni veloci in cui la riduzione di carico rispetto all’anno scorso emergerà in modo davvero preponderante come su altre piste. È vero che la nuova dimensione degli pneumatici e l'aumento delle pressioni comporterà una perdita di grip meccanico, ma le monoposto 2026 potranno compensare sfruttando l’aerodinamica attiva non solo in più occasioni, ma anche per periodi prolungati.
Osservando il grafico che confronta le aree DRS del 2025 con le zone in cui sarà possibile aprire l’ala quest’anno, emerge chiaramente non solo la possibilità di utilizzare l’aerodinamica attiva già prima di curva 14, cosa che non era possibile fare in passato, ma anche l’anticipo di ben 140 metri del punto di attivazione in uscita da curva 15. Un cambiamento tutt’altro che marginale: permetterà infatti di consumare meno energia sul rettilineo finale e, di conseguenza, di raggiungere velocità più elevate.
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