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Vettel: "Germania 2018? Piccolo errore con un prezzo enorme"

Il campione tedesco inizia l'ultimo weekend da pilota Ferrari. Seb ripercorre alcuni passaggi dei cinque anni a Maranello e sottolinea di aver fallito l'obiettivo di vincere il mondiale piloti. Non cerca la scusa nella troppa pressione a cui è sottoposto un pilota del Cavallino: "Alla fine c'è quella che ti metti da solo. Io ho avuto un forte coinvolgimento emotivo, un attaccamento alla squadra e poi anche alla storia di MIcahel".

Vettel: "Germania 2018? Piccolo errore con un prezzo enorme"

L’atmosfera da ultimo giorno di scuola traspare dal ‘body language’ di Sebastian Vettel. Capelli spettinati, battuta pronta e anche una certa riluttanza nel rispondere a domande già poste molte volte.

Per Seb non è ovviamente solo l’ultima gara stagionale, ma anche l’ultima gara in rosso, un appuntamento a cui (dopo un percorso non semplice) sembra essere arrivato con grande serenità.

Vettel ha parlato di una stagione difficile, di Hockenheim 2018, di un futuro che lo ha reso impaziente, e di un test (quello della prossima settimana) in cui avrebbe voluto essere in pista.

Ultima tappa stagionale: come ti senti? Come è stata questa stagione?
“È stata una stagione molto, molto difficile per tutte le persone coinvolte, con molte gare raggruppate in un breve periodo, e questa ‘tripla’ finale per il colpo definitivo! Si, sono un po' stanco, da parte mia non vedo l'ora che la stagione sia terminata, ma allo stesso tempo tutti ci teniamo a chiudere al meglio. Non sarà facile, ma ci proveremo”.

Questo fine settimana disputerai la 118ma ed ultima gara al volante di una Ferrari. Nel bilancio finale, quali momenti vedi come i migliori di questi sei anni?
“Credo la prima vittoria, è sempre un ricordo speciale, quindi Malesia 2015. Poi Monaco 2017, dove vincere è sempre speciale, e Canada 2018. Ho delle vittorie tra cui scegliere, magari non sono abbastanza come avremmo voluto, ma ci sono”.

Quanto è diversa oggi la squadra rispetto a quella con cui hai iniziato nel 2015 la tua avventura in Ferrari?
“Molto diversa. Ho iniziato con persone diverse al vertice, personale diverso, ma alla fine credo che l'atmosfera nel box sia sempre la stessa, lo spirito rimane intatto. È ovviamente un peccato che non siamo riusciti a ottenere ciò che speravamo, ma ci sono sempre delle ragioni, sia quando si va bene che quando va paggio, come le debolezze".

"In questi anni sotto alcuni aspetti la squadra si è evoluta, magari restano ancora settori con margini di miglioramento. Vedremo come il team si evolverà, ma per quanto mi riguarda la storia finisce qui, e mi aspetta un nuovo capitolo con un team differente”.

La scorsa settimana hai confermato che porterai con te il ricordo e i rapporti con diverse persone con cui hai lavorati in questi anni trascorsi in Ferrari. In questo tempo hai identificato dei contesti in cui la squadra è più carente e dei motivi che vi hanno impedito di raggiungere i traguardi che vi eravate prefissati?
“Certo che ci sono delle criticità, altrimenti avremmo vinto negli ultimi sei anni. Credo che la Mercedes sia stata un punto di riferimento molto, molto forte, ed osservandoli si vede che stanno facendo tutto nel modo migliore".

"Ma non credo sia il momento da parte mia di esprimermi su cosa non ha funzionato, ci siamo divertiti insieme e ho solo detto che abbiamo avuto alti e bassi. Qualsiasi cosa dica non cambierebbe nulla, so che siete curiosi ed appassionati, e mi riporrete questa domanda il prossimo anno, ne sono certo”.

In molte interviste hai sottolineato che con hai fallito con la Ferrari perché non è stato raggiunto l’obiettivo principale. Non credi di essere un po' duro con te stesso? Alla fine sei il terzo pilota per numero di vittorie nella storia della Ferrari, e hai avuto contro il campione con i numeri maggiori nella storia della Formula 1.
“Sì, ma ancora non cambia nulla. Abbiamo comunque fallito, avevamo l'ambizione e l'obiettivo di vincere il campionato del Mondo e non ci siamo riusciti, quindi credo che la mia sia una riflessione corretta ed onesta".

"Ho più volte sottolineato che abbiamo dovuto affrontare una combinazione pilota/squadra molto forte, una delle più forti di sempre, ma ci sono anche altre ragioni. Abbiamo disputato buone gare ed altre meno buone, a volte eravamo molto vicini e in altri periodi ci siamo allontanati dal vertice”.

Quando Alonso ha lasciato la Ferrari ha sottolineato che dopo cinque anni trascorsi in Ferrari senza la vittoria del titolo Mondiale ha sentito molta pressione, e che se non vinci le cose si complicano. Hai provato la stessa sensazione?
“La storia della pressione alla fine è quella che ti metti su te stesso. Ho avuto un coinvolgimento emotivo, un attaccamento alla squadra e poi anche la storia di Michael. È stato un momento speciale quando sono entrato alla Ferrari, ma sull’aspetto della pressione si dicono tante cose, l’Italia, i tifosi e così via".

"Alla fine ho sempre posto le aspettative più alte su me stesso, e credo di essere il primo giudice del mio operato quando non ho raggiunto gli obiettivi. Quando in Germania ho finito la mia gara nella ghiaia non ero certo felice, al di là di quello che possono aver pensato i tifosi, e non voglio usare la storia della ‘pressione’ come scusa. Credo che se sei ambizioso e vuoi vincere, sei tu il primo a renderti conto se qualcosa non va, non centra la pressione, ma forse ogni storia è diversa, e magari ai tempi di Fernando era tutto diverso”.

Hai citato Hockenheim 2018. Vista dall’esterno quella gara sembra una svolta nella tua avventura in Ferrari, la vedi così anche tu?
“No, credo che nel corso degli anni sia stato come un lungo giro sulle montagne russe, con molte cose che sono accadute. Quell’episodio non è certo stato d’aiuto, un piccolo errore che è risultato come enorme, perché enorme è stato il prezzo".

"Ma allo stesso tempo accadevano anche altre cose in quel 2018, c’è stata la scomparsa di Sergio Marchionne, un cambio di leadership, il passaggio da Maurizio a Mattia, diciamo che la stagione 2018 è stato un anno decisivo per molte cose, e non credo si possa scomporre ad un singolo di questi aspetti".

"Nel 2016 c’è stata la partenza di James (Allison) a causa di conflitti personali, e guardando indietro c'erano molte cose che avremmo potuto fare meglio, ma tutto è accaduto per un motivo. Credo di aver imparato molto e di essere cresciuto”.

Cosa ne pensi dei test per giovani piloti della prossima settimana e dei vincoli posti?
“Credo che se permetti a Fernando di essere in pista allora dovrebbero esserci tutti coloro che ci vogliono essere. Chi prende le decisioni dovrebbe assicurare un provvedimento equo, e in questo caso non credo che l’abbiano fatto, altrimenti anche io e Carlos dovremmo essere in pista la prossima settimana. Non ho letto le motivazioni caso per caso, ma è anche inutile che lo faccia visto che comunque non ci fanno girare”.

Quella che si sta concludendo è stata una stagione molto atipica. È stata più stancante mentalmente o fisicamente?
“È stato fantastico essere riusciti ad essere in pista nonostante la situazione non certo favorevole, e questo è un aspetto importante. Certo, poi bisogna essere cauti con la pianificazione perché dopo una stagione come questa abbiamo la prospettiva di dover affrontare il calendario più lungo nella storia della Formula 1, quando ci sono ancora molti punti interrogativi sulla situazione che troveremo".

"Dovremo assolutamente assicurarci di prenderci cura di tutte le persone coinvolte, perché ci sono persone che sono più impegnate di noi (piloti) nell’arco di ogni weekend di gara, e sono persone con famiglie".

"A parte questo, da parte mia è stato un anno un po' diverso, con molte domande a cui ho dovuto trovare una risposta, ma alla fine ci sono riuscito e non vedo l’ora di trascorrere una stagione più rilassata il prossimo anno”.

Che aspettative hai nel progetto Racing Point/Aston Martin?
“Non credo che avrò i problemi che ha avuto George (Russell) quando ha preso il posto di Lewis, io ho lo stesso numero di scarpe di Checo! Seriamente, non vedo l'ora di unirmi alla squadra, e per tanti motivi".

"Devo prendere il posto di un pilota che è stato nel team sette stagioni, che conosceva davvero tutto della squadra, e non sarà semplice all’inizio mettersi al passo, ma non sono neanche un esordiente, quindi conto sulla mia esperienza. La vedo come una grande opportunità”.

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Autore Roberto Chinchero
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