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Analisi
Formula 1 GP di Gran Bretagna

F1 | Un azzardo da 100": come è nato il pit di Leclerc per le intermedie

Il weekend di Silverstone si è rivelato un appuntamento difficile per Charles Leclerc, sin dal venerdì a causa del lavoro di confronto dei due pacchetti. In gara, tuttavia, a pesare soprattutto la sosta delle intermedie che, alla fine, non ha pagato: dietro a questa scelta, però, ci sono diverse motivazioni. Scopriamo cosa è successo.

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

“È un periodo difficile. Non ho parole per spiegarlo, ma queste ultime quattro gare sono state peggio di un incubo. Spero che potremo tornare presto sulla direzione giusta”. Il pensiero di Charles Leclerc alla fine del Gran Premio di Gran Bretagna racchiude bene un momento difficile che, dopo la vittoria a Monte Carlo, lo ha visto scontrarsi con episodi sfortunati e una situazione tecnica di declino.

In Canada le difficoltà della Rossa si sono unite a problemi di affidabilità, in Spagna sono emersi i primi problemi legati al nuovo pacchetto, in Austria un contatto lo hanno messo fuori gioco dopo pochissime curve e, infine, in Gran Bretagna tanti elementi hanno reso il weekend più complicato di quanto sperato.

Il fine settimana britannico è stato condizionato da carenze tecniche che hanno minato non solo il Cavallino, ma anche lo stesso monegasco. Quando la situazione si fa più complessa, alle volte si tende a prendere qualche rischio per tentare di ribaltare una situazione che sembra ormai già segnata: ciò spiega in parte alcune scelte dello stesso Leclerc a Silverstone, con una gara condizionata da un meteo incerto. Una di queste scelte è stato il passaggio alle intermedie voluto dal monegasco in un momento critico della corsa, quando aveva già iniziato a piovere nel primo settore: scopriamo come è nata la decisione.

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Foto di: Ferrari

Le prime indicazioni sulla pioggia

Per capire il motivo del pit stop del Ferrarista, bisogna tornare indietro di qualche giro, più precisamente attorno al sedicesimo passaggio, quando l’arrivo della pioggia sembrava quasi imminente. Ascoltando i team radio, durante quella stessa tornata l’ingegnere di pista aveva spiegato a Leclerc come, secondo i dati del radar, a breve sarebbe arrivata la pioggia con una forte intensità, prima di aggiungere che, tuttavia, quello scroscio sarebbe durato solamente due o tre giri, per poi smettere: “Questa forte pioggia dovrebbe durare due o tre giri, poi smetterà, poi forse altra pioggia”.

Di fatto, sia il Cavallino che altre squadre si attendevano due celle di pioggia, di cui la prima imminente, intervallate da una fase più calma. La medesima informazione è stata infatti riferita anche a Sainz, con la differenza che, per preferenze personali, l’intensità della pioggia nel suo caso è stata codificata per colore e non per classe, come per altri piloti: “Tra un giro pioggia di intensità da verde a giallo, durerà 2-3 giri”. Lo spagnolo si è subito attivato, iniziando a chiedere riferimenti precisi sull’intensità, in modo anche da paragonare le sue sensazioni in pista a quelle che sarebbero state le indicazioni del radar.

L’arrivo della pioggia era di fatto imminente, con la prima cella che avrebbe dovuto colpire il terzo settore e, più nello specifico, la zona della pit lane. Ascoltando le conversazioni, a Sainz era stato comunicato che l’intensità sarebbe aumentata sarebbe aumentata proprio nel terzo settore nel giro seguente, passando al colore giallo.

In effetti, come da previsioni, la pioggia ha iniziato a cadere nel corso del 17° giro, spingendo subito gli ingegneri di pista a informare i piloti sulle condizioni che avrebbero trovato nell’intertempo conclusivo, in modo da non arrivare impreparati. A Leclerc è infatti stato comunicato di prestare attenzione in curva 15, poiché sarebbe stata bagnata nel momento del suo arrivo: un messaggio riferito anche al compagno di squadra, a cui, su richiesta dello stesso pilota spagnolo, era stata confermata non solo l’intensità sul livello “giallo-verde”, indicazione che stava effettivamente piovendo, ma anche che l’allerta meteo era riferita al solo terzo settore e non ad altri tratti della pista.  

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Foto di: Erik Junius

I primi pensieri su un possibile pit stop

Nel caso del monegasco, i primi pensieri su un’eventuale sosta arrivano attorno al diciottesimo giro, il passaggio precedente rispetto a quello in cui è poi rientrato ai box. In casa Ferrari si attendevano che la pioggia nella zona della pit lane sarebbe durata tra i tre i quattro giri: un’informazione trasmessa a entrambi i piloti all’inizio della diciottesima tornata e, che in effetti, è poi stata riconfermata sia a Leclerc che Sainz in una fase successiva di quello stesso passaggio, mettendoli ancora una volta in guardia sul rischio derivato dalla pioggia nell’ultimo intertempo.

Il problema, di fatto, era che in quella fase la pioggia era limitata alla sola zona della pit lane, specie nel terzo settore, e non a quello centrale, ancora asciutto. Ripercorrendo i team radio di Leclerc, infatti, prima di arrivare in curva sei lo stesso ingegnere di pista di Leclerc aveva infatti suggerito come, in quella specifica fase, i tempi indicassero come la gomma giusta fosse ancora la slick, con un crossover verso l’intermedia stimato attorno al crono di 1’40”, ben più alto di quelli che stavano facendo registrare i piloti in quel momento.

Durante quello stesso giro, però, la pioggia ha iniziato a farsi effettivamente copiosa, ancora una volta nella sola zona attorno alla pit lane; non abbastanza da giustificare una sosta per l’intermedia, ma sufficiente per iniziare a mettere in difficoltà i piloti. Al monegasco questo incremento della pioggia in quella zona è stato subito indicato dopo la percorrenza della Copse, suggerendo come l’intensità avesse raggiunto il livello 2-3 e che questa situazione sarebbe durata all’incirca una decina di minuti.

Proprio in base a quelle informazioni, e sulle sensazioni in pista, verso fine giro è stato lo stesso Leclerc ad avvisare i box di tenersi pronti per un’eventuale sosta, segnale che il monegasco stesse pensando di rientrare nella tornata successiva.

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Foto di: Erik Junius

Il giro del pit stop

L’arrivo della pioggia attorno alla zona della pit lane ha messo in crisi diversi piloti, tanto che all’inizio del diciannovesimo giro si sono visti i primi lunghi, come quelli delle due Mercedes in curva 1-2. Anche lo stesso Leclerc, che era in difficoltà con le gomme, ha commesso un errore alla staccata di curva tre mancando il punto di corda, elemento che lo ha spinto a chiamare la sosta. Infatti, subito dopo essere passato sul traguardo, l’ingegnere di pista gli avevano confermato che l’intensità che avrebbe trovato in quella zona sarebbe stata la più alta di questa prima cella, con una durata di circa dieci minuti.

Tuttavia, quelle indicazioni erano riferite alla sola zona dei box, tanto da spingere lo stesso Leclerc dopo la Copse a mettere in dubbio la sua scelta di rientrare: “Attendente un secondo prima di boxare perché una parte della pista è ancora completamente asciutta”. Tuttavia, dopo aver percorso il tratto, cambia ancora una volta idea, confermato il rientro ai box per montare la intermedia.

Nel caso di Sainz, l’unica indicazione in qualche modo differente è sulla durata della pioggia, indicando ancora 2 giri con quella intensità prima di una riduzione, che di fatto era in linea con le indicazione date precedentemente sul fatto che, dopo quella cella, ci sarebbe stato un periodo di calma.

La sosta per l’intermedia aveva senso?

Per rispondere a questa domanda, diventa fondamentale anche capire il contesto in cui è arrivata la sosta. Sin dal momento in cui Leclerc ha superato Stroll nel tredicesimo giro, quanto la pista era ancora totalmente asciutta, il Ferrarista ha faticato a mantenere il passo del suo compagno di squadra, con un gap che ha iniziato ad ampliarsi in maniera ancor più importante proprio quando è iniziata ad arrivare la pioggia. Da poco più di quattro secondi all’inizio del 14° passaggio, quel divario si è ampliato fino a circa sei secondi dopo quattro giri, per poi salire fino a ben quattordici secondi nel momento del pit stop del monegasco.

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Charles Leclerc, Ferrari SF-24

Foto di: Ferrari

Un’estensione del gap che trova risposta nelle difficoltà incontrate da Leclerc nel gestire gli pneumatici posteriori al limite, come da lui stesso confermato via radio nel giro del rientro, sottolineando uno sliding eccessivo. Di fatto, la scelta di rientrare trova un senso nel momento in cui, in effetti, il diciannovesimo passaggio è stato quello più critico in termini di intensità della pioggia, tanto da spingere diversi piloti all’errore. Se a ciò si aggiunge il fatto che Leclerc fosse in difficoltà con le coperture, incrementando quella sensazione di scivolosità, in questa prospettiva diventa più semplice comprendere il perché si sia arrivato all’azzardo dell’intermedia. Per avere un riferimento in più, è interessante osservare i tempi: mentre altri piloti, come Sainz, nel settore centrale hanno girato in 40”, il crono di Leclerc in quel tratto è salito a 43”. Chiaro che la scelta poi non ha funzionato, costando circa 100 secondi in totale, ma quantomeno trova un senso nel tentativo di centrare qualcosa di più di un settimo posto.

Ciò porta alla domanda successiva: perché l’intermedia non ha funzionato? Come anticipato ai piloti qualche giro prima (non solo ai Ferraristi), ci si aspettava che dopo la prima cella di pioggia vi fosse un periodo di “calma”, a cui sarebbe seguito un secondo scroscio che avrebbe spinto verso le coperture intermedie, come in effetti si è verificato. Tuttavia, questa non è stata l’unica motivazione che ha spinto tanti piloti, tranne per coloro per cui aveva senso rischiare e giocarsi un azzardo, a rimanere in pista.

Anche osservando i messaggi della direzione gara, il settore più critico della pista è sempre stato quello finale, attorno alla zona della pit lane. Come riferito dallo stesso Leclerc nel giro di rientro, infatti, altre zone del tracciato erano ancora di fatto asciutte, tra cui l’intertempo centrale, quello più impegnativo per le gomme, data la presenza di tante curve veloci che trasmettono energia agli pneumatici. Per quanto sia vero che l’intensità della pioggia sia diminuita vicino alla pit lane, è stato il fatto che la pista fosse ancora asciutta nel settore centrale a mettere in crisi le coperture intermedie, distruggendole. Infatti, il resto del gruppo ha iniziato a rientrare solo nel momento in cui i tempi si sono alzati in modo importante nel settore centrale, quello più critico.

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