F1 | "Un colpo di genio": come Racing Bulls ha trasformato Monaco per la doppia top 10
In un weekend che sembrava poter essere deciso dalle strategie pensate durante la gara, il "colpo di genio" della Racing Bulls deciso dopo la qualifica ha trasformato il GP creando le circostanze per confermare la doppia top 10. Una tattica estrema, già vista altrove, ma che a Monaco fa parte del gioco, specie quando ci si gioca i punti.
La novità delle due soste obbligatorie a Monaco non ha cambiato il DNA della gara rispetto al passato, rimanendo inevitabilmente legata soprattutto all’importanza della posizione in griglia. Sebbene vi sia stato un po’ di movimento a centro gruppo, in realtà l’unico effetto è stato quello di estremizzare alcune tattiche già viste in passato, sfociate in giochi di squadra necessari per difendere la zona punti.
Se la speranza era che le due soste rendessero più complessa la lettura della gara durante il suo svolgimento, paradossalmente l’andamento del Gran Premio è stato definito da una strategia decisa a tavolino, con quello che Racing Bulls ha definito “un colpo di genio”. Una tattica aggressiva, ma che fa parte del gioco e che era già stata vista in altri GP.
Le buone prestazioni del sabato, con una VCARB02 che si è confermata ancora una volta concreta nei tratti più lenti, hanno permesso di portare entrambe le vetture in top 10 ma, soprattutto, di farle partire piuttosto ravvicinate: un elemento senza il quale la tattica scelta non avrebbe avuto la medesima efficacia.
Isack Hadjar, Racing Bulls Team
Foto di: Peter Fox / Getty Images
Come Racing Bulls ha ideato la strategia
Racing Bulls aveva già messo in conto che in testa Lando Norris avrebbe mantenuto un ritmo sostenuto, in modo da ridurre al minimo i rischi e provare a creare rapidamente un margine tra sé e gli inseguitori. Questo aspetto, unito alla buona posizione di partenza delle Racing Bulls, ha fornito tutti gli ingredienti necessari per mettere in moto il piano ipotizzato dalla scuderia faentina.
Liam Lawson, che scattava in nona posizione, ha subito iniziato a mettere in atto quanto programmato, ampliando diligentemente il gap dal suo compagno di squadra, partito quinto, fino a creare il margine necessario per dare l’opportunità a Isack Hadjar di fermarsi e rientrare davanti in nemmeno 15 giri.
Ciò ha significato mantenere un ritmo circa un secondo più alto del normale per creare quei quasi 20 secondi necessari per la sosta. Racing Bulls non ha perso tempo e ha subito richiamato Hadjar che, in effetti, è poi rientrato davanti al compagno di squadra. Una mossa scaltra, anche per non dare modo ad Alonso, distante solo pochi secondi, di approfittarne e provare un undercut.
Liam Lawson, Racing Bulls Team
Foto di: Glenn Dunbar / Motorsport Images
Perché si è sacrificata la posizione su Hamilton
Il momento più delicato, però, è stato quello del secondo pit stop. A quel punto, per Racing Bulls si sono profilati due scenari: o fare gara su Lewis Hamilton, il che avrebbe comportato un’impostazione strategica diversa, oppure procedere con il piano, rallentando ulteriormente il gruppo per far effettuare subito la seconda sosta ad Hadjar e liberare Lawson, pur perdendo la posizione sul ferrarista.
La squadra faentina ha deciso di mettere al sicuro il sesto posto piuttosto che lanciarsi in una rincorsa a Hamilton, montando le gomme soft ad Hadjar per spingere e ricreare nuovamente quei venti secondi necessari per fermarsi entro pochi giri.
“In teoria si poteva fare anche di più. Il rischio era sicuramente alto, ma la decisione è stata di lasciar andare Lewis [Hamilton] per poter prendere controllo della gara con entrambe le nostre vetture”, ha poi detto Peter Bayer, CEO della Racing Bulls, a Servus TV.
Liam Lawson, Racing Bulls Team
Foto di: Zak Mauger / Motorsport Images via Getty Images
Avendo solo un set di medie e di hard, dato che si era puntato sulla qualifica, il team sarebbe stato comunque costretto a montare le soft, per cui si è deciso di smarcarle nel modo più rapido possibile. “Dovevamo usare le gomme soft, quindi abbiamo cercato di tenere quello stint il più corto possibile. I ragazzi sono stati perfetti".
Anche gestire Lawson non era così semplice
A quel punto, Lawson ha potuto iniziare a spingere, abbassando il suo ritmo di diversi secondi, andando a sfruttare anche quanto fatto dalla Williams, che ha adottato la stessa strategia per difendere la doppia zona punti con Alex Albon e Carlos Sainz. Il fatto che lo spagnolo abbia fatto da tappo, dando al compagno di squadra la chance di creare la finestra, ha inevitabilmente favorito anche Lawson.
Il neozelandese ha così avuto modo di spingere ed effettuare le sue due soste, con gli strateghi della Racing Bulls bravi nel tenere sempre sott’occhio le mosse della Williams, oltre a mantenere un margine di sicurezza senza fermarsi subito.
Sainz avrebbe infatti potuto cambiare ritmo e tentare di rientrare nella finestra di Lawson, in modo da uscire davanti alla sosta e bloccarlo, dando ad Albon la possibilità di spingere e uscirgli davanti. Su questo fronte, Racing Bulls ha letto la situazione con intelligenza, lasciando un margine di sicurezza per evitare che ciò accadesse.
Liam Lawson, Racing Bulls
Foto di: Red Bull Content Pool
Nonostante avesse passato il primo quarto di gara facendo da “blocco stradale”, Lawson ha comunque concluso all’ottavo posto, portando al team punti preziosi in ottica costruttori, su un circuito favorevole alle caratteristiche della vettura. Questo lascia comprendere come e perché si trattasse di una chance da non lasciarsi sfuggire.
“I nostri strateghi hanno fatto un lavoro brillante. Abbiamo vissuto la nostra dose di frustrazione con Laurent [Mekies, team principal] per quanto riguarda la strategia, ma oggi hanno davvero avuto un colpo di genio. Il piccolo rischio che abbiamo preso ha sicuramente ripagato. Ancora più importante è che la macchina funziona, il team funziona, e c’è armonia", ha aggiunto Bayer.
Una tattica così aggressiva, addirittura poi estremizzata ulteriormente dalla Williams, può certamente aver generato delle discussioni e non aver messi tutti d'accordo, ma a Monaco fa parte del gioco, perché l'ingegno strategico fa parte di quegli elementi che definiscono una gara. In questo caso è servito a massimizzare la certezza del risultato più che a regalare un risultato non alla portata.
Non a caso, molte squadre hanno ammesso che avrebbero fatto lo stesso, come la Haas, che già aveva adottato questa tattica a Jeddah nel 2024 per portare Hulkenberg in top 10. Una scelta aggressiva, ma che non avrebbe mai funzionato senza un VCARB02 così competitiva tra le strade del Principato.
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