Verstappen e l'errore che è costato una possibile vittoria

L'olandese poteva cedere la posizione a Hamilton in un punto a lui favorevole della pista, evitando di finire con le gomme sull sporco. Max è stato protagonista di una rimonta eccellente, ma è stato ingenuo nell'eseguire subito l'ordine impartito dal muretto Red Bull e così Lewis ha vinto il GP del Bahrain con la Mercedes. La Ferrari ha sfidato la McLaren per essere terza forza nel campionato, anche se pesa quel minuto di distacco dai primi.

Verstappen e l'errore che è costato una possibile vittoria

Che la Mercedes e Lewis Hamilton non credessero di vincere il Gran Premio del Bahrain è emerso chiaramente dopo la bandiera a scacchi. La soddisfazione e la gioia mostrate da Toto Wolff e dallo stesso Lewis è stata molto vicina a quella vista in occasione dei titoli Mondiali, scene che testimoniano la consapevolezza di aver messo a segno qualcosa di importante. Nulla a che fare con gli applausi di rito e il “grazie ragazzi” delle vittorie a raffica viste in decine di occasioni, quando l’1-2 era ordinaria amministrazione.

Hamilton e la Mercedes hanno portato a casa un successo inatteso e insperato, che ha esaltato due doti del team campione del Mondo passate spesso sotto traccia: la squadra e il pilota, ovvero due dei tre ingredienti che servono per aggiudicarsi un Gran Premio.

Il terzo, la monoposto, oggi a Sakhir non era la migliore in pista, perché di fatto la vettura di riferimento si è confermata la Red Bull. Il gap tra la W12 e la RB16B non è stato però ampio come ipotizzato troppo frettolosamente dopo i test pre-campionato, perché col calare delle temperature Hamilton si è confermato molto vicino al ritmo di gara di Verstappen, ridimensionando non poco il margine visto il giorno precedente in qualifica.

Il confronto è stato serrato, ma nel box Red Bull si sono fidati di quel margine minimo a loro favore, pensando che sarebbe stato comunque sufficiente ad aggiudicarsi il Gran Premio del Bahrain.

Un errore di valutazione cruciale, che conferma come per vincere serva tutto, tante variabili (tutte cruciali) che in caso di funzionamento non perfetto hanno un impatto sul risultato finale. La prima sbavatura è stata commessa dagli strateghi della Red Bull, che dopo il primo pit-stop di Hamilton (giro 12) non hanno subito coperto la sosta della Mercedes decidendo di lasciare in pista Verstappen per altri sei giri. “Era pianificato così”, ha poi dichiarato Horner dopo la corsa, e così è rimasto nonostante la realtà in pista stesse disegnando un quadro diverso rispetto alle attese.

Il secondo errore è stato di Verstappen, autore di una poderosa rimonta grazie alla quale dopo il secondo pit-stop (giro 39) ha azzerato i nove secondi di gap che lo separavano da Hamilton. Max è arrivato nella scia della Mercedes al giro 51, con sei tornate a disposizione per portarsi al comando della gara e soprattutto con uno slancio molto veloce rispetto a Hamilton. Di fatto la gara era nelle sue mani, avrebbe avuto il tempo per sfilare la Mercedes alla staccata della prima curva senza particolari problemi, ma Max ha avuto fretta, e al giro 53 è arrivata la manovra alla curva ‘4’.

 

Un sorpasso che sapeva di definitivo, ma Hamilton ha deciso di rendere comunque la vita difficile alla Red Bull tirando la staccata e chiudendo la linea nella speranza che Verstappen tenesse giù il piede. Cosa che Max ha fatto, dovendo però usare la parte esterna della pista, oltre la linea bianca. Il tutto non è sfuggito al box Red Bull che ha subito chiesto al suo pilota di restituire la posizione. Visto lo slancio con cui Verstappen era arrivato sulla Mercedes, non sarebbe stato un problema (nella visione Red Bull) ripassare Hamilton.

Max ha deciso di farsi da parte all’uscita della curva ‘10’, spostandosi però fuori traiettoria e lasciando via libera a Hamilton sulla linea pulita della pista. Una svista importante, perché in quel frangente la Red Bull ha raccolto la gomma presente fuori traiettoria, e quando Verstappen è tornato a spingere ha perso quel grip che serviva per un ulteriore assalto a Lewis.

È servito un giro per ripulire gli pneumatici, ma ormai la bandiera a scacchi era pronta ad essere sventolata, e Hamilton ha portato a casa la sua vittoria numero 96, un successo con un peso specifico speciale per il sette volte campione del Mondo.

La Red Bull ha realizzato una monoposto da Mondiale, ma il weekend di Sakhir ha confermato che per mettere in crisi la Mercedes e Lewis Hamilton serve un pacchetto completo in tutti i suoi aspetti, senza il quale diventa tremendamente difficile poter pensare in chiave Mondiale. Sarà uno degli esami che la squadra di Milton Keynes (e lo stesso Verstappen) dovranno superare nelle prossime gare, sempre che la Mercedes continui ad avere bisogno di tempo per mettere a punto la W12 nel suo complesso.

La buona notizia per la Formula 1 nel suo insieme è che si prospetta un 2021 molto più combattuto rispetto alle attese, grazie ad un livellamento di performance che paradossalmente è arrivato nella stagione in cui le monoposto sono state in gran parte congelate.

Dietro i due top-team non è meno agguerrito il confronto per l’ambíto ruolo di terza forza, che al momento vede la McLaren vincitrice di tappa (verdetto atteso) davanti alla Ferrari.

Per la Scuderia le buone notizie giunte da Sakhir sono diverse. La SF21 è indubbiamente un deciso passo avanti rispetto alla SF1000 che ha corso in Bahrain poco più di tre mesi fa, e non solo nel confronto tra le due sorelle rosse, ma anche nel rapporto di forza con i team che saranno gli avversari diretti della stagione, ovvero McLaren, Alpha Tauri, Alpine e Aston Martin. Non era un verdetto scontato, ma per ora su una pista stop-and-go come quella di Sakhir la Ferrari può dire la sua.

L’obiettivo è anche quello di farsi trovare pronti qualora Mercedes e Red Bull dovessero avere dei momenti di difficoltà, come ha saputo fare in qualifica Charles Leclerc. Dopo il quarto posto di sabato per il monegasco è arrivato il sesto di domenica, ma non è un risultato deludente, quanto un verdetto che ha riequilibrato i valori in campo.

A Maranello c’è ancora molto lavoro da fare, ma tutti ne sono coscienti. Dalla prima gara dell’anno arrivano segnali positivi che servono come ossigeno per dare fiducia a tutto il gruppo di lavoro e agli stessi piloti, compreso un Carlos Sainz che in gara ha raggiunto l’obiettivo della bandiera a scacchi disputando una buona gara. Buona la prima per lo spagnolo e, in generale, per la Ferrari, ma dietro l’angolo ci sono già nuovi esami, che inizieranno tra tre settimane ad Imola.

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